| Le opere di Padre Matteo Ricci |
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| giovedì 15 aprile 2010 | ||||||||
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Secondo appuntamento per il ciclo di interviste che chiesamarche.org dedica a padre
Matteo Ricci.
Dopo aver ripercorso brevemente la sua biografia, ricordiamo che il gesuita maceratese ha scritto "moltissime opere di contenuto diverso, un contenuto religioso, morale,
scientifico, matematico, astronomico e geografico".
Silvio
Vitelli ne parla oggi con l'aiuto del prof. Sandro Petrucci, docente di Lettere e vicepresidente della
commissione su padre Matteo Ricci istituita presso la Diocesi di
Macerata.
Le opere di Padre Matteo Ricci: intervista al prof. Sandro Petrucci (durata, 5:34. Dimensioni: 2,55 MB)
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Testo dell'intervista
Prosegue il ciclo di interviste di chiesamarche.org dedicato a padre Matteo Ricci. Nell’ultimo appuntamento abbiamo descritto la vita e dunque la biografia di questo illustre personaggio. Oggi invece ci occuperemo di approfondire la sua opera culturale e scientifica.
Per farlo diamo nuovamente il benvenuto al prof. Sandro Petrucci, docente di Lettere e vicepresidente della commissione su padre Matteo Ricci istituita presso la Diocesi di Macerata.Salve a tutti.Matteo Ricci ha compiuto studi in vari settori e in diverse discipline. Quali sono queste discipline e dove ha raggiunto risultati importanti?
Padre Matteo Ricci si è dedicato a scrivere moltissime opere di contenuto diverso, un contenuto religioso, morale, scientifico, matematico, astronomico e geografico. Io vorrei ricordarne innanzitutto tre. La prima è la traduzione dei sei libri di Euclide: (Matteo Ricci) era stato allievo di Cristoforo Claudio, grande matematico, chiamato l’Euclide moderno, che aveva proprio commentato l’opera del matematico greco, appunto Euclide. Proprio dal suo maestro imparò Matteo Ricci che le discipline matematiche elevano l’animo e aguzzano la mente alla contemplazione delle cose divine. Di questo Ricci è convinto e ritiene che la credibilità ottenuta in Cina nel campo della matematica e dell’astronomia avrebbe aperto gli stessi cinesi a un discorso su Dio. Quindi pubblica diverse opere scientifiche in cinese con l’aiuto di letterati: fa conoscere ai cinesi la rotondità della Terra, l’esistenza degli antipodi, la natura delle eclissi, la grandezza degli astri, le sfere, i globi. E molti letterati si avvicinarono ai gesuiti, al cristianesimo, grazie alla matematica.
La seconda opera importante è il mappamondo: realizzò ben sei edizioni del mappamondo e una la donò all’imperatore. Grazie ad esso i cinesi, che erano convinti allora che la Cina fosse l’unico regno e che al di là della muraglia ci fosse solo barbarie e non civiltà, furono stimolati alla curiosità e anche ad aprirsi agli altri. Ricci inserì infatti dei punti importanti del cristianesimo accanto ad alcune località: per esempio accanto al luogo della Palestina scrisse in cinese “il Signore del Cielo qui si incarnò”. E presso Roma scrisse che vi era il Papa che viveva nel celibato e si occupava unicamente della religione cattolica. Una terza opera su cui vorrei soffermarmi è “Il vero significato del « Signore del Cielo »”. È un testo attraverso cui Ricci illustra le verità comuni a tutti gli uomini. È un punto decisivo nella strategia missionaria di Ricci. Ciò che unisce tutti gli uomini è la ragione, la ragione è capace di riconoscere alcune verità: l’esistenza di Dio, il Dio creatore, l’immortalità dell’anima. In essa tra l’altro si attaccava duramente il buddismo ed era una premessa, un’introduzione alle verità di fede. Ne abbiamo citate alcune, le più importanti, ma sono più di 20 le opere che padre Matteo Ricci scrisse.Sì, ricorderei un trattato di mnemotecnica, cioè un trattato per far crescere la capacità del ricordo; poi scrisse anche le “25 sentenze”, in cui raccoglie sentenze morali. Posso anche ricordare i “10 paradossi” e scrisse 8 canzoni per manicordo, clavicembalo.
Per completare il quadro ricordiamo infine un’ultima opera, il “Trattato sull’amicizia”, un’opera particolarmente importante a cui daremo ampio spazio in una prossima intervista.Prof. Petrucci, invece, volevo tornare su un tema di attualità: c’è un matematico e anche saggista, Piergiorgio Odifreddi, che recentemente in un articolo di stampa, parlando di Padre Matteo Ricci, ne ha dato una descrizione di questo tipo: “un emblematico caso di eterogenesi dei fini per un gesuita che, partito per convertire la Cina, passò invece alla storia per aver contribuito ad aprirla alla scienza”. Che cosa ne pensa?
Sicuramente questo è stato uno degli esiti più importanti, ma Odifreddi sbaglia se pensa che i due scopi fossero diversi, se non addirittura contrapposti. La conoscenza scientifica per Ricci è una introduzione alle verità di fede, non c’è contrasto tra fides e ratio. Proprio la scienza permette di capire il Creato e quindi di aprirsi al Creatore, il Creatore della ragione che introduce alla scienza è Dio, così come Dio è colui che dà il dono della fede.
Anche per questa volta il tempo a nostra disposizione è terminato, vi invito a seguirci nel prossimo appuntamento, nel corso del quale metteremo a fuoco l’aspetto forse più interessante di padre Matteo Ricci: il suo essere missionario e la sua capacità di conciliare due mondi apparentemente così distanti come la grande Cina rispetto a quello occidentale.
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Dopo aver ripercorso brevemente la sua biografia, ricordiamo che il gesuita maceratese ha scritto "moltissime opere di contenuto diverso, un contenuto religioso, morale,
scientifico, matematico, astronomico e geografico".

