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Scienza Ragione Fede. Il genio di P. Matteo Ricci PDF Stampa E-mail
venerdì 05 marzo 2010

Introduzione di S. E. Mons. Claudio Giuliodori al Convegno Internazionale

Macerata, 4 Marzo 2010
 
 
 
    Con questo Convegno si arricchisce lo spettro delle iniziative per celebrare e approfondire la straordinaria figura del nostro concittadino P. Matteo Ricci nel IV Centenario della sua morte. Non è un caso se attorno a questa ricorrenza prendono corpo tante iniziative importanti e qualificate in ogni parte del mondo. Ovunque si registra un interesse che va al di là di ogni aspettativa, come avvenuto nella sede dell’Unesco a Parigi, lo scorso 16 febbraio, dove oltre 700 persone sono intervenute alla presentazione del Docufilm e della mostra itinerante dedicati al gesuita maceratese. Una grande attenzione si registra attorno alle mostre, sia per quella realizzata dal 30 ottobre 2009 al 24 gennaio 2010 presso il Braccio di Carlo Magno in Vaticano sia per quelle che si stanno svolgendo in Cina a Pechino, Shanghai e Nanchino. C’è attesa per le giornate dell’amicizia con i cinesi  e soprattutto per l’udienza che il Santo Padre ci ha concesso sabato 29 maggio. Anche la stagione lirica dello Sferisterio Opera Festival, incentrata sul tema “A maggior gloria di Dio” che richiama il motto dei gesuiti, quest’anno renderà omaggio a P. Matteo Ricci. Grande interesse c’è anche  per la causa di beatificazione di P. Matteo Ricci che ha ripreso il suo iter il 24 gennaio scorso.
    Il tempo non sembra ridimensionarne la rilevanza, piuttosto ne fa emergere la grandezza sotto molteplici profili. Quanto più approfondiamo la conoscenza della sua statura umana e spirituale tanto più ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad un vero gigante della fede e del dialogo interculturale. Sorprende e affascina soprattutto il fatto che il suo pensiero e la sua poliedrica azione missionaria risultino quanto mai attuali e moderni, oserei dire: più legati al futuro che al passato. Per questo, tra le altre iniziative abbiamo pensato, con i vari soggetti promotori, che ringrazio per la loro disponibilità e collaborazione, di proporre un Convegno che leggesse l’impresa del Ricci anche alla luce di alcune questioni che sono quanto mai attuali.
    In particolare, questa serata inaugurale vuole esser un omaggio alla contemporaneità di P. Matteo Ricci. Ringrazio il Card. Ruini, Presidente del Comitato per il Progetto culturale della Chiesa Italiana, ma soprattutto una delle menti più illuminate del nostro tempo, per averci fatto dono della sua presenza e della sua riflessione sul rapporto tra “Ragione, Cultura e Fede”, un aspetto decisivo per il tempo e la missione del Ricci ma ancor più per la nostra epoca. Tra le vie percorse da P. Matteo Ricci per intessere un proficuo dialogo con i cinesi e, in particolare, con gli intellettuali, c’è quella dell’astronomia e più in generale delle scienze. Su questo aspetto, non meno attuale del precedente, avremo la gioia di ascoltare uno dei massimi esperti, il Prof. Marco Bersanelli.
    Credo che non potevamo aprire il Convegno in modo migliore, considerando quanto P. Matteo Ricci, scriveva in una della sue ultime lettere il 15 febbraio 1609 al P. Francesco Pasio sottolineando come la ragione e le scienze non sono in contrapposizione alla fede. Non ostacolano il credere ma ne costituiscono una via privilegiata come lui stesso ha potuto constatare e sperimentare nella sua missione: “sono i cinesi di bello ingegno naturale et acuto; il che si vede bene ne' loro libri, ne' discorsi, nelle vesti di tanto artificio che fanno e nel governo di questa macchina, che fa stupire a tutto questo Oriente. Laonde se gli potessimo insegnare le nostre scientie, non solo havrebbono a riuscire in esse huomini molto eminenti, ma anco per mezzo di esse gli indurremmo facilmente alla nostra santa legge e mai si scordaranno di un beneficio sì grande”. E sono certo che anche a noi oggi, grazie a P. Matteo Ricci, questo convegno porterà un beneficio davvero grande.
    Su questa strada, a partire dalla Giornata di Studio di Roma alla Gregoriana del 2 marzo u.s., di questo Convegno che riapre oggi a Macerata e di quelli che seguiranno, sono almeno tre gli aspetti su cui siamo invitati a riflettere e a cogliere l’attualità profetica di P. Matteo Ricci.
    In primo luogo la forza della fede che, come testimonia il gesuita maceratese, ci spinge ad osare e a cercare sempre, anche sulle frontiere più impervie della storia, nuove strade per annunciare la bellezza e la verità del Vangelo. Scriveva al P. Costa il 14 agosto del 1599: “da quando la Cina è Cina mai vi è memoria che nessun forastiere stesse in essa come noi stiamo […] noi stiamo qui con la nostra legge in molta riputatione di tutti, et alcuni, il che sia detto a gloria di Dio, ci tengono per i maggiori santi che forno nella Cina, che miracolosamente qua venissimo di tanto longi”.
    Un secondo aspetto che colpisce e impressiona chiunque si accosti al Ricci risiede nella sua singolare capacità di percorre tutte le strade della scienza, della cultura e dell’arte. Filosofia, teologia, matematica, astronomia, cartografia, pittura e musica…in lui si incontrano in mirabile sintesi e ne esaltano la genialità intellettuale e spirituale. In ogni campo egli si avventura, non per ostentare un sapere enciclopedico, ma per cogliere e comunicare il mistero di Dio presente e operante nelle meraviglie del creato e nella storia. In P. Matteo Ricci non c’è alcuna eterogenesi dei fini, ma solo una straordinaria capacità di ricondurre tutto e sempre al mistero di Dio, principio e fine di tutte le cose. Mistero che non finisce mai di interpellare il cuore e la mente dell’uomo, in ogni epoca e ad ogni latitudine.
    Da ultimo il suo senso di appartenenza alla Chiesa e in particolare a quella Compagnia di Gesù con la quale e per la quale ha affrontato un’impresa epica. Impresa possibile solo a figure dalla statura intellettuale e morale fuori del comune, ma anche umili e obbedienti, docili ad un disegno più grande del quale, come avvenuto per il Ricci, si è chiamati ad essere geniali interpreti.
    Più scopriamo la sua grandezza, più ne siamo affascinati. Il suo messaggio scuote le nostre coscienze e ci provoca a guardare avanti mettendo a frutto il suo geniale, e per molti versi insuperato, modello di evangelizzazione e di confronto interculturale. Allora, e solo allora, questo centenario non passerà invano.
 
 
 
 
Ufficio stampa Diocesi di Macerata
Dott. Giuseppe Luppino (Responsabile)
Dott.ssa Francesca Cipolloni (Addetta)
 
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