| Festa del porto |
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| mercoledì 07 luglio 2010 | ||||||||
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Una festa di popolo, quella del Porto, che si festeggia ogni anno la prima domenica di luglio; una festa nata nel rione più antico e caratteristico di Pesaro, ma entrata ormai, con gli anni, nel cuore di tutta la città e del territorio circostante.
Gli importanti risvolti che, nel tempo, essa ha avuto sul tessuto civile ed economico della nostra comunità locale – ha detto S.E. Piero Coccia celebrando la Santa Messa sotto il tradizionale tendone – non devono farci dimenticare che è stata la fede degli abitanti, e in particolare la loro devozione alla Madonna della Scala, il grembo da cui la Festa del Porto è nata. “Ancora oggi, ha sottolineato l’Arcivescovo, il punto nevralgico, la matrice da cui si origina questa festa è la comunità cristiana del porto: una comunità che ho avuto il piacere di visitare qualche mese fa e che ho trovato consapevole del suo ruolo, viva e impegnata con il suo parroco don Marco, il vice don Lorenzo, il diacono Giorgio e tutti i collaboratori”. Certo, ha proseguito mons. Coccia, nella nostra società post-moderna il cristianesimo è diventato, come afferma lo studioso Charles Taylor, solo una delle tante possibilità esistenti, ma proprio per questo chi lo sceglie deve viverlo in modo motivato e appassionato, avendo soprattutto consapevolezza degli elementi costitutivi che caratterizzano una comunità cristiana. L’esperienza del Mistero di Cristo, innanzitutto, e della sua Croce: “Noi non siamo, ha detto mons. Coccia, un’associazione di liberi pensatori che seguono le mode del momento e vivono la fede come un self-service di soggettivismo e di opzionalità; noi viviamo e ci formiamo nell’autentica tradizione della vita e del magistero della Chiesa”. Questa prima condizione rende possibile anche la seconda: la capacità della comunità cristiana di incidere sulla società, di rinnovarla e di porsi come interlocutrice delle istituzioni civili. Non è un caso che, al termine della celebrazione, don Marco si sia rivolto alle numerose autorità cittadine presenti, invitandole a un dialogo aperto per affrontare non solo l’annoso problema del porto, ma anche quello più pressante della disoccupazione e delle nuove povertà: “Sono tanti quelli che bussano alla nostra porta per chiedere aiuto”, ha detto il Parroco. L’esperienza multiforme della sofferenza umana però - ha precisato l’Arcivescovo - trova significato e speranza nella croce di Cristo. Da questa consapevolezza si genera la terza caratteristica della comunità cristiana, che è la gioia: “Non possiamo permetterci di guardare al passato con nostalgia, di essere ripiegati su noi stessi, afflitti dal pessimismo; dobbiamo guardare al futuro con la certezza della resurrezione”. Dopo aver riproposto alcune linee della sua azione pastorale (formazione e responsabilizzazione dei laici, unificazione delle piccole parrocchie contigue) S.E. Mons. Coccia ha benedetto l’assemblea, esprimendo un particolare ringraziamento al Coro e al Comitato organizzatore. Tutto il programma della giornata, con il suggestivo lancio della corona in mare per ricordarne i caduti, il folclore festoso delle bancarelle e gli immancabili fuochi d’artificio, è stato affidato alla Vergine Maria, “associata particolare all’opera della redenzione e porto speciale di salvezza”. Pesaro 7 luglio 2010
Paola Campanini
Arcidiocesi di Pesaro
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