| Via Crucis dell'Arcidiocesi di Pesaro |
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| mercoledì 08 aprile 2009 | ||||||||
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“Nel mondo occidentale contemporaneo, dove si è insediato come ospite inquietante il nichilismo, la speranza cristiana è patetica”: questa dichiarazione è stata fatta recentemente dal filosofo prof. Umberto Galimberti a Iesi, in un incontro affollato di giovani.
Lo ha riferito venerdì sera (3 aprile) S. E. Mons. Piero Coccia ai fedeli assiepati nella Chiesa di San Luigi, ultima tappa della Via Crucis che, sotto la guida di don Massimo Regini, responsabile della Pastorale Giovanile, si è snodata nelle vie periferiche della città, partendo dalla Chiesa di San Carlo e articolandosi in sette stazioni: ognuna meditata da un diverso gruppo parrocchiale o associativo della nostra diocesi. La posizione del prof. Galimberti (che pure stupisce in chi, proclamandosi laico cultore del “dubbio”, non dovrebbe sentenziare con tanta “certezza”) non è affatto originale e non è neppure, come spesso si dice, frutto del nostro tempo: già duemila anni fa, sotto la croce di Gesù, c’era chi irrideva quel figlio di falegname che pretendeva di essere Figlio di Dio e lo insultava come fosse un patetico balordo. Ma lo sguardo di Gesù sui suoi denigratori è sempre stato soltanto uno sguardo d’amore. Come scriveva Peguy, “Gesù non ha perso il tempo a lamentarsi della cattiveria degli uomini. Non ha incriminato il mondo: ha salvato il mondo”. A questo abbraccio ultimo del Mistero nessun uomo - anche il più lontano, il più ostile, il più indifferente - può opporre niente. E’ la Misericordia l’ultima parola sulla storia. Per questo nella secolare tradizione della Chiesa, il più efficace antidoto contro il potere delle opinioni, delle ideologie e dei pregiudizi è sempre stata la concretezza della realtà, la testimonianza viva del popolo cristiano, che nei più diversi contesti ha saputo dare “carne e sangue” a questo amore. Lo ha sottolineato anche l’Arcivescovo, raccontando del suo incontro, durante la Visita Pastorale nella Parrocchia di Soria, con un uomo gravemente malato, che in Cristo ha trovato tanta forza da riuscire ad abbracciare persino il suo male e a riceverne letizia e pace. La speranza cristiana non è patetica, ma è ragionevole, perché si fonda su una positività che vive nella storia e si manifesta quotidianamente. E’ questo il messaggio che Benedetto XVI ha inviato per la Giornata mondiale della Gioventù, che si celebra, come ogni anno, la Domenica delle Palme: “Carissimi giovani, la speranza cristiana non è solo un ideale o un sentimento, ma una persona viva. E noi abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente”. S. E. Mons. Coccia, ricordandolo ai giovani presenti alla Via Crucis, ha consegnato loro, al termine del rito, una foglia di palma da portare come segno di speranza e unità nelle varie parrocchie. Paola Campanini Ufficio Comunicazioni Sociali, Cultura e Stampa Via Rossini, 62 61100 Pesaro Tel. 0721 30043 Fax 0721 32422 E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
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