| Marche: primo maggio dimezzato |
|
|
|
| lunedì 03 maggio 2010 | ||||||||
Le deroghe alla chiusura festiva degli esercizi commerciali
Nelle Marche, in questi giorni, si è acceso un dibattito perché in occasione delle festività del 25 aprile (che era anche domenica) e del 1° maggio alcuni sindaci, per esempio di Ascoli Piceno, Fano, San Benedetto del Tronto, Porto Sant'Elpidio hanno firmato delle "deroghe" per l'apertura straordinaria degli esercizi commerciali. I primi cittadini hanno motivato la loro decisione con la coincidenza di queste date con particolari manifestazioni e con la necessità di rendere le città, soprattutto quelle rivierasche, il più possibile attraenti in occasione di quelle che sono considerate le "prove generali" dell'estate. Non sono mancate le polemiche, soprattutto perché il 1° maggio è la festa di tutti i lavoratori, compresi titolari e commessi dei negozi. Oltre ai sindacati è intervenuta direttamente la Regione che, in una nota ufficiale del Servizio commercio, ha ricordato che "gli esercizi di vendita nelle due giornate del 25 aprile e del 1° maggio non possono tenere aperto se non col mancato rispetto della normativa regionale", facendo riferimento al Testo Unico del Commercio (legge regionale 27/2009). L'articolo 55 prevede in effetti che i Comuni possono "disciplinare" le deroghe alla chiusura domenicale e festiva ma devono comunicarlo alla Regione entro il 15 dicembre di ogni anno e, comunque, "gli esercizi di commercio al dettaglio in sede fissa devono rimanere chiusi nei seguenti giorni: 1° maggio, 25 aprile, 25 dicembre, 26 dicembre e 1° gennaio".
Programmare gli "eventi". Contrario all'apertura degli esercizi commerciali il 1° maggio è il neopresidente di Confcommercio regionale (e provinciale di Ascoli), Igino Cacciatori, per il quale "se ci sono delle regole vanno rispettate e i giorni di chiusura inderogabili devono rimanere tali". Ma non è solo una questione di legge. "Ero d'accordo per l'apertura dei negozi del centro nella mia città il 25 aprile - dice - quando c'era una grande manifestazione enogastronomica. Per eventi di questo tipo sono comprensibili delle eccezioni, ma in generale le deroghe vanno concordate e soprattutto vanno pianificati gli eventi che in diversi periodi dell'anno e in diverse zone di una stessa città permettano una ripresa vera del commercio". Per Cacciatori, insomma, in base anche ai riscontri avuti finora, non sono questi giorni isolati di apertura o iniziative particolari come le "notti bianche" che possono aiutare veramente la ripresa di un settore in difficoltà, dato il crollo dei consumi determinato dalla crisi. "Per risollevare il commercio - riflette il presidente - occorre una seria programmazione annuale di eventi e la costruzione di percorsi turistici. Si parla sempre dei negozi ma anche luoghi di interesse storico-artistico, chiese comprese, rimangono spesso inaccessibili per i turisti che arrivano nelle nostre belle città marchigiane". Famiglie sacrificate. "Se è vero che viviamo in un momento di crisi, nella nostra Regione si dovrebbe far riprendere la produzione più che il consumo". Ad affermarlo è Mario Vichi (diocesi di Senigallia), nuovo responsabile regionale della pastorale del lavoro delle Marche, convinto che con queste misure "non si risolvono i problemi del lavoro" e a causa degli orari massacranti "molte famiglie di lavoratori del commercio sono sacrificate". "È chiaro che nelle città dove c'è una prevalente economia turistica le aperture dei negozi devono essere regolamentate in maniera diversa, ma le feste, civili o religiose che siano, devono rimanere giorni di riposo vero, altrimenti si perde sia il senso del lavoro sia il senso della festa". Per Vichi, comunque, bisognerebbe allargare la riflessione anche alle frequenti aperture domenicali dei centri commerciali che hanno obbligato i piccoli negozi, magari a conduzione familiare, a lavorare continuamente: "Forse - dice - si dovrebbe pensare a valorizzare di più il patrimonio storico-artistico della Regione e i centri storici, in modo da creare un sistema turistico che funzioni veramente". Pericolo "disumanizzazione". Don Giuspeppe Capecci, responsabile della pastorale del lavoro della diocesi di Ascoli, città nell'occhio del ciclone delle polemiche, si pone il problema se "l'economia e il guadagno possono diventare i punti di riferimento assoluti". "Quello che mi preoccupa - dice - non sono i negozi aperti la domenica, in certi periodi dell'anno, o in estate, soprattutto nelle località turistiche, ma la progressiva disumanizzazione della vita delle persone". Infatti, se "aumentano sempre di più i giorni di festa in cui i lavoratori del commercio devono lavorare, cosa rimane della loro vita di relazione e di fede?". Per don Capecci, se è vero che il lavoro rimane un "valore" importantissimo, necessario a garantire la realizzazione dell'uomo e della famiglia, proprio quest'ultima non deve essere penalizzata da un impegno troppo faticoso. "Anche passare il tempo con i propri cari, specialmente i figli, che meritano più dei ritagli di tempo, è importante, e tutto sommato 'economicamente' conveniente per la società, che si arricchisce di giovani educati bene e, quindi, attivi e motivati".
A CURA DI SIMONA MENGASCINI
Powered by !JoomlaComment 3.26
![]() 3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved." |
||||||||
| < Prec. | Pros. > |
|---|




