| « Non truppe scelte, ma una comunità ecclesiale » |
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| giovedì 22 aprile 2010 | ||||||||
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“Le nuove tecnologie di comunicazione in rete stanno modificando profondamente le relazioni tra le persone e l’insieme dei rapporti sociali. Il web 2.0 sta sostituendo le piazze delle nostre città e diviene sempre più luogo dell’incontro, del lavoro, del commercio, della politica, della formazione, della stessa fede”. È la riflessione che mons. Claudio Giuliodori, vescovo di Macerata e presidente della Commissione episcopale per la cultura e le comunicazioni sociali della Cei, fa al Sir riguardo alle tematiche del Convegno “Testimoni digitali – volti e linguaggi nell’era crossmediale” (Roma 22-24 aprile). “Non c’è ambito del vivere umano – prosegue il vescovo - che non trovi spazio sulla rete e che non ne sfrutti le potenzialità. Si fanno spesso le stesse cose che si facevano prima negli spazi fisici, ma con più velocità, meno limiti materiali e di tempo, più possibilità di interazione e di scambio. Sono davvero straordinarie le opportunità offerte dalla rete e dal nuovo ambiente digitale. Il rischio che si corre è quello di moltiplicare le relazioni vivendole però in modo più superficiali e frammentato. È necessario da una parte armonizzare l’on line con l’off line per una vita che sia umanamente armonica e significativa e dall’altra non dimenticare mai che non può esserci vero umanesimo senza l’apertura dell’esistenza umana alla dimensione trascendente e spirituale”.La cultura digitale – afferma mons. Giuliodori - ci offre il volto di un uomo sempre connesso con tutti e in grado di unificare la sua vita dalla famiglia al lavoro, dalle amicizie agli hobby, senza soluzione di continuità. Il digitale esalta la dimensione relazionale della persona, ma nello stesso tempo un overdose di relazioni non garantisce, anzi mette a rischio la qualità degli stessi rapporti umani. Certamente per l’umanità si apre una nuova era e molti dei parametri che fino ad oggi regolavano la vita sociale e i rapporti tra i popoli verranno profondamente modificati dal diffondersi della banda larga e delle comunicazioni digitali. Per la Chiesa è una nuova sfida da affrontare. Occorre abitare senza paura il nuovo continente digitale per far risuonare anche in questo nuovo contesto la proposta del Vangelo. Per questo servono “testimoni digitali”, ma non nel senso di truppe scelte mandate ad evangelizzare il web, quanto piuttosto nel senso di una comunità ecclesiale che nel suo insieme e in tutti gli ambiti di vita fa risuonare la verità del Vangelo nella nuova cultura digitale che tutti respiriamo e in cui tutti oramai siamo immersi”.
Pubblicato in www.agensir.it
Mercoledì 21 Aprile 2010
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