| Cresima nella Festa dell'Immacolata a Pesaro |
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| giovedì 17 dicembre 2009 | ||||||||
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“Carissimi giovani, vi auguro che il Sacramento della Confermazione, ricevuto questa sera dalle mani dell’Arcivescovo, vi introduca nell’avventura della vostra vita personale e sociale con la capacità di vivere in pienezza l’esperienza della fede, guardando a Maria come modello di umanità e di libertà”.
Erano quattordici, in Cattedrale, i giovani adulti a cui S.E. Mons. Piero Coccia si è rivolto, il giorno dell’Immacolata, per impartire il Sacramento della Confermazione. Ognuno portava con sé la propria storia, il proprio vissuto personale, a volte doloroso e drammatico, come quello di Anna Brienza, una ragazza ventitreenne con un problema di tossicodipendenza alle spalle, capitata da Potenza nella Comunità di recupero “L’Imprevisto”, dove si è aperta gioiosamente all’esperienza della fede. Una storia tra le altre, tutte a loro modo “straordinarie”: giovani tra i 18 e i 30 anni, che sono stati accolti e seguiti nel percorso formativo di catechesi dai componenti dell’Ufficio Catechistico Diocesano diretto da Don Mario Florio. L’Arcivescovo li ha aiutati a riflettere sul valore del gesto che stavano vivendo. Facendo riferimento alla liturgia, ha spiegato che essere “confermati” nella fede significa innanzitutto credere che “il capo del serpente” è stato schiacciato “dal piede di una donna”: grazie al “sì” di Maria, il male è stato vinto alla radice; il suo potere ultimo sul mondo è stato annientato. Maria Immacolata è dunque la sorgente della nostra speranza. La certezza di questa vittoria tuttavia, ha detto mons. Coccia, non elimina la consapevolezza che il contrasto tra bene e male, positivo e negativo persiste nella storia. Il credente quindi è chiamato al “discernimento”, al giudizio, alla presa di posizione: chi ha fede non può accettare la cultura, oggi dominante, dell’”indistinto”, secondo cui un sistema equivale all’altro, un valore all’altro, una verità all’altra. Il credente infatti ha un criterio che lo impegna a operare tale “discernimento”: non lo desume da ragionamenti umani o dai poteri forti del suo tempo; lo trae da Cristo, pienezza dell’umano, guida e compagnia della vita. E affinché la sua fede non rimanga astratta e intellettualistica, ma diventi esperienza concreta, deve aderire con la totalità della sua persona al Signore che gli viene incontro attraverso la Parola, l’Eucarestia, la Testimonianza della Chiesa. Deve imparare da Maria, che di fronte all’annuncio sconvolgente dell’angelo si è fidata e si è coinvolta totalmente. L’Arcivescovo ha augurato ai quattordici giovani, ai loro parenti, agli amici e a tutti i presenti di custodire i doni dello Spirito, chiedendo all’Immacolata protezione e sostegno. Paola Campanini
Arcidiocesi di Pesaro
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