| Gli "Amici di Piabetà" al microfono di ChiesaMarche |
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| venerdì 30 ottobre 2009 | ||||||||
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"Amici di Piabetà" (www.amicidipiabeta.it Per l'intervista in formato .mp3, Silvio Vitelli ha contattato Lucia Angelini, membro dell'associazione. Ci ha parlato dei loro progetti attivi: le partenze solidali, in cui si offre l'esperienza di conoscenza e di approccio della comunità brasiliana, in un viaggio di un mese circa che coinvolge i volontari; un progetto sociale, con sostegno a distanza; un progetto sanitario e, infine, divulgazione e sensibilizzazione. I volontari, che vanno dai 18 anni circa a oltre 60, sono 250. Ognuno di essi viaggia, anche tutti gli anni. La cooperazione di Piabetà non è semplice solidarietà: è internazionale, più ampia, e comporta uno scambio di risorse materiali e umane. Al termine dell'intervista, una riflessione sull'esperienza missionaria: le persone, sradicate dal proprio ruolo sociale e dalla ricchezza materiale, hanno un loro valore umano.
File con l'intervista a Lucia Angelini di Piabetà (durata, 4:37. Dimensioni: 2,11 MB)
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Le interviste possono essere trasmesse o pubblicate, purché siano citati la fonte e l'autore. silviovitelli.altervista.org
Testo dell'intervista
Nuovo appuntamento con le interviste di chiesamarche.org . Nelle scorse settimane abbiamo affrontato il tema delle missioni ascoltando l’esperienza dei religiosi che operano in questo campo. Quest’oggi invece abbiamo il piacere di dare voce anche ad un’associazione di laici che da molti anni è impegnata nella cooperazione internazionale.
Per gli amici di Piabetà, onlus che ha sede ad Ancona, diamo il benvenuto a Lucia Angelini.
Buonasera.
Lucia, chi sono gli amici di Piabetà, da dove deriva questo nome e come funziona la vostra associazione?Gli “Amici di Piabetà” sono un’associazione di volontariato onlus nata circa 7-8 anni fa e Piabetà è la cittadina che si trova a 40 km da Rio de Janeiro. Abbiamo sede qui ad Ancona.L’associazione si occupa di diversi progetti, sia nel nostro territorio che in altri luoghi, in particolare in questa città che si trova in Brasile.Sì. Il progetto principale, quello che si ripete attualmente, è il progetto delle partenze solidali, in cui noi offriamo a chi lo desidera un’esperienza di conoscenza, di approccio, del territorio di Piabetà e della comunità brasiliana di un mese circa.Attualmente abbiamo attivo un progetto sociale che aiuta circa una sessantina di ragazzini inseriti nelle famiglie carenti, con delle quote di adozione a distanza, sostegno a distanza: vengono seguiti da un’équipe con uno psicologo e un assistente sociale. Poi abbiamo un progetto sanitario con il quale abbiamo realizzato sia prevenzione odontoiatrica che prevenzione per le problematiche della popolazione femminile, quindi tutte le patologie ginecologiche, per quanto riguarda le malattie sessualmente trasmissibili. Attualmente, invece, qui nella zona portiamo avanti progetti di divulgazione, di sensibilizzazione, di visibilità dell’associazione stessa. L’ultimo è stato uno spettacolo di clown che è stato proposto anche alle scuole materne, alle scuole elementari… Chi sono i volontari della vostra associazione? Sono giovani inoccupati oppure professionisti affermati o magari pensionati? E qual è il tempo che ognuno di loro dedica?Il target è molto vario. Il più piccolo “partente” è stato di 18 anni, il più grande credo fosse oltre 60. Attualmente l’associazione è composta da circa 250 soci: ognuno di noi ovviamente viaggia. Per il Brasile c’è chi viaggia anche tutti gli anni per mantenere il monitoraggio di questi progetti e questo legame di amicizia attivo.Il vostro obiettivo è quello della cooperazione, che non è semplice solidarietà…No, esatto. Siamo partiti 10 anni fa anche noi con questo termine “solidarietà” e forse un pochino meno “missione”, dove per “missione” si intende molto di più il lavoro di evangelizzazione. Poi nel corso del tempo l’associazione ha voluto proprio ampliare questo termine di solidarietà nella dimensione della cooperazione internazionale, questo perché avevamo capito che la solidarietà era un atto forse fine a se stesso, dove si prevedeva un soggetto che donava e un soggetto che riceveva, quindi forse più passiva come azione e fine a se stessa, nel senso che nel momento in cui il soggetto donante decideva di non donare più il soggetto ricevente non riceveva più. Abbiamo preferito ampliare questo termine proprio con la cooperazione internazionale, dove c’è uno scambio equo di risorse, non solamente di risorse materiali ma anche di risorse umane.Tu in prima persona hai fatto molti viaggi in Brasile. C’è un ricordo, un’emozione che ti è rimasta nel cuore e che vuoi raccontarci?Partendo le prime volte, purtroppo venendo da una cultura e da un sociale che mi aveva abituato a questo, ho capito che l’uomo, le persone, sradicate da quello che potrebbe essere il proprio ruolo sociale e da quello che potrebbe essere la ricchezza materiale che posseggono, hanno un loro valore umano, privo di tutto quello che è lo status sociale e quello che rappresentano, cosa che purtroppo soprattutto nei nostri ambienti di lavoro, nel nostro quotidiano, qui nella nostra cultura condiziona molto il rapporto con le altre persone.Grazie Lucia e grazie agli “Amici di Piabetà”. Grazie a voi. Silvio Vitelli per chiesamarche.org .
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