| «Diversamente sazi» |
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| lunedì 21 marzo 2011 | ||||||||
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Oggi assistiamo ad una rappresentazione fasulla dell’esistenza; c’è un tentativo di mettere in primo piano il successo basato sull’artificiosità, la scalata furba, il guadagno facile, l’ostentazione e il mercimonio di sé.
Di fronte a questo disastro antropologico, la sfida educativa per noi cristiani è mettere in atto azioni concrete che possano creare stili di vita conformi al progetto originale di Dio. Riteniamo che la Quaresima sia un tempo propizio per riscoprire la bellezza dell’essere umano, delle relazioni, di uno stile di vita sobrio, giusto e solidale. Per essere in grado di ridare all’uomo e alla donna di oggi la vera identità, vogliamo condividere alcuni criteri che dovrebbero guidare le scelte delle nostre vite: • LA RICERCA DEL BENE COMUNE. «L’insieme di quelle condizioni della vita sociale che permettono sia alle collettività, sia ai singoli membri, di raggiungere la propria perfezione più pienamente e più celermente» (Gaudium et Spes, 26). • LA DESTINAZIONE UNIVERSALE DEI BENI. Dio ha destinato la terra e tutto ciò che essa contiene (l’acqua che beviamo, la terra dove costruire e coltivare, il sole fonte di vita e di energia…) all’uso di tutti gli esseri umani e di tutti i popoli. • L’INTERDIPENDENZA. L’uomo che pensa solo a sé e non si sente parte di un progetto e di una rete di relazioni compie i danni maggiori. È necessario riscoprire forme concrete di solidarietà interculturale e intergenerazionale, sentendoci responsabili dei nostri comportamenti verso tutti gli esseri umani e verso le generazioni future. Da questi criteri nascono alcuni obiettivi: 1. Nuovo rapporto con Dio: un Padre che ti cerca, ti guarisce, ti sostiene, è innamorato di te e prova gioia di averti come figlio (Gv 16,27). 2. Nuovo rapporto con la natura: dono di Dio e “sora nostra madre terra”; dalla violenza ambientale al rispetto del Creato. 3. Nuovo rapporto con le cose: non più viste come merci ma come beni; dal consumismo sfrenato al consumo critico; dalla dipendenza all’uso sobrio ed etico. 4. Nuovo rapporto con le persone: educare alla bellezza dell’incontro e della convivialità, alla non violenza; riscoprire nell’altro, soprattutto nel più povero, il volto di Dio. 5. Nuovo rapporto con la mondialità: l’altro non più come minaccia, ma come dono; dall’indifferenza alla responsabilità e solidarietà; dalla chiusura al coinvolgimento. Bisogna passare da una civiltà del sempre più ad una civiltà del può bastare, forse è già troppo. Caritas Diocesana Centro Missionario Diocesano Ufficio Pastorale Sociale/Lavoro
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