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La Diocesi di Fabriano-Matelica sulla crisi economica PDF Stampa E-mail
martedì 24 febbraio 2009
Il nuovo consiglio pastorale diocesano, riunitosi il 9 febbraio 2009, presieduto dal vescovo Mons. Giancarlo Vecerrica, ha trattato il tema della presenza dei cattolici nell’attuale crisi economica e del lavoro e ne è emerso questo documento.
Da qualche mese non si fa altro che parlare di crisi economica e di persone coinvolte, chi più chi meno, in questa emergenza. Ci riferiamo alle famiglie, alle imprese, alla pubblica amministrazione, alle banche. Tutte realtà che hanno un comune denominatore: sono fatte da uomini, con le loro gioie ed aspirazioni, improvvisamente soffocate dalla quotidianità che, malgrado tutto, deve andare avanti. Con le spese di ogni giorno che non possono andare al di sotto di certi livelli. Eppure questi standard di sopravvivenza da più famiglie ormai vengono superati. Non basta far riferimento a corrette dottrine sul lavoro: se la persona perde il lavoro, non è neanche una questione di competenze tecniche, di bravura, di quello che uno sa fare e che viene rimesso in discussione. Uno è davvero competente se sa affrontare la vita, se testimonia un modo più umano di far fronte alle situazioni più difficili. In questo senso anche la crisi attuale è un’opportunità per riflettere sul significato del lavoro, un momento in cui cogliere di nuovo il fatto che se fai qualcosa con un minimo di ideale, costruisci. E’ una sofferenza che porta alla conversione, al vedere oltre. Occorre cioè saper guardare esempi e modelli che esprimono questo tipo di novità. Quindi esperienza e testimonianza, qualcosa che si vede e che a differenza dei discorsi, aiuta tutti.
La Chiesa in proposito, tramite la Cei, si è già mossa con la proposta di un fondo di solidarietà per le famiglie appena sopra la soglia di povertà. Tale fondo si collocherà accanto alle diverse iniziative già attuate dalle Caritas, da diocesi e da parrocchie e si rivolgerà alle famiglie monoreddito, con figli a carico e magari con un mutuo da pagare, o con altre difficoltà. L’ispirazione di fondo è legata al modello di S. Paolo della colletta, chiedendo ai fedeli di partecipare in spirito di solidarietà fraterna. Nella Quaresima che ci prepara alla Pasqua effettueremo una raccolta nelle parrocchie finalizzata proprio a questo scopo e promossa dalla Caritas diocesana.
La crisi dell’industria non si risolve sognando i fasti di una nuova industria, ma pensando ad un futuro in cui il lavoro si riscopre, attraverso una nuova centralità delle persone, con il ritorno della creatività, dell’agricoltura, dell’artigianato, della solidarietà e dell’accoglienza, di tutto ciò che è piccolo, ma concreto e solidale. Nell’odierno scenario, oltre alle pubbliche amministrazioni, c’è un altro soggetto chiamato a fornire un contributo rilevante: è l’istituto di credito.
Le banche sono imprese e come tali devono conseguire un giusto profitto, ma è anche vero che hanno un compito assai importante che è quello di sostenere l’economia. Ciò significa sviluppare un nuovo modo di fare banca. Puntare sull’attività delle persone, sul lavoro ben fatto, sull’economia reale e delle idee. La banca che finanzia lo sviluppo sostenibile è una banca che mette al centro le proposte, la piccola impresa, gli sforzi di autoimprenditorialità che fa credito ai valori delle persone e li trasforma in garanzie più solide e convincenti di una qualunque garanzia immobiliare e patrimoniale. E quando si parla di un territorio come il nostro le banche locali devono ancora di più sostenere questo compito poiché la loro sopravvivenza è legata al benessere dello stesso territorio in cui operano. Le progressive restrizioni al credito operate nei confronti della piccola imprenditoria e soprattutto delle famiglie colpite dalla riduzione del sostegno al consumo corrente ed alla variazione dei mutui, superano di gran lunga il criterio prudenziale e non appaiono assolutamente condivisibili.
Quindi il nostro invito, per il bene di tutti, è quello di utilizzare strumenti intelligenti per sostenere le famiglie nella ripresa del lavoro e le imprese negli investimenti. Su questi temi la Chiesa intende svolgere un ruolo di stimolo, di sostegno a tutto ciò che nella società e nel sistema bancario va in questa direzione, consapevole che la centralità dell’uomo può cambiare i cuori, le strutture ed i sistemi di organizzazione sociale. Il magistero di Benedetto XVI in questo campo rappresenta il punto principale di riferimento e di raccordo.
Su questo documento chiediamo il contributo e l’aiuto di tutti, oltre a proposte di concreta fattibilità, perché riteniamo che siano finiti i tempi delle sterili discussioni, delle analisi sociologiche e di astratti progetti strategici.

Il Consiglio Pastorale Diocesano Fabriano-Matelica

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