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Omelia di Mons. Giuliodori a San Flaviano PDF Stampa E-mail
lunedì 11 aprile 2011
Quest’oggi è davvero “grandissima la nostra gioia”, non inferiore a quella del popolo d’Israele quando fu riedificato il tempio di Gerusalemme e riportato al suo antico splendore, come abbiamo ascoltato nella prima lettura tratta dal libro dei Maccabei. Proviamo gli stressi sentimenti di quel popolo festante che “si prostrò con la faccia a terra, e adorarono e benedissero il Cielo che era stato loro propizio” (1Mac 4, 55). Il nostro cuore è colmo di gratitudine verso il Signore perché ci dà la gioia di poter riaprire solennemente e di riconsegnare al culto, restaurato in tutto la sua maestosa bellezza, questo Santo Tempio. La Cattedrale è il luogo dove in modo tutto particolare “il Dio invisibile si fa visibile” come ha detto il Santo Padre consacrando lo scorso novembre la Basilica della Sagrada Familia a Barcellona. Da dove nasce il senso di stupore che ci avvolge e ci riempie di commozione? Certamente dalla bellezza, perché “la bellezza è la grande necessità dell’uomo - afferma ancoraBenedetto XVI -; è la radice dalla quale sorgono il tronco della nostra pace e i frutti della nostra speranza. La bellezza è anche rivelatrice di Dio perché, come Lui, l’opera bella è pura gratuità, invita alla libertà e strappa dall’egoismo” (Omelia del 7 novembre 2010).

Ringrazio tutti quelli che sono qui per condividere questo momento di indicibile esultanza, in primo luogo i confratelli nell’episcopato: S. E. Mons. Cleto Bellucci, Arcivescovo emerito di Fermo; S. E. Mons. Francesco Brugnaro, Arcivescovo di Camerino - San Severino Marche; e non potevano mancare i vescovi  originari di questa diocesi: S. E. Mons. Giuseppe Orlandoni, Vescovo di Senigallia e S. E. Mons. Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano - Matelica. Saluto i Provinciali dei religiosi e i numerosi sacerdoti e diaconi presenti. Ci onora la presenza dei membri del Sovrano Ordine dei Cavalieri di Malta e dei Cavalieri del Santo Sepolcro. Saluto cordialmenteil Dott. Francesco Fiordomo, Sindaco di Recanti e i sindaci dei Comuni della Diocesi e dei Comuni limitrofi presenti con i loro gonfaloni, l’Assessore Regionale Luca Marconi, in rappresentanza del Governatore della Regione Marcheassieme alle autorità regionali, il Dott. Sante Copponi in rappresentanza di Sua Eccellenza il Prefetto di Macerata,  il Vicecommissario della Provincia Dott.ssa Tiziana Tombesi, il Questore Dott. Giuseppe Oddo, il Procuratore della Repubblica Dott. Mario Paciaroni, il Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici delle Marche Prof. Paolo Scarpellini, i Direttori e i responsabili delle Soprintendenze di Ancona e di Urbino. Ringrazio per la loro presenza le autorità militari qui rappresentate da tutti i rispettivi comandanti provinciali. Saluto cordialmente tutte le altre autorità civili, gli amministratori, i rappresentanti delle Confraternite e della società civile assieme a tutti i fedeli che gremiscono la Concattedrale e il piazzale antistante.

Questa solenne riapertura di San Flaviano avviene, non a caso, in prossimità della Pasqua. Il brano del Vangelo di questa quinta domenica di Quaresima illumina in modo straordinario anche il senso di questa celebrazione. Gesù, prefigurando e annunciando la sua risurrezione, richiama Lazzaro alla vita. In qualche modo anche questo Tempio, la cui planimetria sembra richiamare il corpo disteso del Signore con il capo reclinato, risorge e viene riportato alla vita tornando ad essere il luogo primario, la Chiesa madre, dove è bello e gustoso stare insieme eadorare Dio“in Spirito e verità” (cfGv 4, 24).
È questo il primo e fondamentale significato della riapertura di San Flaviano e questo è il motivo principale della nostra gioia. Il tempio di mura avrebbe ben poco valore se non fosse il segno e la testimonianza di una ritrovata unità e identità nella fede che ci fa sentire pienamente cittadini di questa Terra e nello stesso tempo proiettati verso il Cielo, come ricorda efficacemente San Paolo: “Così dunque voi non siete più stranieri né ospiti, ma siete concittadini dei santi e familiari di Dio, edificati sopra il fondamento degli apostoli e dei profeti, avendo come pietra d’angolo lo stesso Cristo Gesù. In lui tutta la costruzione cresce ben ordinata per essere tempio santo nel Signore; in lui anche voi venite edificati insieme per diventare abitazione di Dio per mezzo dello Spirito” (Ef2, 19-22).
Queste pietre sono state assemblate nel corso dei secoli con grande maestria in modo da esprimere, attraverso l’armonia degli spazi e la bellezza degli apparati decorativi e pittorici, la fede del popolo recanatese. Oggi tornano a raccontare con grande forza e chiarezza un cammino di intensa e splendida spiritualità che ha segnatola storia della Città e non solo. Respiriamo e gustiamo la fede che qui nel tempo ha preso forma e si è distillata in espressioni artistiche di indubbia bellezza. Nello stesso tempo però, mentre restiamo affascinati da un’eredità tanto bella e preziosa, siamo chiamati a dare continuità all’edificazione della Chiesa viva che è il Corpo del Signore. E per questo c’è bisogno soprattutto di pietre vive unite alla pietra angolare che è Cristo, come ricorda San Pietro: “Avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo e per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, mediante Gesù Cristo” (1Pt 2, 4-5).
Le pietre della Cattedrale di San Flaviano, con grande fatica, sono tornate a splendere. Ma ora non possiamo non chiederci: saprà essere altrettanto viva e splendida la fede dei recanatesi? Abbiamo certamente onorato Dio riaprendo questo suo Tempio masaremo ugualmente capaci di intraprendere l’ancor più necessario e difficilelavoro di edificazione spirituale e morale della comunità recanatese? Riusciremo ancora ad alzare lo sguardo verso le grandi opere di Dio che ispirano e rendono possibili le grandi opere umane, senza lasciarci risucchiare dal materialismo e dal relativismo dei nostri giorni? Carissimi fedeli, con tutta onestà, credo che dobbiamo aver il coraggio di chiedere oggi al Signore che come un terremoto geologico ci ha costretto, in qualche modo, a metter mano a questa impresa materiale un altrettanto forte e profondo terremoto interiore possa spingerci ad un profondo e sincero rinnovamento spirituale.
Da questa Chiesa di San Flaviano, elevata nel 1804 al rango di Basilica da Pio VII, la fede può e deve ripartire perché questo è il compito di una Chiesa Cattedrale. Qui sperimentiamo che cosa significhi essere “edificati sopra il fondamento degli apostoli”, anche perché qui si esercita il magistero del Vescovo. La qualifica di questa Chiesa come Cattedrale deriva, infatti, dall’essere il luogo dove il Vescovo, in quanto successore degli apostoli, esercita, appunto dalla Cattedra, il suo ministero di guidare, istruire e santificare il popolo a lui affidato. Fin dai primi secoli le Cattedrali costituiscono il centro visibile dell’unità della comunità ecclesiale attorno al Vescovo. Quest’oggi non solo Recanati, ma tutta la Chiesa diocesana è in festa perché si ricompone nella sua pienezza, passatemi l’espressione, il collegio delle cinque cattedrali, peculiarità e vanto di questa diocesi.  
Anche per me, come Pastore, questa riapertura riveste un significato particolare. È come se mi venisse riconsegnata la Cattedra in tutta la sua ampiezza e bellezza. Sento pertanto che, anche per il mio ministero, la riapertura di San Flaviano si traduce in un rinnovato impegno a servizio della santificazione della comunità diocesano e in particolare di quella recanatese. Per questo non mancherò di presiedere proprio in questa Concattedrale le principali celebrazioni pasquali della prossima Settimana Santa. E anche la solenne Messa Crismale del Giovedì Santo con tutti i sacerdoti della Diocesi, giovedì 21 aprile, si svolgerà in questa Concattedrale.
Il valore della Cattedra in questa Chiesa poi è particolarmente evidenziato dalla presenza dei resti mortali di un Papa. La Cattedrale di San Flaviano conserva infatti le spoglie di Gregorio XII, il veneziano Angelo Correr, che fu eletto Pontefice il 30 novembre del 1406 in un tempo difficile per la vita della Chiesa, al punto che per salvaguardare il bene superiore della comunione ecclesiale abdicò il 4 luglio del 1415, ritirandosi proprio a Recanti dove morì il 18 ottobre del 1417. Come sottolineava il Card. Comastri in occasione della presentazione del Volume sulle Cattedrali della Diocesi, la Cattedra dei Vescovi è sempre legata al Cattedra di Pietro e dei suoi successori. In questo caso il legame è davvero forte e ben visibile. Per cui in questo momento sentiamo anche il dovere, nella memoria di Gregorio XII qui sepolto, di esprimere la nostra vicinanza e il nostro affetto al successore di Pietro, Benedetto XVI, e la nostra sincera gratitudine per il suo alto e illuminante Magistero.
La fedeltà al Magistero e la radicalità nella testimonianza della fede sono richiamate anche dal Santo titolare di questa Concattedrale che, secondo la tradizione più recente (per il Vogel a partire dal 1587) è il San Flaviano, patriarca di Costantinopoli nel V secolo e soprattutto grande e strenuo difensore della fede cattolica di fronte all’eresia monofisita, fino al martirio, come attestato dal Concilio di Calcedonia del 451. Il legame con l’Oriente è un’altra caratteristica che con la riapertura di San Flaviano dovremmo riscoprire in quanto illustri prelati recanatesi hanno rivestito ruoli quanto mai significativi come il Card. Ruggero Antici (+1883), nominato da Pio IX Patriarca di Costantinopoli o il vescovo Condulmari Filippo (+1688) che fu Arcivescovo di Nazareth. È davvero impressionante l’elenco di recanatesi insigni nella vita della Chiesa.
E un altro insigne figlio di questa terra marchigiana, fecondata nei secoli dalla fede, avrà il compito di tenere a battesimo la ripresa della vita spirituale e delle attività pastorali in San Flaviano che, non dimentichiamolo è anche parrocchia. Sarà Sua Eminenza Elio Sgreccia, creato di recente Cardinale da Benedetto XVI, a presiedere la solenne celebrazione di apertura delle quarantore, domenica 17 aprile alle ore 18.00. In questa Cattedrale, tra le prime in Italia, nel 1542, ebbe inizio la pratica delle quarantore. Un tempo di adorazione e di intima vicinanza al Signore rimasto, secondo il calcolo di Sant’Agostino, quaranta ore nel sepolcro. Ci auguriamo che da quest’anno la pia pratica religiosa delle quarantore ritorni a riscaldare i cuori dei recanatesi come avvenuto per centinaia di anni, con grande e devota partecipazione di popolo.
Anche questa Cattedrale, come tutto in Recanati, parla inoltre del particolare legame territoriale e spirituale con la Santa Casa di Loreto, basti pensare alla Chiesa di Sant’Anna di recente restaurata e riaperta anch’essa al culto. La storia di Recanati e quella di Loreto dal punto di vista ecclesiale sono davvero inscindibili. Ci auguriamo che anche questo animo mariano torni ad ispirare e innervare la fede e l’arte di questa Città che con orgoglio conserva opere di grande pregio, come l’annunciazione del Lotto, esposta in questi giorni al Quirinale.
Recanati merita a tutti gli effetti di essere riconosciuta e ammirata come Città lauretana. E se è giustamente ricordata e da tutti conosciuta anche come Città della Poesia per annoverare tra i suoi figli più illustri Giacomo Leopardi, non può dimenticare che è anche Città della Musica perché proprio tra queste colonne e al suono di questo organo, Beniamino Gigli ha fatto risuonare fin da bambino la sua indimenticabile e toccante voce, eseguendo melodie sacre. Nel cassone ligneo dell’organo è ancora ben visibile l’incisione del suo nome. Anche il maestoso organo, in questa circostanza è stato oggetto di un importante restauro perché non manchino allo splendore di San Flaviano quelle armonie spirituali che sono in grado di elevare la mente e il cuore.Grandi armonie riempiranno ancora San Flaviano che venerdì prossimo ospiterà un importante concerto dell’Orchestra Filarmonica Marchigiana diretta dal maestro Marco Mencoboni.
Con l’occasione dei restauri e grazie alla generosa collaborazione di benefattori San Flaviano non è stata solo riportata al suo antico splendore. È stata infatti dotata di importanti e innovativi apparati tecnologici, dal riscaldamento a pavimento alla nuova illuminazione che esalta spazi e cromie, in particolare il grandioso soffitto ligneo, dal sistema audio modulare a quello video gestibile in remoto, entrambi interamente digitalizzati. Anche questi accorgimenti contribuiranno da una parte a rendere più funzionale l’utilizzo della Chiesa e dall’altra ad apprezzarne la bellezza artistica. Con questi interventi di ripristino e adeguamento tecnico altamente innovativi, San Flaviano diventa anche una delle Chiese all’avanguardia nel panorama nazionale.
Tutto questo è stato reso possibile dalla tenace e generosa dedizione di diverse istituzioni e di numerose persone. Non posso qui nominare e ringraziare tutti. Mi sia consentito però ricordare il decisivo apporto della Direzione Regionale per i Beni culturali e paesaggistici, con la quale per quest’ultima parte dei lavori è stato definito un innovativo Protocollo d’intesa al fine di favorire la collaborazione tra i diversi enti convolti. Ringrazio le Soprintendenze, quella di Ancona per i beni architettonici e paesaggistici diretta dall’Architetto Giorgio Cozzolino e quella di Urbino per i beni storici, artistici ed etnoantropologici, diretta dalla Prof.ssa Vittoria Garibaldi che hanno seguito i lavori con grande attenzione e competenza rispettivamente attraverso l’Architetto Pierluigi Salvati e il Prof. Gabriele Barucca. Ringrazio i parroci che negli ultimi anni hanno curato San Flaviano, Mons. Lauro Cingolani e Don Ubaldo Biagioli e in particolare Mons. Pietro Spernanzoni che in questi ultimi mesi, si è fatto carico di coordinare assieme all’Ing. Gianfranco Ruffini, le fasi più delicate e frenetiche della riapertura senza risparmiarsi in nulla e con grande passione e competenza. La realizzazione dei lavori, in quest’ultima fase, oltre all’impegno del Ministero per i Beni e le attività culturali, è stata resa possibile dai significativi contributi della Diocesi con i fondi dell’8x1000 e della Fondazione Carima che qui ringrazio nella persona del Presidente Dott. Franco Gazzani. Siamo grati, inoltre, per la sensibilità dimostrata, alla Fondazione Pigini Group che qui ringrazio nelle persone di Don Lamberto Pigini e del Dott. Giuseppe Casali e all’azienda IGuzzini che ringrazio nella persona del Dott. Adolfo Guzzini. Un grazie infine alle diverse amministrazioni comunali di Recanati che in questi anni hanno seguito con attenzione l’evoluzione dei lavori e, in particolare, al Sindaco Francesco Fiordomo e all’attuale amministrazione che hanno voluto sottolineare anche con iniziative civili l’importanza di questa riapertura.

Concludendo vorrei ancora ringraziare tutte le ditte e le maestranze che hanno operato con grande professionalità e impegno consentendo di arrivare a questo giorno, e tutti coloro che hanno curato l’organizzazione logistica degli eventi e l’odierna liturgia.
È certamente significativo, infine, che questa riapertura avvenga proprio nella settimana dedicata ai temi della tutela e valorizzazione del grande patrimonio culturale e artistico del nostro Paese e anche nel contesto delle celebrazioni per l’Unità d’Italia.
Abbiamo coronato un sogno e ringraziamo il Signore, ma mi sia consentito affidare qui, oggi, alla benevolenza divina e al generoso impegno di tutti, un altro sogno: quello di realizzare nella struttura medioevale adiacente del Vecchio Episcopio e negli spazi collegati un grande e moderno centro espositivo che consenta di creare uno straordinario polo culturale tra i più importanti della Regione composto già ora dalla Cattedrale di San Flaviano, dal Museo Diocesano, da ieri anch’esso riaperto al pubblico e dal Complesso museale della Villa Colloredo Mels del Comune di Recanati.

Carissimi, facciamo tesoro di questo momento di grazia. Il Signore cidoni di coltivare e conservare gli sentimenti alti e sublimi: “Se guardo questa bella cattedrale - diceva Benedetto XVI ai sacerdotidi Bressanone nel 2008 -: è un annuncio vivente! Essa stessa ci parla, e partendo dalla bellezza della cattedrale riusciamo ad annunciare visivamente Dio, Cristo e tutti i suoi misteri: qui essi hanno preso forma e ci guardano. Tutte le grandi opere d’arte, le cattedrali gotiche e le splendide chiese barocche, tutte sono un segno luminoso di Dio e quindi veramente una manifestazione, un’epifania di Dio” (Cattedrale di Bressanone, dialogo con i sacerdoti, 6 agosto 2008).
Sia lodato Gesù Cristo.
 
 
 

Ufficio stampa Diocesi di Macerata
Dott. Giuseppe Luppino (Responsabile)
Dott.ssa Francesca Cipolloni (Addetta)
 
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Curia Vescovile
Piazza San Vincenzo Maria Strambi, 3
62100 - Macerata
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