| “Visto dalla Croce il mondo è tutta un’altra cosa” |
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| mercoledì 10 febbraio 2010 | ||||||||
«Si comprende la sofferenza se non quando ci si sta dentro: visto dalla Croce il mondo è tutta un’altra cosa. Con il “fragile” occorre accostarsi con umiltà, dare com-passione, vicinanza, solidarietà, presenza accanto». Con queste parole il Vescovo Armando Trasarti – rende noto il suo Portavoce don Giacomo Ruggeri – ha introdotto l’incontro sull’anziano (in foto sopra), lunedì scorso 8 febbraio, assieme al Dott. Antonio Lacetera, in occasione della Giornata del Malato che si celebra giovedì 11 febbraio 2010. In questi giorni il Vescovo Trasarti è in visita agli ammalati dei quattro ospedali della Diocesi (martedì si è recato a Pergola, mercoledì e giovedì a Fano, venerdì 12 a Fossombrone e sabato 13 a Cagli). L’incontro con il dott. Lacetera, Primario di Geriatria dell’Ospedale S. Croce di Fano, ha visto la presenza di una numerosa partecipazione al Centro Pastorale, assieme al Cappellano dell’Ospedale don Marco Polverari. «Il termine “anziano” – ha precisato il Primario – ha cambiato la locazione nella linea dell’età dell’uomo. Ora è anziano chi ha oltre 65 anni, per cui varia anche la spettanza di vita, sale costantemente di tre mesi ogni anno: per l’uomo è ora di oltre 78 anni, mentre per la donna supera gli 83.
In questa gamma di età ci stanno gli anziani ancora in piena vitalità psicofisica (invecchiamento di successo), anziani con capacità al di sopra della media, gli anziani fragili con una vecchiaia fisiologica caratterizzata da “perdite e guadagni” (saggezza, pazienza, equilibrio, comprensione, affettuosità e soprattutto capacità di sintesi che permette la visione sincretica della vita vissuta». Il Vescovo Trasarti – evidenzia don Ruggeri – ha ribadito come «la cultura presente vuole defilare un po’ la realtà della sofferenza e della morte. È una cultura efficientista che, quando si incontra con la malattia e la morte o le nega o le relega lontano. In effetti sofferenza e malattia hanno concepito problematiche nuove già che familiari e figli sono avvolti da problemi enormi: badanti, ricoveri, cure, spese, tempo, tutto il sistema della vita di famiglia va in tilt. Non si vive più. Allora c’è la Casa di riposo, un’apparente soluzione del problema, ma è anche vero che essa distrugge la vita dell’anziano, che è persona, la stessa che faceva a pugni con le difficoltà della sua vita e le risolveva, sradicandolo dalla sua casa». Nel corso del suo intervento, infine, il Dott. Lacetera, ha posto diversi nodi per la riflessione, tra i quali: «Bisogna valorizzare e aiutare l’invecchiamento fisiologico che investe la maggioranza delle persona, in modo che le perdite siano ridotte al minimo. La società ha il compito di intervenire in tutte queste situazioni di precarietà e la Sanità deve essere di supporto all’anziano che è entrato nella condizione di fragilità».
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