| Celebrato al Pelingo il primo incontro mensile del clero |
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| giovedì 26 novembre 2009 | ||||||||
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URBINO. All’Inizio dell’Anno Pastorale, come di consueto, i presbiteri, i religiosi e le religiose hanno vissuto un momento di spiritualità, comunione fraterna in un luogo significativo per la fede, Giovedì 19 Novembre: il nostro santuario mariano del Pelingo (a pochi chilometri da Acqualagna, ndr). Come ha ricordato mons. Giuseppe Lorizio nel corso dell’introduzione «la corresponsabilità tra presbiteri e laici nella comunità ecclesiale è una chiamata, un custodire ed un essere inviati dall’amore». Su invito dell’Arcivescovo Mons. Francesco Marinelli, in coerenza con le linee pastorali dell’Arcidiocesi, il relatore ha sottolineato quattro grandi corresponsabilità.
La comunione. Il «sentire cum Ecclesia» è piuttosto un atteggiamento suscitato dallo Spirito e che non si può mai dare preventivamente per acquisito. Tra i diversi carismi e ministeri, movimenti ed associazioni, istituzioni ed attività che caratterizzano la vita cristiana si dà un legame profondo di comunione, che poggia sul reciproco rispetto e riconoscimento e si nutre della preghiera e della celebrazione sacramentale. La Parola. L’ascolto devoto della Parola e la sua fedele proclamazione, come afferma il Concilio Vaticano II, sta a significare che non si tratta dell’adesione a un complesso di idee o ad una filosofia, ma a Colui che è il Verbo fatto carne, il cui evento è attestato nelle Sacre Scritture dei due Testamenti. La Liturgia. In terzo luogo, la credibilità si esprime nella celebrazione del Mistero di Cristo. In questo senso il culto dei cristiani non è un insieme di cerimonie, ma l’espressione di massima partecipazione al Regno di Dio, in particolare attraverso i sette sacramenti, tutti orientati alla e dalla celebrazione eucaristica, nella quale – secondo una profonda suggestione dell’Ecclesia de Eucharistia di Giovanni Paolo II - «Cristo si rende nostro contemporaneo, laddove altrimenti l’evento sarebbe relegato in un passato che al più potrebbe essere richiamato alla memoria e che invece chiede di essere vissuto». Il servizio. Tale servizio si esprime certamente nella scelta preferenziale per gli ultimi, ma anche nella custodia e nell’attenzione alla difesa della vita, in particolare di quei momenti dove essa è più fragile ed indifesa. Si tratta di sfide che la comunità credente non può eludere, in quanto, anche in esse, si esprime la credibilità della Rivelazione e di Cristo, venuto a rivelare l’uomo all’uomo e quindi a consegnare all’umanità la chiave per poter cogliere la propria autentica identità e viverla in rapporto al proprio destino soprannaturale. L’incontro si è svolto in un clima sereno e di dialogo. La prima parte è stata vissuta nel silenzio e nell’adorazione; l’interesse era orientato a conoscere concretamente la bellezza della Chiesa e del suo ministero. L’eloquenza dentro un cuore semplice e umile del relatore ha reso il ritiro luogo autentico di fedeltà di Cristo e di fedeltà del sacerdote. Don Alessandro Mastropasqua
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