| La XXXII convocazione RnS |
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| mercoledì 06 maggio 2009 | ||||||||
Da sabato 30 aprile a domenica 3 maggio nei padiglioni della fiera di Rimini si tenuta la 32^ convocazione nazione dei gruppi e delle comunità del rinnovamento nello Spirito (RnS). In diocesi di Camerino-Sanseverino Marche sono presenti quattro gruppi. Rappresentanze di Apiro, Camerino, Piandipieca, Sarnano vi hanno partecipato per l’intero periodo o per una giornata o due secondo le possibilità ed impegni degli aderenti.
Il sottoscritto, in quanto sacerdote, ho partecipato alla giornata del 1 maggio. Giornata dedicata alla misericordia di Dio, che consola, libera e guarisce.
Dopo la preghiera carismatica di apertura, meditazione del salesioano d. Sabino Palumbieri; nel pomeriggio Ironi Spuldaro del rinnovamento carismatico cattolico del Brasile e in serata la santa eucaristia presieduta dal cardinale Claudio Hummes, prefetto per la congregazione per il clero, mi hanno ripetuto: “Andate e proclamate al popolo tutte queste parole di vita” (At 5,20).
Don Sabino Palumbieri, convalescente di un’operazione cardiologica, arrivato quasi per miracolo, ha introdotto la giornata della misericordia partendo da 1 Gv 2,1b: “Se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre”. Tolto il se, dubitativo, dell’inizio della frase della prima lettera di Giovanni, mi sono sentito subito immerso nella dimensione del peccato. Vedo la mano di Gesù che mi afferra e mi dice: ora puoi allungare anche la tua mano verso tanti fratelli e sorelle, che sono al di là del baratro del peccato. Afferra la loro mano. Aiutali a fare un salto. Io sono il primo Paraclito presso il Padre. Contemplo e godo le immagini, che scaturiscono dalle parole di d. Sabino. Esse traducono la parola greca “paraclito” in latino: tu, Gesù, sei l’invocatus da me, tu sei l’advocatus in me, tu sei il consolator per me. Mi risuona in mente quell’invito paolino: lasciatevi riconciliare con Dio (cfr 2 Cor 5,20). Il Signore Gesù è il primo Paraclito, ne invierà un secondo dopo la sua risurrezione (cfr Gv 14,16).
Passo poi a stendere le mani su tanti fratelli e sorelle nella celebrazione del sacramento della riconciliazione. Gesù effonde lo Spirito della sua Pasqua. Esorto: spiega le vele al vento dello Spirito e metti al timone il Cristo risorto. È l’esortazione insistente che parte dal mio cuore. Ora, come diceva Goethe, soltanto una parola che parte dal cuore, arriva al cuore del fratello. Lo ho toccato con mano.
Il Signore Gesù, per breve tempo, mi apre lo scrigno della coscienza di tante persone. L’azione del suo santo Spirito a volte illumina, a volte cura delle ferite anche profonde e incancrenite tra lacrime di contrizione, a volte estirpa metastasi di peccato, a volte rimette ordine, a volte riscalda, a volte provoca lacrime di consolazione. Ricevo tanti segni affetto da consegnare nella Messa serale a Gesù, quando l’omelia del cardinale Claudio Hummes mi riporta alla prima effusione del Paraclito nel giorno di Pentecoste a Gerusalemme e, a distanza di duemila anni, in piazza s. Pietro, nel 1998 con Giovanni Paolo II. Con s. Agostino, dopo una giornata estenuante dal punto di vista fisico, ma esaltante dal punto di vista soprannaturale penso e ripenso nella ressa per uscire dai padiglioni della fiera: “Dio è felice in sé, ci vuole felici, ci fa felici”.
Don Vincenzo Finocchio
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