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L’anno sacerdotale a Camerino PDF Stampa E-mail
mercoledì 24 giugno 2009
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Giovedì 18 giugno nell’aula magna del convento dei frati minori francescani di Sanseverino Marche il vescovo Francesco Giovanni Brugnaro ha convocato il presbiterio di Camerino – Sanseverino Marche per una giornata di ritiro spirituale. La celebrazione dell’ora media ha aperto la giornata. La concelebrazione eucaristica nella chiesa di s. Maria delle Grazie, annessa al convento, ha segnato il culmine. La sosta presso l’urna di s. Pacifico Divini, sacerdote e frate minore (1653- 1721) ha voluto rendere onore a Dio per il suo esempio di santità nella gioia del servizio e nella profonda orazione. Il pranzo ha suggellato la fraternità sacramentale.
    L’arcivescovo diocesano ha anticipato la giornata di santificazione sacerdotale coincidente con il venerdì della solennità del Sacro Cuore di Gesù. Inoltre ha voluto introdurre il suo presbiterio nell’anno sacerdotale proclamato dal papa Benedetto XVI il 19 grugno in coincidenza con il 150° anniversario della morte del santo curato di Ars, Giovanni Maria Vianney.
    Il vescovo nella meditazione e nell’omelia ha proposto alcuni spunti di riflessione ed esame di coscienza.

    L’esperienza sacramentale

    L’esperienza sacramentale del sacerdote può essere condensata attorno ad alcune icone bibliche:
    Nicodemo (Gv 3,1ss), il battesimo come rigenerazione. La nuova nascita dal seno della Chiesa è per la vita eterna.
    Il cieco nato (Gv 9, 1ss), un crescendo di rivelazione. La rivelazione piena arriva proprio, quando il cieco guarito stenta a capire quanto è avvenuto. Non conosceva il tramite. Così avviene nel sacramento.
    Il paralitico (Gv 5,1ss) guarito alla piscina di Betesda dopo 38 anni di attesa di potersi immergere nelle acque, rimanda alla risurrezione, perché è passato da un’esperienza materiale ad una spirituale.
    Il pane (Gv 6, 22ss), il discorso sul pane è duro. “Volete andarvene anche voi?” (v.67). è la crisi galialica.
    La crocifissione (Gv 18-19). Essere disposti ad andare in croce con Gesù (cfr 2 Tim 2,11). La fede del presbitero deve elevare quella del popolo, perché non gli abbia a capitare quanto successe a Mosè, la cui fede si abbassò al livello di quella del popolo. Per questo fatto Mosè non mise piede nella terra promessa (cfr Dt 32,51). Con i sacramenti si è inseriti in croce con Cristo, si diventa oblati, offerti.

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    L’esperienza ecclesiale


    I credenti in Cristo sono fatti per la comunità. Lo ha dichiarato Gesù (cfr Gv 11,52) di essere venuto per radunare i dispersi. La Pentecoste fa la comunità e risana la dispersione di Babilonia. (cfr At 2,5-12). Gesù stesso prega per quanti crederanno in lui per la parola degli apostoli. Gesù prega per il risanamento di ogni frattura.
    La prima comunità di Gerusalemme stava bene insieme (cfr At 2,44). La comunità non vale per il numero, ma per l’obbedienza. “la mia pace sia con voi”. La pace biblica indica tutti i beni per stare bene in coscienza.
    Siamo salvati in un’economia di sacramento e di comunità. Il pastore cerca le pecore disperse e le riporta in comunità.
 
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    Le regole di comunità

La lavanda dei piedi. Un ebreo non poteva inginocchiarsi avanti ad un uomo per lavargli i piedi. Lo poteva fare solo uno schiavo. Eppure Gesù senza rinnegare la sua ebraicità lo fa. Lo fa perché anticipa la kenosis, l’annientamento, della croce.
Proclamare il precetto nuovo della carità. Carità intraecclesiale che va oltre l’affettività, perché è una carità che viene dall’alto. È intraecclesiale perché è solidarietà nel progetto che non è nostro. La carità intraecclesiale comporta bontà, sincerità nel senso etimologico di sine cera ossia senza aggiustamenti con cera in un vaso o in una statua. Quindi sincerità equivale a autenticità, tutto intero, senza fratture. Pensare alla sincerità della donna fenicia. La sua sincerità commuove Gesù(cfr Mc 7,24-30).
Mossi dallo Spirito. Proprio nel giorno di Pentecoste Pietro, quando avvertì sentì che le folle alla sua parola si sentirono trafiggere il cuore, si rese conto che quella parola che annunciava non era sua ed aveva un’efficacia che non dipendeva da lui (cfr At 2,37). È lo Spirito che in quanto altro paraclito, promesso da Gesù (cfr 14,16), agisce con voi, dentro di voi e per voi.
L’azione dello Spirito conferisce ai presbiteri la qualifica di guide, dottori, difensori, testimoni ed agisce come forza creativa.
-    Guide su una strada che non è mia. Io la percorro e te la indico.
-    Dottori per discernere con cognizione di causa. Il presbitero si fa medico che usa scienza ed esperienza.
-    Difensori per preservare le coscienze da mali peggiori. Non si può essere complici.
-    Testimoni. Dare un orientamento, ordinare. Lo Spirito guiderà i discepoli del Cristo alla verità intera (cfr Gv 16,13). Ci si oppone alla confusione. Ecco perché Pietro a proposito della condanna a morte di dice senza mezze misure: “Voi invece avete rinnegato il Santo e il Giusto, avete chiesto che vi fosse graziato un assassino” (At 3,14).
-    Lo Spirito Santo è forza creativa, acqua viva, che rinnova (cfr Gv 4, 10; 7,38).  Pensiamo a Giovanni XXXIII che intuisce il concilio, ma la gestione programmata dai suoi collaboratori di curia è immediatamente bocciata alla prima sessione.
-    Lo Spirito consola. Dà il senso di Dio nel mondo. Gesù nel Getsemani si turba, ma lo Spirito dice: la tua morte è dentro un’economia divina (cfr Lc 22, 39-44).

    Conclusioni

    Sacerdote, guarda il Cristo.
    La vita ecclesiale ha un solo collante, il Cristo.
    Non lamentarsi per ciò che non si ha, godere per quello che si ha, perché tutto sia rimesso in gioco.

Vincenzo Finocchio

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