| Condotta e perbenismo |
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| martedì 31 marzo 2009 | ||||||||
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Il disagio giovanile a Pesaro c’è ma la scuola non lo rileva. A queste conclusioni è giunta una parte della stampa locale che ha messo in evidenza come, i frequenti episodi di bullismo, non abbiano trovato riscontro nei pochi 5 in condotta degli istituti pesaresi. Viene sostenuta la tesi del perbenismo dei docenti, interessati più alle iscrizioni e al buon nome della scuola che al ruolo formativo. Se così fosse, saremmo al parossismo dell’emergenza educativa. Viste da vicino le nostre aule non paiono però così degradate.
Valga su tutti l’esempio dell’Istituto professionale «Benelli», 850 studenti, da sempre ritenuto il maggior serbatoio di problematiche sociali. Qui arriva la più alta percentuale di studenti demotivati e meno scolarizzati. Spesso ci si iscrive al «Benelli» in attesa dei 16 anni, o per accedere prima al lavoro. Molti figli di stranieri e operai, di fronte alla crisi economica, rischiano di abbandonare precocemente gli studi. In queste aule i docenti conoscono davvero l’emergenza educativa e spesso sono l’ultimo baluardo contro la devianza giovanile. Il perbenismo non abita qui, data la già scarsa (ma ingiusta) considerazione della città verso questo Istituto. Allo scrutinio del 1° quadrimestre sono stati assegnati otto “5 in condotta”, sulle complessive tredici insufficienze registrate a Pesaro. Stranamente però non hanno fatto notizia i 20 ragazzi del «Benelli» con 10 in condotta. «Ci sono precise norme per il 5 – dice il preside Sergio Iacobis – che va usato solo per i comportamenti gravi e quando non c’è ravvedimento, non perché un ragazzo disturba». Se di condotta si è parlato fin troppo, nulla invece è stato detto sul lavoro che da anni a Pesaro scuola, genitori e istituzioni varie, svolgono per prevenire gli eventuali comportamenti scorretti dei ragazzi. Basti citare il lavoro del Questore Benedetto Pansini, alleato delle scuole della città nel contrasto al bullismo, alcol, droghe, incidenti stradali. Da quest’anno poi tutte le scuole della città hanno firmato un “Patto Educativo di Corresponsabilità” con le famiglie degli studenti, ora civilmente responsabili degli eventuali danni causati dai figli. L’emergenza educativa non può essere scaricata solo su scuola e istituzioni. Si sa che un ruolo primario lo dovrebbe svolgere proprio la stampa, che tuttavia è spesso più attenta al tornaconto commerciale che all’informazione prodotta. Insomma nella sfida ci siamo tutti. È per questo che la Chiesa italiana sceglie di orientare tutta la sua pastorale per i prossimi 10 anni sull’educazione; ed è su questo tema che concluderà, il prossimo 28 marzo, il IX Forum del “Progetto Culturale”.
Roberto Mazzoli
Caporedattore Settimanale interdiocesano Il Nuovo Amico (Pesaro-Fano-Urbino)
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