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Pesaro: veglia di Pentecoste PDF Stampa E-mail
martedì 25 maggio 2010
“La liturgia di questa sera ci invita con forza ad invocare l’azione dello Spirito su tutti noi e sulla nostra Chiesa locale”: con queste parole, sabato 22 maggio in Cattedrale, S.E. Mons. Piero Coccia ha dato inizio alla Veglia di Pentecoste, guidata e animata da un gruppo di persone appartenenti al “Rinnovamento nello Spirito”.
La Veglia ha offerto ancora una volta l’occasione per riflettere soprattutto su una domanda: che cos’è lo Spirito Santo? Come scende su di noi e come possiamo riconoscerlo?
Nell’”Atto penitenziale”, primo momento della celebrazione, è stata già indicata implicitamente la risposta: lo si può riconoscere dagli effetti storici, concreti, tangibili che ha generato e continua a generare. Lo Spirito infatti non ha nulla di astratto o di evanescente: è una “vita nuova”, che penetra dentro la carnalità degli uomini (dentro i loro dubbi e tristezze, le durezza di cuore, le divisioni e le schiavitù) e trasforma tutto in certezza, gioia, amore, unità e libertà.
Non è un sogno. È stato così fin dai tempi degli Apostoli, i quali, dopo la morte di Gesù, si ritrovarono pieni di dubbi sul loro Maestro, chiusi in un meschino individualismo, terrorizzati dal presente e incapaci di speranza per il futuro, desiderosi solo di farsi dimenticare.
Lo Spirito Santo, invece, discendendo su di loro, bruciò come un fuoco quelle fragilità e le spazzò via come un vento impetuoso, infondendo tanta certezza e tanto coraggio da renderli capaci di annunciare il Vangelo “fino agli estremi confini della terra”e di donare la vita per il loro Signore.
Così è nata la Chiesa e così, in forza di questo ripetersi ininterrotto dell’azione dello Spirito, essa continua a vivere ancora oggi.
Anche la nostra diocesi ha dunque bisogno dell’intervento dello Spirito: l’Arcivescovo lo ha invocato, chiedendo di infondere i suoi sette doni e soprattutto chiedendo unità: “Il rischio dell’esperienza della Torre di Babele - ha detto - è sempre presente nella vita della Chiesa, anche della nostra chiesa. Dobbiamo pregare perché essa rimanga sempre fedele all’azione dello Spirito, che la porta a superare ogni forma di individualismo ecclesiale delle sue articolazioni attraverso la guida del suo Pastore”.
Se è vero, infatti, che “lo Spirito soffia dove vuole” e lo fa in modo inaspettato, in luoghi inaspettati e in forme prima non immaginate, è anche vero che il suo soffio non disperde ma raduna, perché la Verità e l’Amore uniscono.

Paola Campanini

 

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Fa udire i sordi e fa parlare i muti.

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