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Aneddoti su Don Loris Carducci PDF Stampa E-mail
martedì 28 aprile 2009
Nel pomeriggio di martedì 21 aprile nella chiesa della santa famiglia di Nazaret a Castelraimondo si sono celebrate le esequie di mons. Loris Carducci, parroco di quella comunità insieme con d. Nazzareno Moneta. Ha presieduto la concelebrazione eucaristica l’arcivescovo Francesco Giovanni Brugnaro, rientrato appositamente da Varese, dove stava tenendo un corso di esercizi spirituali. Numerosi sacerdoti diocesani e religiosi sono accorsi dalla diocesi di Camerino e dalla vicina Fabriano – Matelica. Siccome d. Loris era stato parroco per circa dieci anni in Apiro, prima di essere trasferito a Castelraimondo, si sono recati al suo funerale alcuni fedeli laici e il parroco d. Giovanni Staffolani con tre sacerdoti nativi di Apiro: d. Elvio Sforza, d. Eraldo Pittori, d. Vincenzo Finocchio. La chiesa era strapiena di fedeli, che nonostante la pioggia insistente hanno voluto dare un segno della loro riconoscenza al Signore per il dono di don Loris, loro parroco da 47 anni.
D. Loris nel 1952 era stato inviato in Apiro poco dopo l’ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1949, come vice parroco a s. Urbano e contemporaneamente incaricato di seguire la campagna di Sant’Isidoro. Dopo due anni è subentrato a d. Giuseppe Mattiacci come parroco di s. Michele arcangelo in Apiro. I ricordi sul periodo trascorso da d. Loris in Apiro sono tanti. Ne enumero solo alcuni nell’impossibilità di riferirli tutti. Siccome d. Loris proveniva dalle scuole magistrali di Sanginesio, la sua attività pastorale era arricchita da quanto di meglio egli aveva appreso nei suoi studi. Aveva una forte spinta alla didattica. Ecco il motivo per cui a Sant’Isidoro aveva messo in piedi anche una filodrammatica e nel fare catechismo ai ragazzi utilizzava molto sussidi audiovisivi. Che allora erano una novità. D. Eraldo Pittori, che in quegli anni era tra i chierichetti e i ragazzi del catechismo, mi raccontato: tutti erano presi dai filmini dei padri salesiani sulla bibbia, la vita dei santi. Inoltre con i filmini del “Vittorioso”, giornalino salesiano per i ragazzi, con i disegni del famoso Jaco Vitt faceva rivivere il giro ciclistico d’Italia con il noto personaggio di Joiò. Naturalmente il commento era sempre di d. Loris, a voce appassionata e calda,creava una forte suspense di attesa per l’esito finale. Siccome stava volentieri con i ragazzi e sapeva attirarli con mille accorgimenti, per Apiro è stato il piccolo Don Bosco degli ’50 dello scorso secolo.
In quel periodo Apiro aveva ancora due parrocchie. D. Loris ha condiviso con il confratello d. Ezio Mosca tutta la vita pastorale di Apiro con tutte le gioie e sofferenze. La condivisione era arrivata al punto da avere una sola automobile. Era la 600, vecchio modello Fiat, acquistata a fatica con i pochi risparmi personali e con l’aiuto della carità del papa Pio XII.
A Sant’Isidoro aveva introdotto la celebrazione di sante messe domenicali nel vasto territorio a nord di Apiro, dove la gente dedita ai campi in quegli anni era molto numerosa.
La sua propensione alla didattica e la verve focosa facevano delle sue omelie un momento tanto atteso. Era difficile uscire di chiesa come si era entrati.
In Apiro la sua figura era abbinata a quella del babbo, affettuosamente chiamato sor Pietro. Un ex muratore ugualmente focoso ed appassionato di una serena partita a briscola con il figlio e con gli amici.
Condoglianze ai parenti tutti.
 
Vincenzo Finocchio

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