| Intervista a Don Paolo Gentili |
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| martedì 22 giugno 2010 | ||||||||
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Intervista a Don Paolo Gentili - Direttore Nazionale dell’Ufficio di Pastorale Familiare della Conferenza Episcopale Italiana, intervenuto al Convegno Nazionale "Dal noi della famiglia al noi del bene comune", Senigallia 18-22 Giugno 2010. È davanti agli occhi di tutti la situazione di grave crisi economica in cui versano tante famiglie. Come accoglie la chiesa questa sfida?Evidentemente è un momento di passaggio, di crisi e di difficoltà per le famiglie italiane ed è probabile che questo momento sarà abbastanza lungo, allora cogliamo, proprio durante questi giorni di convegno, una nuova ventata di speranza. Certamente noi tutti auspichiamo che la crisi passi presto, ma auspichiamo anche che questa situazione si trasformi in una capacità nuova di solidarietà tra le famiglie, di attenzione a chi si trova nel disagio sociale e lavorativo. Mi ha colpito che in uno dei laboratori 27 persone su circa 550 che fanno parte di questo Convegno, 21 erano in cassa integrazione. Occorre ricostituire una nuova civiltà in cui, come fratelli, ci si sostenga, ci si aiuti. Occorrono, inoltre, politiche nuove che sostengano la famiglia fondata sul matrimonio, perchè questo è il vero futuro della società..Si avverte sempre più l’urgenza di una preparazione seria al matrimonio attraverso un percorso non solo dottrinale ma anche pratico di vita cristiana. La chiesa avverte questa necessità? Sicuramente si sono fatti grandi passi nella preparazione alle nozze. A tutti noi, se andiamo a sentire i nostri genitori, i nostri nonni, ci dicono che una volta non c’era assolutamente una preparazione al matrimonio. Questo perchè la società era diversa. Oggi occorre incontrare queste coppie di fidanzati e, soprattutto, aiutarle a reincontrarsi con la Chiesa perchè spesso, oltre l’ottanta per cento di coloro che si presentano per le nozze, hanno abbandonato la Chiesa da oltre quindici anni, dai tempi della Cresima, per chi l’ha fatta. Questo per noi vuol dire creare un’occasione speciale, in cui soltanto gli sposi insieme con i sacerdoti, religiosi, religiose in un lavoro di equipe con delle competenze di esperti in questa stretta unità virtuosa può fare un vero accompagnamento. Non si tratta tanto di dare delle nozioni, si tratta di farli innamorare della Chiesa, di far loro riscoprire la bellezza dell’amore sponsale, di far capire che si può camminare insieme come famiglia e di creare l’opportunità perchè dopo il matrimonio si abbia il desiderio forte di tornare alla Parola, all’Eucaristia, alla vita della comunità.
In foto: don Paolo Gentili (fonte: www.pastoralegiovanile.com
).Pensiamo alle donne che, in un momento di crisi economica, potrebbero essere tentate di rinunciare ad una gravidanza oppure di interromperla, quale messaggio di speranza vuole mandare loro?Il card. Bagnasco, nell’ultima assemblea dei Vescovi, ha sottolineato i rischi di un suicidio demografico. Oggi è di circa l’1,41% la percentuale dei figli fatti dalle varie coppie di sposi italiani. E’ un numero allarmante. Se non si fanno figli è perchè viene a mancare la fiducia nella vita e soprattutto perchè le famiglie numerose non sono poi realmente sostenute, sembra che i figli diano soltanto dei costi e invece sono la vera risorsa. Noi stiamo invecchiando come società, questa è una società che se continua con questo orizzonte demografico sta perdendo il suo futuro e, tra l’altro, si sta invece arricchendo di nuove presenze che vengono da altri paesi, che sta cambiando strutturalmente la cultura della nostra società. Ecco perchè va sostenuta la famiglia, perchè sia la vera culla dove la vita può rinascere, dove gli sposi tra loro si sostengono anche nell'educazione dei figli, dove i costi dei figli (e qui sto parlando di un’altra proposta che il card.Bagnasco ha sottolineato) siano sostenuti dentro politiche autentiche, dove il quoziente familiare sia la vera risorsa per avere un futuro. Occorre mettere la famiglia fondata sul matrimonio al centro. Questo crea la possibilità anche di dare speranze nuove a quelle donne che sono nell’incertezza se affacciarsi o meno all’accoglienza della vita.
Dal noi della famiglia al noi del bene comune, un convegno nazionale che pone le basi, per quanto riguarda la pastorale familiare, per i lavori del Congresso Eucaristico Nazionale del prossimo anno?
Sì, assolutamente. È molto bello che questo Convegno sia inserito nel grande evento del Congresso Eucaristico e in qualche modo, in parte, lo anticipa. C’è un legame forte tra l’Eucaristia e la famiglia fondata sul matrimonio perchè è proprio in questo rapporto sponsale tra Cristo e la Chiesa, sua sposa, dove Cristo offre il suo Corpo, il suo Sangue, come sull’altare, dove Cristo si china a lavare i piedi all’umanità. E' qui che nasce la famiglia. Nei rapporti risanati in cui i rapporti di sangue siano in qualche modo vivacizzati dai rapporti dello spirito, nell’unico Padre. Ecco perchè l’Eucaristia è il vero cibo che aiuta a trasformare anche le famiglie, essa rinnova la capacità di dono. E' molto importante che l’orizzonte sia il cammino verso il Congresso Eucaristico del 2011 nelle Marche. Per questo abbiamo scelto le Marche, per questo siamo a Senigallia: proprio per preparare la strada a questo grande evento.
Quale messaggio vuol dare alle giovani coppie alle prese con scelte importanti da compiere?Il messaggio è soprattutto uno: che non sono soli, non si devono sentire soli, non possono rimanere soli. Non sono soli perchè c’è una unità cristiana che li accoglie, che li sostiene nei primi passi, vista la preparazione al matrimonio e poi quando iniziano i problemi più seri come quando arrivano i figli, quando la coppia deve riscoprirsi non solo nel ruolo genitoriale, che è così importante, ma riscoprirsi realmente come coppia che condivide l’educazione. Coppia di sposi che si amano nella differenza tra uomo e donna, ma anche nella reciprocità. Non sono soli perchè non c’è più una pastorale che si rinchiude nel proprio settore, ma ognuna è chiamata a mettersi in relazione con le altre pastorali. Quindi c’è la pastorale sociale del lavoro, ma anche la pastorale vocazionale, la pastorale giovanile. E’ questa la vera sfida che, come Chiesa, ci attende: mettere la famiglia come centro e anima di tutta la pastorale. Non si può pensare a una catechesi che sia esclusiva per i più piccoli ma non coinvolga le famiglie. Non si può pensare a delle famiglie che non siano sostenute nel passare la sede ai propri figli. Ecco perchè io vedo da questo un grande incoraggiamento. A Senigallia abbiamo avuto oltre 100 diocesi rappresentate di tutta Italia, 550 i convegnisti e, perciò, ho visto un alito di speranza per la Chiesa italiana. Tante coppie, tanti sacerdoti, tanti religiosi che si mettono al servizio della famiglia. E’ questo il vero futuro. Quindi ridico di nuovo alle famiglie: non siete sole, non rimanete sole ma legatevi anche in un associazionismo familiare, in una comunità parrocchiale che sia punto di riferimento. Soprattutto siate fermento dell’intera società. Michela Gambelli
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Sicuramente si sono fatti grandi passi nella preparazione alle nozze. A tutti noi, se andiamo a sentire i nostri genitori, i nostri nonni, ci dicono che una volta non c’era assolutamente una preparazione al matrimonio. Questo perchè la società era diversa. Oggi occorre incontrare queste coppie di fidanzati e, soprattutto, aiutarle a reincontrarsi con la Chiesa perchè spesso, oltre l’ottanta per cento di coloro che si presentano per le nozze, hanno abbandonato la Chiesa da oltre quindici anni, dai tempi della Cresima, per chi l’ha fatta. Questo per noi vuol dire creare un’occasione speciale, in cui soltanto gli sposi insieme con i sacerdoti, religiosi, religiose in un lavoro di equipe con delle competenze di esperti in questa stretta unità virtuosa può fare un vero accompagnamento. Non si tratta tanto di dare delle nozioni, si tratta di farli innamorare della Chiesa, di far loro riscoprire la bellezza dell’amore sponsale, di far capire che si può camminare insieme come famiglia e di creare l’opportunità perchè dopo il matrimonio si abbia il desiderio forte di tornare alla Parola, all’Eucaristia, alla vita della comunità.






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