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Padre Matteo Ricci e il tema dell'amicizia PDF Stampa E-mail
venerdì 30 aprile 2010
mostra_matteo_ricci_3.jpgIl tema dell'amicizia secondo Padre Matteo Ricci, un concetto chiave della sua opera evangelica in Oriente, spiegato da Paolo Matcovich, direttore dell'ufficio per il dialogo e l'ecumenismo interreligioso della diocesi di Macerata. Un trattato e ben 100 sentenze dedicate da Ricci a questo argomento, una virtù capace di far crescere la società. L'amicizia fa da ponte culturale, prepara il terreno all'evangelizzazione e rappresenta un tema di perenne attualità. L'intervista di Silvio Vitelli External link .
 
 
 
 
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Facendo click sul link o sull'immagine, è possibile ascoltare subito l'intervista, in streaming. Per salvarla, fare click con il pulsante destro e scegliere "Salva oggetto con nome" o "Salva destinazione con nome".

Le interviste possono essere trasmesse o pubblicate, purché siano citati la fonte e l'autore.

Ricordiamo che nel canale Youtube di ChiesaMarche External link è possibile ascoltare tutte le interviste audio pubblicate. Le più recenti sono disponibili anche cliccando sulla sezione "Audio" della colonna di sinistra e poi sulla voce "Interviste audio".

silviovitelli.altervista.org External link
 
 
  

Testo dell'intervista

Ben ritrovati su chiesamarche.org . Ancora Padre Matteo Ricci è il protagonista di questa serie di contributi audio, questa volta per approfondire uno dei temi molto cari dell’illustre gesuita maceratese. Parleremo infatti dell’amicizia e lo faremo con il prof. Paolo Matcovich, della Commissione diocesana maceratese su Padre Matteo Ricci e direttore dell’Ufficio diocesano per il dialogo e l’ecumenismo interreligioso.

Il prof. Matcovich è pronto in collegamento web. Buongiorno e grazie di aver accettato il nostro invito.

Buongiorno e grazie a voi.

Abbiamo detto che parleremo di amicizia, un argomento che a primo impatto non sembra legarsi al filone che stiamo seguendo su Matteo Ricci. Vogliamo invece spiegare cosa unisce profondamente questi due elementi?

Può non sembrare e invece sembra moltissimo, perché appunto Matteo Ricci dedica 100 sentenze all’amicizia, un minitrattato, una sorta di vademecum, dal genere vicino all’aforisma confuciano e alla precettistica di Seneca, con contenuti della cultura classica greca e latina. Quindi potremmo dire che l’amicizia è a tutto tondo un tema ricciano. Poi è anche un tema fortemente antropologico e si sa che Matteo Ricci spessissimo si richiama a quello che è il patrimonio antropologico e valoriale non solo dell’Occidente ma anche dell’uomo in quanto tale, della specie umana insomma.


Qual è il pensiero di Ricci riguardo all’amicizia? Cosa emerge da questi scritti che ha appena citato?

Emerge nell’amicizia una natura di legame estremamente profondo con l’altro. Per farle un esempio, nelle prime due sentenze si dice così: “Il mio amico non è altro che la metà di me stesso”. Si ricorda il De amicitia di Cicerone, ci sono anche delle reminiscenze di Ovidio sui sentimenti umani, “anzi – aggiunge – un altro me stesso, perciò devo considerare l’amico come me stesso”. La seconda sentenza recita: “Sebbene l’amico e io abbiamo due corpi nei due corpi c’è un cuor solo”. È addirittura evangelico, “un cuor solo e un’anima sola” (At 4,32).
Quindi si inscrive l’amicizia tra i sentimenti che caratterizzano non solo le relazioni umane per un aiuto reciproco, una felicità reciproca, ma anche in quella virtù – l’amicizia – che è capace di far crescere la società. C’è anche una dimensione non solo interrelazionale, amicale appunto dell’amicizia, ma anche sociale, comunitaria.

Quale preciso significato aveva in quell’epoca scrivere un saggio sull’amicizia per la società cinese?

Sicuramente Matteo Ricci sceglie il tema dell’amicizia perché è un tema che trova fortemente eco nella cultura confuciana. Sicuramente una scelta sincera nel Ricci, perché sentita, ma anche strategica per un confronto con la cultura alta, con la cultura saggia, con la cultura nobile della Cina. Potremmo dire che in questo caso, tra i tanti risvolti, l’amicizia e le sentenze funzionano un po’ come da terreno di pre-evangelizzazione oltre che di ponte culturale. Non a caso per esempio noi vediamo che i temi squisitamente o dichiaratamente cristiani, di tipo evangelico, sull’amicizia restano sullo sfondo, sono un po’ come subliminali, all’interno delle sentenze. Non è mai citato in modo chiaro il contenuto eroico e straordinario dell’amicizia cristiana, quando si dice che è vero amico colui che è pronto a dare la vita per l’altro. Questa espressione, che è tipicamente dell’amicizia cristiana, noi vediamo che non è presente nelle 100 sentenze.
Davvero mi sembra una scelta che poteva parlare alla Cina di quel tempo e che tuttora continua a parlare in un mondo globalizzato dall’intreccio di culture, spiritualità, etnie diverse.


In che modo può riguardare noi occidentali del Terzo Millennio?

L’amicizia esprime un movimento mai ad escludendum, ma sempre ad includendum e quindi, di fronte ai grandi fenomeni dell’immigrazione e dell’emigrazione, il sentirsi amici dei popoli, amici dell’altro cambia, rovescia il nostro modo di vedere, di sentire lo straniero. Quindi grazie all’amicizia e anche a questa grande tradizione che noi abbiamo e classica e cristiana, sicuramente possiamo essere sostenuti e aiutati in questo passaggio epocale.

Grazie prof. Matcovich per questo interessante intervento.

Grazie a voi. Credo che sia desiderio di tutti che questa figura straordinaria del nostro concittadino possa aiutare noi, uomini del Terzo Millennio, sempre più a vivere il nostro tempo con audacia, un’audacia creativa per il bene comune.
 
 
 
Noi torniamo puntuali la prossima settimana: ancora Padre Matteo Ricci sarà al centro della nostra breve chiacchierata, questa volta però concentrandoci esclusivamente sui nostri giorni, conoscendo meglio le iniziative che celebrano il IV Centenario della sua morte.

Per chiesamarche.org , Silvio Vitelli External link .
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