| Un’informazione a senso unico sul cosiddetto ‘caso Eluana’ |
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| lunedì 14 giugno 2010 | ||||||||
In foto, da sinistra: Pino Ciociola, Vincenzo Varagona, Emanuele Grisostomi, Lucia Bellaspiga.
“Eluana non pesava 40 chili quando è stata mandata a morire e il suo cervello non era atrofizzato e ridotto alla metà di un normale cervello: era anzi una ragazza sana, pesava circa 55 chili, il suo cervello era al 100% e il protocollo che ne ha determinato la fine per riduzione della somministrazione di alimenti suona sempre di più come una condanna a morte”.
Questa la sintesi della testimonianza di Lucia Bellaspiga e Pino Ciociola, inviati di Avvenire, Sabato 5 Giugno 2010 a Penna San Giovanni (MC), dove hanno presentato, in un incontro intervista con il giornalista Rai Vincenzo Varagona, presidente regionale Ucsi, i risultati della loro inchiesta sintetizzati nel volume “Eluana i fatti”. Un incontro che ha impressionato i presenti, come tutti abituati a un’informazione a senso unico sul cosiddetto ‘caso Eluana’. Perché da questa vicenda sono uscite informazioni fuorvianti? Difficile dirlo, hanno risposto i due inviati: la Bellaspiga, in particolare, è stata fra i pochissimi giornalisti a poter vedere Eluana quando si trovava nella struttura lecchese, assistita da una comunità di religiose che l’ha seguita per 15 anni, prima del trasferimento in Friuli, nell’unica struttura che ha accettato di applicare il protocollo reso applicabile dalla magistratura dopo una serie di richieste, prima respinte, poi in ultima istanza accolte, dal papà di Eluana. Le religiose, tra l’altro hanno smentito che la ragazza fosse tenuta in vita da tubi e macchine: la sua, hanno spiegato anche attraverso un video realizzato da Ciociola e trasmesso a Penna San Giovanni, dopo il saluto del sindaco Emanuele Grisostomi, era una camera normalissima, nessun tubo se non il sondino attraverso il quale veniva alimentata. Eluana veniva quotidianamente portata a passeggio in sedia a rotelle e, ha testimoniato la Bellaspiga, ha mostrato in mia presenza di reagire agli stimoli, sorridendo con evidenza a fronte di una battuta pronunciata da una persone che l’assisteva e che aveva destato l’ilarità di quanti si trovavano in quel momento in camera. Non solo, si legge nel libro, ma Eluana ha percepito, quando il cambiamento di di struttura e di camera reagendo con nervosismo, tossendo ripetutamente, graffiandosi cone le unghie le braccia nel tentativo di impedire un destino ormai ineluttabile. Un libro amaro, ma necessario, su una vicenda, hanno concluso i due autori, che si presenta come i tentativo di introdurre nella nostra prassi quanto giuridicamente non può ancora passare, cioè in nucleo iniziale dell’eutanasia.
Vincenzo Varagona
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