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Chi sei Tu, o Cristo? PDF Stampa E-mail
giovedì 01 aprile 2010
Nel messaggio pasquale di quest'anno (riportato in fondo all'articolo, ndr) il Vescovo Vecerrica pone essenzialmente l'accento sull'importanza della scelta del Papa di indire un anno sacerdotale per valorizzare una figura decisiva nella storia della Chiesa. Ma desidera anche coinvolgere la comunità locale sul senso di questa figura, tanto da chiedere ai giovani della diocesi di scrivergli personalmente per sapere da loro cosa intendono per sacerdote oggi e come lo vorrebbero. Testimonianze-proposte che sono state lette in occasione della Messa Crismale del Mercoledì Santo del 31 marzo per comprendere ancora meglio la necessità di una presenza nella Chiesa come di "colui che può condurci - come dice il Vescovo Vecerrica nel messaggio -  a Dio come il ponte nuovo". Infatti "la Pasqua ci dona il ponte tra Dio e il mondo, che è Gesù, Dio e uomo, morto e risorto per essere sempre presente come il Sommo sacerdote. Proprio nella Pasqua, - ricorda Vecerrica - Gesù crea due sacramenti che costituiscono il «ponte tra Dio e il mondo»: l’Eucaristia e il Sacerdozio. Scoprirli è un’avventura umana straordinaria. La Pasqua senza di essi è lontana. Con essi il mondo diventa affascinante, si apre l’orizzonte senza confini, l’umanità, mia e degli altri, ritrova bellezza e creatività inaudite. Qui si inaugura la contemporaneità di Cristo in ogni istante della nostra vita. Quello che a me commuove della Pasqua è questo dono di sé commosso di Dio, che non si ferma di fronte al nostro no, al nostro limite: Dio si è commosso per il nostro tradimento, per la nostra povertà e per la nostra meschinità".
Da qui la domanda: chi sei Tu, o Cristo? Nella domanda che tocca ogni uomo e "in questo sguardo pasquale - sono ancora parole di Vecerrica - che squarcia il cielo, che crea il ponte, che riapre la strada, noi sacerdoti ci presentiamo agli uomini per dirvi: siamo a disposizione di tutti e tutti possono disporre di noi. Siamo guardati a vista: chi ci critica o ci ignora, chi ci disprezza o chi ci rispetta, eppure, noi siamo sempre qui, sempre presenti, ponte sempre aperto e operoso perché chi lo attraversa rinasce, risorge, riprende vita. Noi sacerdoti siamo affaticati e stanchi; ma siamo anche infaticabili e gioiosi, perché sappiamo di essere i servitori della gioia di Dio".
Ecco infine il richiamo a riscoprire quello che ci viene chiesto quest'anno dalla Pasqua. "A noi sacerdoti chiede di renderci conto della nostra grande identità e infatti, come ci ha invitato il Papa, vogliamo pregare il Signore «che ci faccia capire meglio questo grande mistero, affinchè il mondo si apra a Dio». Come è interessante la figura di San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, il quale così pensava: «dopo Dio il prete è tutto». Cosa sarebbe la nostra Diocesi senza nessun prete? Non oso rispondere, ma oso dire: con i preti, questo territorio può continuare a sperare".
Quindi l'interesse precipuo della Chiesa a spostare l'attenzione verso la gente, i giovani, i poveri, i bisognosi, le persone in difficoltà, ovvero "le persone più care a noi sacerdoti e cercheremo di fare la Pasqua più vicini a loro": quindi "alle famiglie, soprattutto ai lavoratori che soffrono per la disoccupazione e che non osano chiedere, ai giovani, e agli anziani e ai bambini, a chi è vicino alla Chiesa e a chi è lontano, auguro di poter incontrare Gesù, e di poter dire o scrivere: «Cristo me trae tutto, tanto è bello» (Jacopone da Todi) in questa Chiesa che mi accoglie". Dentro i continui e feroci attacchi che la Chiesa ed il Papa stanno ricevendo in questo periodo, il Vescovo si stringe ancora di più alle parole di Benedetto XVI per ricordare che il tema del sacerdozio è una questione che interessa ogni uomo e a Pasqua, a maggior ragione, quando "appare nella sua purezza e nella sua verità profonda".

Carlo Cammoranesi
 
 
 
1) Che cosa ci attendiamo dalla Pasqua.

Nel film «Dio ha bisogno degli uomini» di Jean Delannoy c’è una piccola comunità di pescatori bretoni, in un’isola dell’oceano, che, rimasti senza sacerdote, esclamano: «Poter avere un prete, un uomo di Dio: che dolcezza e che forza possederne uno!».
L’umanità è sempre più divisa e piena di paure, di incertezze, dentro un clima di anticristianesimo, ma anche di attese: che cosa cerchiamo tutti?
Il bisogno più profondo è il bisogno di toccare Dio, la possibilità di toccare l’Infinito mentre siamo nel finito.
La Pasqua ci dona il «ponte» tra Dio e il mondo, che è Gesù, Dio e uomo, morto e risorto per essere sempre presente come il Sommo sacerdote. Entrare in questo affascinante tema pasquale del sacerdozio, a prima vista, può sembrare questione clericale, invece è questione umana. Interessa tutti. A Pasqua «il sacerdozio appare nella sua purezza e nella sua verità profonda». Ci è donato il vero sacerdote, che può condurci a Dio, come il ponte nuovo.
Il Papa Benedetto XVI ha parlato ultimamente di questo tema ai sacerdoti romani: io non riesco a staccarmi dalle sue parole, convincenti e attuali; per questo anche nel messaggio di Pasqua sosterò su di esse, segnalandole.


2) Il sacerdote di cui abbiamo bisogno.

«Il Figlio di Dio si è fatto uomo per essere sacerdote, per poter realizzare la missione del sacerdote».
«Nella Croce, Gesù è elevato su tutta la terra e attira la terra a sé; nella Croce appare … la vera gloria divina del Dio che ama fino alla Croce e così trasforma la morte e crea la Risurrezione».
Ecco chi è Gesù, chi è il vero sacerdote! A Pasqua esorto tutti, credenti e non credenti, a leggere il libro della Bibbia «Lettera agli Ebrei»: lì tutto questo è evidente.
Come arriva a noi Gesù, sacerdote?
Attraverso l’Eucaristia, «che apre sempre di nuovo il cielo»: «qui Dio stesso ha creato la Sua tenda nel mondo…  che è il Corpo di Dio».
Proprio nella Pasqua, Gesù crea due sacramenti che costituiscono il «ponte tra Dio e il mondo»: l’Eucaristia e il Sacerdozio.
Scoprirli è un’avventura umana straordinaria. La Pasqua senza di essi è lontana. Con essi il mondo diventa affascinante, si apre l’orizzonte senza confini, l’umanità, mia e degli altri, ritrova bellezza e creatività inaudite.
Qui si inaugura la contemporaneità di Cristo in ogni istante della nostra vita.
Quello che a me commuove della Pasqua è questo dono di sé commosso di Dio, che non si ferma di fronte al nostro no, al nostro limite: Dio si è commosso per il nostro tradimento, per la nostra povertà e per la nostra meschinità. Questa precedenza Sua, questo dinamismo Suo mi colpisce: chi sei Tu, o Cristo?


3) Chi è il sacerdote.

E’ un uomo che è chiamato a partecipare del sacerdozio di Gesù, unico sommo sacerdote.
E’ un uomo, peccatore come tutti, ma chiamato a realizzare l’opera di Gesù e a rendere percorribile il «ponte» tra cielo e la terra.
E’ un uomo chiamato a mettersi al servizio della gioia portata da Gesù, chiamato ad essere «servitore della gioia» (cfr. 2 Cor. 1,24).
E’, perciò, e deve essere, «un uomo di Dio» e «un uomo in tutti i sensi, cioè deve vivere una vera umanità», come Gesù, che soffre con gli uomini: «noi sacerdoti siamo immersi nella passione di questo mondo e cerchiamo di trasformarlo, per portarlo verso Dio». Infatti il sacerdote è stato creato per arrivare a tutti; e questa sua posizione, che è quella di Gesù morto e risorto, è scomodissima e nobilissima. In questa posizione, amici carissimi che celebrate la Pasqua, ci siete anche voi, perché partecipate di questi doni pasquali e così il sacerdote che celebra l’Eucaristia e la Confessione «in persona Christi» trasmette l’intimità di Gesù con il Padre celeste.


4) La Pasqua porta la positività nella vita.

Creando i due doni dell’Eucaristia e del Sacerdozio, la Pasqua insegna a vivere, aprendoci a tutta la realtà umana e conducendoci tutti al «ponte» della vita, che porta a Dio.
Dio ha così riaperto la strada a Lui.
In questo sguardo pasquale che squarcia il cielo, che crea il ponte, che riapre la strada, noi sacerdoti ci presentiamo agli uomini per dirvi: siamo a disposizione di tutti e tutti possono disporre di noi. Siamo guardati a vista: chi ci critica o ci ignora, chi ci disprezza o chi ci rispetta, eppure, noi siamo sempre qui, sempre presenti, ponte sempre aperto e operoso perché chi lo attraversa rinasce, risorge, riprende vita. Noi sacerdoti siamo affaticati e stanchi; ma siamo anche infaticabili e gioiosi, perché sappiamo di essere i servitori della gioia di Dio.


5) Cosa ci chiede la Pasqua di quest’anno.

A noi sacerdoti chiede di renderci conto della nostra grande identità e infatti, come ci ha invitato il Papa, vogliamo pregare il Signore «che ci faccia capire meglio questo grande mistero, affinchè il mondo si apra a Dio». Come è interessante la figura di San Giovanni Maria Vianney, patrono dei sacerdoti, il quale così pensava: «dopo Dio il prete è tutto».
Cosa sarebbe la nostra Diocesi senza nessun prete? Non oso rispondere, ma oso dire: con i preti, questo territorio può continuare a sperare.
Ho chiesto ai giovani di scrivermi lettere o e-mail su chi è per loro il prete e come lo vorrebbero. Sono ansioso di leggervi, cari giovani, e nella Messa Crismale in Cattedrale, desidero presentare alcune delle vostre testimonianze o richieste o presentazioni ad essere disponibili al sacerdozio.
Che cosa accadrà nella Pasqua di questo anno sacerdotale, a noi sacerdoti? A voi giovani? Alle famiglie? Quali e quante risposte riceverò? Sono in attesa.
I poveri, i bisognosi, le persone in difficoltà sono le persone più care a noi sacerdoti e cercheremo di fare la Pasqua più vicini a loro.
Alle famiglie, soprattutto di lavoratori che soffrono per la disoccupazione e che non osano chiedere, ai giovani, e gli anziani e ai bambini, a chi è vicino alla Chiesa e a chi è lontano auguro di poter incontrare Gesù, e di poter dire o scrivere: «Cristo me trae tutto, tanto è bello» (Jacopone da Todi) in questa Chiesa che mi accoglie.
Accompagnati dalla Madonna del Buon Gesù, nostra patrona,
Buona Pasqua, sacerdoti miei carissimi!
Buona Pasqua, cari giovani!
Buona Pasqua, amici tutti!

+ Giancarlo Vecerrica
Vescovo di Fabriano-Matelica

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