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I 450 della comunità monastica di San Bartolo a Pesaro PDF Stampa E-mail
martedì 09 febbraio 2010
Suor Pasqua, suor Giovanna, suor Pompilia, suor Sonia: la piccolissima fraternità monastica del San Bartolo ha festeggiato, domenica 7 febbraio, il 450° anniversario della sua fondazione con una celebrazione Eucaristica presieduta da S.E. Mons. Piero Coccia.
La cappella annessa al Monastero era gremita di amici e di benefattori che, negli anni, hanno sostenuto il cammino delle Serve di Maria, dedite, nella solitudine e nel silenzio, alla preghiera incessante di lode al Signore e di intercessione per il mondo.
Suor Pasqua, la Vicaria, ha ripercorso brevemente le tappe più significative della loro storia: le origini remote, risalenti all’azione caritativa della duchessa Vittoria Farnese, moglie di Guidubaldo della Rovere, che accolse sotto la sua protezione un gruppo di educatrici di giovani orfani della città, facendo costruire, presso la Chiesa di San Rocco (vicino al Santuario dei servi di Maria) un monastero per alcune di loro, desiderose di consacrarsi totalmente al Signore; il riconoscimento ufficiale della Fondazione da parte di Pio IV nel 1560; i successivi trasferimenti di sede, prima nel Corso XI Settembre, poi in via della Ginevra, infine sul Colle San Bartolo (1928).
E oggi? Nella secolarizzata società postmoderna ha ancora senso vivere una vita contemplativa? Un Monastero di clausura può dire ancora qualcosa agli uomini del nostro tempo?
È una perplessità comprensibile, che l’Arcivescovo ha aiutato a dissipare con l’aiuto illuminante della liturgia del giorno.
Il Monastero, ha spiegato, possiede un’identità ed offre una testimonianza che rimangono inalterate nei secoli: è un luogo di “contemplazione”, che ricorda all’uomo il primato incorruttibile di Dio sul mondo; un luogo di “rivelazione”, attraverso il quale il Mistero si rende accessibile, conoscibile, capace di cambiare il cuore e la mente di chi lo incontra; un luogo di “missione”, che annuncia costantemente l’evento di Cristo con uno stile di vita centrato sulla preghiera, cardine fondamentale della vita della Chiesa, la cui “azione” non potrebbe sussistere senza la “contemplazione”.
Tutta la nostra comunità diocesana pertanto, ha sottolineato mons. Coccia, è grata alle Monache del San Bartolo per la “copertura” che le garantiscono, attraverso la loro preghiera incessante e purificata.
Le parole dell’Arcivescovo hanno trovato piena corrispondenza e sintesi efficace in un’immagine utilizzata da suor Pasqua per spiegare la specificità della loro testimonianza: “Come Maria, noi vogliamo essere presenti ai piedi delle infinite croci degli uomini di oggi: questo è il nostro modo di essere in comunione con tutti i fratelli”.

Paola Campanini
 
 
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Cultura e Stampa
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VangeloMc 8,1-10
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