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La speranza nell’Apocalisse PDF Stampa E-mail
mercoledì 27 maggio 2009
Giovedì 21 maggio nell’aula magna del seminario diocesano il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha convocato il presbiterio di Camerino – Sanseverino Marche per una giornata di ritiro spirituale. La celebrazione dell’ora media, che ha aperto la giornata, è stata affidata a Giovanni, uno dei tre candidati al diaconato. L’adorazione eucaristica ha segnato il culmine, il pranzo, ne ha suggellato la fraternità sacramentale.
L’arcivescovo diocesano ha introdotto il gesuita p. Ugo Vanni, cui aveva affidato le due meditazioni del ritiro. P. Ugo Vanni è nato in Argentina nel 1929, ha avuto tra i suoi alunni anche il vescovo Francesco Giovanni al collegio lombardo. P. Vanni è un noto biblista, che ha studiato e meditato molto il libro dell’Apocalisse.
 
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Speranza diffusa

Il biblista gesuita ha esordito come il termine speranza sia assente nell’Apocalisse dal punto di vista letterario. Ma è pervade tutto libro sacro dal punto di vista teologico.
Il testo biblico secondo gli studiosi era destinato all’uso liturgico, scritto da un probabile discepolo dell’apostolo Giovanni. “Beato chi legge e beati coloro che ascoltano questo libro” (cfr Ap 1.3). può essere suddiviso in due parti.
 

Le due parti dell’Apocalisse

Nella prima parte, primi quattro acpitoli, c’è un dialogo tra il lettore e l’assemblea. Esso racconta dell’incontro con il Cristo risorto. Ai fedeli della chiesa di Efeso viene, ad esempio, sono ricordati i momenti in cui Cristo li ha entusiasmati e i contatti nel quotidiano.
Il messaggio alle sette dal partcolare si allarga all’universale. Propone sempre lo stesso schema:
Cristo si vuol fa conoscere nella vita della Chiesa. L’invita a conoscerlo, a non stancarsi.
Dà un giudizio su ciò che va e ciò che non va.
Cristo dà degli imperativi efficaci. Essi hanno una vitalità intrinseca. Se la Chiesa ascolta, ne esce convertita. La Chiesa è chiamata a collaborare con Cristo.
Cristo prepara un futuro escatologico.
Insistenza su quanto lo Spirito dice. Non pensare solo ai propri difetti, come a Sardi. Nessun bilancio è tutto negativo. Pensare al meglio che è in te e al meglio escatologico.
Nella seconda parte dell’Apocalisse, (dal capitolo 4 al 22,5) la chiesa si trova in posizione di forza. 
Efficacia della preghiera. Pregare con Cristo che prega.
Testimonianza. Far vedere i valori di cui uno è convinto. Dimensione profetica e sacerdotale del popolo di Dio.
Profezia.
Capire la propria storia e combattere con Cristo.
Come fare?
1) Dimentica la tua storia. Tuffati in Dio.
2) Tutto è scritto nel libro dai sette sigilli. Tutto è scritto nel piano di Dio. Solo Cristo può aprirne il libro ed insegnarne la lettura. Colui che cavalca il cavallo bianco è simbolo di Cristo risorto. C’è una guerra tra lui e gli altri tre cavalieri che cavalcano cavalli del mondo demoniaco. 
3) Tutto suppone la speranza: Cristo risorto cammina nella storia, egli solo vince la presenza satanica nelle strutture. Il demoniaco non vince. Nonostante tutto speriamo.
 
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La nuova Gerusalemme

La prospettiva della nuova Gerusalemme ci fa sperare al meglio di Dio in noi. Noi abbiamo un valore pari a zero. Solo Dio è la cifra che dà valore agli zeri della nostra fragilità. Questo dà contenuto alla virtù teologale della speranza. 
Sperare significa che il bene che si fa, non si perde, ma confluisce nella Gerusalemme celeste. la Chiesa nell’immagine della fidanzata confeziona il suo abito nuziale con le opere buone anche piccole. 
 

La Babilonia

Alla Gerusalemme celeste si contrappone la Babilonia 
L’agiografo dell’Apocalisse con l’immagine di Babilonia vuol indicare il consumismo che non solo è un errore teologico ma anche errore tecnico. Babilonia collassa su stessa.
 

La venuta

Spesso si parla di venuta finale del Cristo. Nell’Apocalisse si vuol sottolineare come la venuta del Cristo è già in atto. È una presenza che cresce all’interno della Chiesa e nella storia dell’umanità. L’ultima venuta del Cristo è il pieno compimento della prospettiva. Cristo cresce in me. Alla mia invocazione risponde: ecco vengo presto. Cristo cresce con i germi sparsi nella storia. Nella storia il credente trova tante tracce del cavaliere che cavalca il cavallo bianco (cfr Ap 22, 20).
 
 
Vincenzo Finocchio

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