| Lettera del Vescovo Trasarti alle famiglie verso la Pasqua |
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| martedì 16 febbraio 2010 | ||||||||
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Stampato in 35.000 copie. Il Messaggio del Vescovo di Fano Armando Trasarti porta il titolo “La temperanza cristiana”. «In questi giorni – rende noto don Giacomo Ruggeri, Portavoce del Vescovo – i sacerdoti stanno visitando le famiglie per la benedizione in vista della Pasqua. In tale occasione viene consegnato il Messaggio del Vescovo incentrata su una, delle quattro, virtù cardinali: la temperanza. È una occasione preziosa – prosegue don Ruggeri – per invitare le famiglie a riflettere su una virtù che sta scomparendo e che porta in sé un grande insegnamento di vita, per giovani e adulti».
SINTESI DEL MESSAGGIO
«Che cosa significa temperanza?»«Se l’uomo seguisse liberamente il proprio istinto finirebbe per diventare schiavo delle sue bramosie e delle sue passioni. Occorre, allora, un forte impegno ascetico, cioè una sorta di ginnastica dello spirito, che alleni la volontà e l’intelligenza ad evitare ciò che può nuocerle loro. Questa educazione della volontà è precisamente la virtù della temperanza.La temperanza, con il suo richiamo alla moderazione e alla sobrietà, costituisce una sorta di scudo protettivo di fronte alle tentazioni della ricchezza ottenuta con ogni mezzo e suggerisce il giusto distacco dai beni materiali, mezzi di investimento per lo sviluppo e non già fine in sé. Gesù è modello di equilibrio, di dominio di sé: tutta la sua vita è ben regolata, come pure la sua passione e la sua morte. Gesù è temperante nello slancio, nella vivacità, nell’entusiasmo, nella creatività, nell’amore a tutte le creature. In Lui c’è quell’armonia che tiene insieme i desideri, gli istinti, le emozioni per farne un organismo ben unificato. Gesù e i santi ci testimoniano che temperanza non è sinonimo di freddezza, rigidità, insensibilità, ma di armonia, di ordine e perciò di creatività e di gioia. La sobrietà come stile di vitaL’espressione “stile di vita” è frequentemente utilizzata per riferirsi a ciò che caratterizza permanentemente ed in profondità il modo di vivere di una persona. Non si improvvisa, non è fatto di episodi. È lo specchio visibile di un’etica personale, di una visione dell’uomo. È la saldatura di tre elementi: una spiritualità, una opzione fondamentale, una prassi quotidiana. Oggi la Chiesa appare molto sensibile agli stili di vita e propone queste pratiche umanizzanti: la Banca etica; il commercio equo e solidale, i bilanci di giustizia, l’economia di comunione; l’uso di fonti energetiche rinnovabili; la domenica come giornata di riposo. Ma più che per il significato economico, la sobrietà è importante per il suo significato antropologico. In effetti nella sobrietà si manifesta tutta la “premura per l’altro” partendo da un “io” consapevolmente sobrio, un “io” che in questo modo si impegna a “condividere” e a rispettare il “limite” rifiutando l’ebbrezza dei consumi, dell’accumulo e del possesso.I nuovi stili di vita stanno diventando sempre più gli strumenti che la gente comune ha nelle proprie mani per poter cambiare la vita quotidiana e anche per poter influire sui cambiamenti strutturali che devono accadere mediante le scelte dei responsabili della realtà politica e socio-economica. I nuovi stili di vita vogliono far emergere il potenziale che ha la gente comune di poter cambiare la vita feriale mediante azioni e scelte quotidiane che rendono possibili i cambiamenti, partendo da un livello personale per passare necessariamente a quello comunitario fino a raggiungere i vertici del sistema socio-economico e politico verso mutazioni strutturali globali. La cultura della sobrietà“Sobrio” è il contrario di “Ebrius”. Ebrius vuol dire ebbro, inzuppato, inebriato, esaltato, ubriaco, avvinazzato, agitato, su di giri, fuori le righe, s-regolato, fuori controllo, s-misurato. La nostra è una società ebbra di consumi, di piaceri, di cose materiali, è una società dell’abbondanza, dell’apparenza, del narcisismo edonista ed opulente.Sobrio, invece, è chi vive in modo innocente (che non nuoce), cioè equilibrato, misurato, entro i limiti. L’uomo sobrio è libero dalla dipendenza dei beni materiali, perché non si ha mai la sensazione pressante che il proprio valore dipenda da essi e che non si deve spendere sempre di più perché ci sono persone che hanno di più. Lo stile di vita improntato alla sobrietà restituisce all’uomo “quell’atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l’essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile che le ha create” (Centesimus Annus, 37) Obiettivi
1. Nuovo rapporto con le cose: da una situazione di servilismo alla relazione di utilità, dal consumismo sfrenato al consumo critico, dalla dipendenza all’uso sobrio ed etico.
2. Nuovo rapporto con le persone: recuperare la ricchezza delle relazioni umane che sono fondamentali per la felicità e il senso della vita, costruire rapporti interpersonali non violenti e di profondo rispetto della diversità, educare all’alterità non come minaccia ma come ricchezza, superare la solitudine della vita urbana con la bellezza dell’incontro e della convivialità. 3. Nuovo rapporto con la natura: dalla violenza ambientale al rispetto del creato, dalla mercificazione della natura alla relazione con “nostra madre terra”, dall’uso indiscriminato alla responsabilità ambientale. 4. Nuovo rapporto con la mondialità: passare dall’indifferenza sui problemi mondiali alla solidarietà e responsabilità, dalla chiusura e dal fondamentalismo all’apertura e al coinvolgimento, dall’assistenzialismo alla giustizia sociale, dalle tendenze nazionalistiche alla educazione alla mondialità».
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