| Incenso: tra liturgia e terapia |
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| martedì 24 novembre 2009 | ||||||||
Incenso è il nome genericamente attribuito alle oleoresine secrete da diverse piante arbustive che crescono nelle regioni meridionali della penisola arabica e delle antistanti coste dell'Africa orientale. Tali resine, una volta raccolte e cristallizzate, liberano nell'aria un forte e penetrante profumo al momento della loro combustione. Possono essere usati anche olibano e balsami che vengono ridotti in polvere e spesso vengono mischiati con aromi, cortecce e fiori per creare profumi per usi specifici. Fin dall'antichità, la forte domanda delle varie tipologie d'incenso e la loro elevata utilità marginale determinarono il sorgere di un importantissimo circuito commerciale. L'incenso, nelle sue numerose varianti, è stato, infatti, usato tanto a scopi medicinali quanto a fini devozionali.Se secondo la tradizione i Re magi portarono come doni a Gesù oro, incenso e mirra: senza dubbio ognuno di essi risulta come prezioso e con valore teologico – spirituale. L’incenso prende parte alla liturgia cristiana come elemento che esprime preghiera, elevazione, purificazione, sacralità… È caratteristico a Santiago de Compostela il grande turibolo che oscilla da un lato all’altro della chiesa, sorvolando le teste dei pellegrini e lasciando fumo e profumo. L’incenso in alcune religioni viene usato per purificare, per allontanare gli spiriti, per benedire. Tante interpretazioni, a secondo della cultura e dello spirito religioso. Nella Chiesa cattolica compare a volte in forma ridotta, a volte in modo abbondante; la chiesa ortodossa ne fa un più largo uso di quella romana, ma comunque è per entrambe parte della liturgia. Oltre al valore spirituale che ogni religione gli attribuisce nei vari riti, esiste sempre anche un valore oggettivo e pratico per il quale l’incenso veniva usato in liturgie o cerimonie con partecipazione di folla: una motivazione che supera dunque quelle spirituali e culturali o religiose, dato che gli elementi liturgici spesso hanno anche un valore pratico. In questo tempo, in cui ci si preoccupa del contagio influenzale, in cui alcune parrocchie prendono iniziative di prevenzione (come evitare di scambiarsi il segno della pace, ricevere la comunione solo nelle mani, non prendere l’acqua santa dalle pile, e qualcuno inventa l’acquasantiera elettronica per evitare le acquasantiere…) penso che valga la pena recuperare questo altro elemento: l’incenso nella liturgia. Il turibolo è abbandonato negli armadi di sacrestia o nei musei, come pezzo di antiquariato o bene prezioso da mettere al sicuro. Forse è bene tirarlo fuori e metterlo in opera, viste le sue proprietà antisettiche, purificanti, oltre che la capacità di eliminare quell’odore sgradevole di sudore nelle assemblee in tempo estivo. L’incenso utilizzato normalmente è miscela di varie resine: sono un centinaio quelle usate, provengono dall’Arabia fin dal lontano oriente ed ognuna ha il suo utilizzo e la sua caratteristica anche a livello terapeutico. Vorrei solo ricordarne alcune: Boswellia sacra o Carterii o Olibano, come anche la Mirra (Commiphora myrra), si distinguono per un forte potere antisettico e disinfettante delle vie respiratorie. Cosa di più bello, dell'andare in chiesa, partecipare ad una solenne liturgia, e lasciarsi inondare dall'incenso. Rispolveriamo il turibolo e la navicella, prepariamo meglio le liturgie, viviamole dignitosamente, senza paura di contagio. Sacrestano, cerimoniere, turiferario… È tutta salute! Dino Cecconi
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Incenso è il nome genericamente attribuito alle oleoresine secrete da diverse piante arbustive che crescono nelle regioni meridionali della penisola arabica e delle antistanti coste dell'Africa orientale. Tali resine, una volta raccolte e cristallizzate, liberano nell'aria un forte e penetrante profumo al momento della loro combustione. Possono essere usati anche olibano e balsami che vengono ridotti in polvere e spesso vengono mischiati con aromi, cortecce e fiori per creare profumi per usi specifici. Fin dall'antichità, la forte domanda delle varie tipologie d'incenso e la loro elevata utilità marginale determinarono il sorgere di un importantissimo circuito commerciale. L'incenso, nelle sue numerose varianti, è stato, infatti, usato tanto a scopi medicinali quanto a fini devozionali.





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