| Intervista audio a padre Giuseppe Veniero |
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| venerdì 23 ottobre 2009 | ||||||||
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Padre Giuseppe Veniero è stato missionario in Congo. Nell'intervista in formato .mp3 condotta da Silvio Vitelli
, racconta la sua esperienza e quella dei Saveriani:
l'evangelizzazione, la costruzione di scuole, l'assistenza sanitaria,
la collaborazione con le suore. Riflette poi sul Messaggio del Santo Padre per la Giornata missionaria mondiale e sull'importanza dei giovani nelle missioni; ci parla infine delle iniziative per il loro coinvolgimento e la loro formazione. Di seguito è riportata la trascrizione dell'intervista.
File con l'intervista a padre Giuseppe Veniero (durata, 4:46. Dimensioni: 2,18 MB)
Facendo click sul link o sull'immagine, è possibile ascoltare subito l'intervista, in streaming. Per salvarla, fare click con il pulsante destro e scegliere "Salva oggetto con nome" o "Salva destinazione con nome".
Le interviste possono essere trasmesse o pubblicate, purché siano citati la fonte e l'autore. silviovitelli.altervista.org
Testo dell'intervista
Ben ritrovati su chiesamarche.org. Soltanto pochi giorni fa si è celebrata la Giornata Missionaria Mondiale e noi continuiamo a parlare di missioni. Ospite di questo appuntamento è Padre Giuseppe Veniero, saveriano, che vive nella comunità di Ancona, ma che da moltissimi anni porta nel mondo la Parola di Dio.
Benvenuto, padre Giuseppe.
Buongiorno.
Padre, ci vuole raccontare un po’ l’esperienza missionaria sua e più in generale quella dei saveriani?
I progetti che portano avanti sono innanzitutto quello di evangelizzare, poi dopo tutto un’insieme di opere: dove c’è bisogno di scuole si costruiscono scuole, si cerca di organizzare l’insegnamento, dove manca l’assistenza sanitaria si provvede a ciò, molto spesso in collaborazione con le suore.
Io, a parte i pochi mesi di vacanze in Italia periodicamente, sono stato sempre in Congo. Sono arrivato nel 1962 lì, era un momento in cui eravamo solo missionari stranieri: praticamente tutte le parrocchie le avevamo noi. Poi, a mano a mano, sono venuti fuori dai seminari i preti africani e dopo un periodo di “tirocinio” nelle parrocchie hanno cominciato a diventare loro stessi i responsabili. Fino al giorno d’oggi, in cui noi abbiamo pochissime parrocchie, solo quattro: tutte le altre sono passate al clero locale. In questi 40 anni e più, c’è stata una grande evoluzione nel modo di fare la missione: si è passati un po’ dalla concezione della parrocchia centralizzata al sistema delle comunità cristiane, che è stato una cosa geniale per il Congo. Con questo sistema, con i loro responsabili (questo ha richiesto un grande investimento nella loro formazione, non solo investimento di tempo ma anche investimento economico), le comunità cristiane funzionavano, sia cattoliche che protestanti: gli effetti della guerra sono stati abbastanza attutiti sia dal punto di vista della vita cristiana che dal punto di vista dell’assistenza. Abbiamo ricordato in apertura che Domenica scorsa si è svolta la Giornata Missionaria Mondiale: in quell’occasione il Santo Padre ha lanciato un messaggio chiaro a favore di quest’opera. C’è un aspetto tra quelli trattati da Papa Benedetto XVI che le sta più a cuore?Per esempio il titolo “Tutti i popoli sono chiamati alla salvezza”: noi (saveriani, ndr) esistiamo per quello. Il fondatore, mons. Conforti: quello è stato il suo ideale, dato che poi la sua vocazione era nata ai piedi di un crocifisso e affermata e cresciuta nella celebrazione dell’Eucaristia: un pane che è dato per la vita del mondo e un vino che è sangue di Cristo versato per la salvezza del mondo, evidentemente come missionari ci ritroviamo in pieno in questo orientamento “missionario” della Chiesa.Concorda sul fatto che in ottica missionaria senza dubbio i giovani rivestono un ruolo fondamentale? E se sì, in che modo cercate di coinvolgerli?Ci sono varie iniziative. Intanto noi i giovani cerchiamo di incontrarli nelle parrocchie, poi organizziamo anche delle attività che noi facciamo qui in casa nostra, degli incontri: ci sono dei giovani che frequentano qui la nostra casa, dove c’è una formazione più generale. Si tratta di quindici-venti persone. Poi c’è un gruppo che si chiama Tabor, giovani che vengono da varie regioni e che si incontrano qui per una ricerca vocazionale. E poi ci sono anche delle iniziative un po’ puntuali: quando le parrocchie portano i loro giovani, i loro ragazzi per dei ritiri in casa nostra, nei limiti del possibile cerchiamo di fare un piccolo intervento anche noi per tenere un po’ vivo questo spirito missionario, che a dire la verità non è molto alla moda oggi. I missionari vengono considerati un po’ come delle persone di cui si ha bisogno per integrare i vuoti lasciati dal clero che diminuisce o che invecchia, e poi anche un po’ come delle operazioni “commando” per cercare soldi, cosa che è proprio nel basso della scala delle nostre intenzioni.Grazie a padre Giuseppe ed alla comunità saveriana di Ancona.
Grazie, arrivederci.
Da Silvio Vitelli
un grazie a voi per l’attenzione. L’appuntamento è con il prossimo ospite su chiesamarche.org .
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