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Anniversario dell'ingresso in diocesi di mons. Brugnaro PDF Stampa E-mail
mercoledì 28 ottobre 2009

28 ottobre 2007, la diocesi ha un nuovo Pastore. L’Arcivescovo Brugnaro: "Tantissime risorse, che vanno rinvigorite e messe in sinergia".

Il pomeriggio del 28 ottobre 2007 monsignor Francesco Giovanni Brugnaro prendeva ufficialmente possesso della sua sede arcivescovile di Camerino – San Severino Marche. Il 28 ottobre 2009 mons. Brugnaro ricorda e festeggia questa data così importante. Due anni di cammino durante i quali l’arcivescovo ha voluto incontrare tutti in tutte le realtà della sua vasta diocesi.

mvescovobenedice.jpgEccellenza, è possibile tracciare un primo bilancio?

Ringrazio vivamente il Signore perché la festosità dell’ingresso, direi quasi memorabile, mi ha permesso in questi due anni di rendermi conto di come nella diocesi siano presenti tantissime risorse che hanno bisogno di essere rinvigorite e messe in sinergia. Ho incontrato le comunità parrocchiali più piccole come quelle più grandi e insieme mi sono preoccupato anche di incontrare le autorità e la componente civile così da individuare il tipo di sinergia che esiste, pur nella distinzione dei ruoli, tra le due comunità.

La messe è molta, ma gli operai sono pochi. Lei sta cercando di accontentare il più possibile tutte le comunità, ma in alcuni casi ci sono state delle contestazioni provenienti anche da ambienti vicini alla chiesa. Perché e che cosa si può fare?

Credo che, al di là di quella che chiamo la biografia personale di ogni nostra esperienza cristiana e di fede, ciascuno di noi può essere legato ad un sacerdote che lo ha aiutato nella sua crescita; molti sacerdoti hanno anche iniziato opere impegnative, come scuole o altro. Tuttavia dobbiamo accogliere gli insegnamenti del Concilio Vaticano II, secondo cui, pur sempre nel rispetto dell’età, il sacerdote deve essere educato a servire tutta la Chiesa, cioè disposto al cambiamento sia per rinnovare il suo metodo pastorale sia impedire alla gente di assumere un cliché di ripetizione del proprio cammino. Inoltre non va dimenticata la nostra situazione sociologica, per cui tutti siamo invitati a comprendere quali sono le urgenze, a lavorare insieme. Quindi dobbiamo ripensare le nostre realtà vicariali e parrocchiali secondo le risorse delle persone che abbiamo, in maniera da non far mancare soprattutto ai giovani le risorse educative, di catechesi, di preparazione ai sacramenti di cui hanno necessità.

Fin dal primo giorno lei ha voluto puntare sull’evangelizzazione e sui giovani…

Ho fatto quasi 40 incontri con i giovani, girando in maniera tale che le difficoltà di spazio o di altro genere non potesse essere una ragione che impedisse ai giovani, convocati dalla Parola, di incontrarsi tra loro e lentamente essere responsabili dei più piccoli. Tutto ciò in funzione di aiuto alle famiglie. Il problema educativo – sta dicendo la Chiesa, in particolare in Italia, è un problema urgente che tutti dobbiamo comprendere. Bisogna essere accanto ai giovani in maniera operativamente credibile. Una credibilità che ha due risvolti, quello religioso e quello di maturarli nella responsabilità morale. È questo il nostro compito: formare buoni cristiani e onesti cittadini.

C’è sempre una luce accesa nella sua stanza la sera tardi e il mattino presto. Lei si sta spendendo molto per la diocesi e lo fa con fatica, ma anche con soddisfazione…

C’è tanta gente che mi vuole bene, tanti sacerdoti che mi venerano e mi domando davanti al Signore quale merito possa averne io. Umanamente certamente nessuno, ma è il dono di dover presiedere la comunità cristiana nel nome degli Apostoli e nel nome di Gesù Cristo. Credo sia importante capire che il cammino che percorriamo è quello che il Papa ci indica da due anni: ascoltare la Parola di Dio, creare condizioni di ascolto e pensare che il rinnovamento pastorale non viene tanto dall’aggiornamento puramente metodologico del far catechesi, quanto dal rassicurarci che il contenuto della nostra fede sia un contenuto biblico.

 

 

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