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La festa del patrono di Jesi san Settimio PDF Stampa E-mail
martedý 20 settembre 2011
23-san_settimio_1.jpgIl programma di preparazione alla festa preparato dal vescovo di Jesi e dalla parrocchia della Basilica Cattedrale di san Settimio offre delle occasioni di approfondimento della propria fede e di conoscenza del santo che è arrivato a Jesi milleseicento anni fa. Antichissimi documenti jesini portano come data della morte del santo vescovo e martire il 461. Nell’ambito delle celebrazioni, anche il ricordo del 65° anniversario di ordinazione di mons. Anselmo Rossetti, attivo cancelliere vescovile.

Lunedì 19 e martedì 20 settembre ore 17.30: in Cattedrale, Triduo a S. Settimio con meditazioni a cura del parroco don Cristiano Marasca sulle Virtù Teologali, prendendo come spunto un antico Triduo a S. Settimio risalente al 1867. Al termine di ogni S. Messa: “Supplica a S. Settimio”.

Mercoledì 21 settembre alle ore 18.30 la Santa Messa nei Primi Vespri di S. Settimio con meditazione sulla virtù della Speranza. Alle ore 21,15 la serata di preghiera in memoria del martirio di s. Settimio e dei missionari martiri del 2011. Meditazione tra arte poesia e musica sulla testimonianza di S. Settimio e dei martiri dei nostri giorni.

Giovedì 22 settembre, festa di san Settimio, in Cattedrale sono previsti diversi momenti di preghiera e di riflessione per i fedeli della città e della diocesi. Alle 8.30 la Preghiera Comunitaria delle Lodi Mattutine nella Solennità di S. Settimio
Nella giornata è possibile il Rinnovo della propria adesione alla Pia Unione S. Settimio. Alle ore 9 e alle ore 10.15 celebrazione delle S. Messe. Nel corso della Messa Parrocchiale di S. Settimio, alle ore 11,30, è previsto il festeggiamento per il 65° anniversario di ordinazione presbiterale di mons. Anselmo Rossetti, Canonico Penitenziere del Duomo. Don Anselmo, nato a Jesi il 24 febbraio 1922, è stato ordinato sacerdote il 21 settembre del 1946. Cancelliere vescovile e canonico penitenziere della Cattedrale, è membro della Famiglia Pontificia come cappellano di Sua santità. Don Anselmo è stato in precedenza parroco a San Paolo di Jesi dal 1971 al 1981, a Moie dal 1967 al 1970 e a Santa Maria Nuova dal 1954 al 1966.
Nel pomeriggio alle ore 17,45, l’accoglienza del Vescovo da parte del Capitolo dei Canonici, alle 18 la recita dei secondi vespri Capitolari Solenni e alle 18.30 la Santa Messa Pontificale Solenne presieduta dal Vescovo mons. Gerardo Rocconi, successore di S. Settimio come Pastore della Chiesa di Jesi.

Intervista al parroco della Cattedrale, don Cristiano Marasca

Che significato ha festeggiare il patrono della città, a milleseicento anni dal suo passaggio su questa terra? San Settimio cosa può dire all’uomo e alla donna di oggi?

Certo su San Settimio, come è comune per le persone e i fatti della sua epoca, abbiamo ben poco di strettamente storico su cui basarci. Ma esiste una Tradizione che affonda le sue radici chissà dove e che è giunta fino a noi di generazione in generazione. Celebrare nella nostra piccola realtà locale l'arrivo di un uomo tedesco (era infatti di Treviri), mandato da Papa Marcello per portare per primo la bella notizia di un Salvatore per l'umanità di nome Gesù non è cosa da poco. Vuol dire sentirsi parte di una storia molto più grande di noi, mille e seicento anni appunto. Vuol dire essere grati ad un uomo, che ha abbandonato la sua terra per divenire missionario, cosciente dei rischi che correva. San Settimio è la persona che per prima ha battezzato qualcuno in queste nostre terre, dalle sue labbra per la prima volta è risuonato il nome della Trinità nel piccolo municipium romano in cui si era stabilito. Col suo essere mandato, vescovo, da Papa Marcello ha collegato per primo le nostre terre con la parola e la predicazione degli apostoli, ci ha in qualche modo resi parte di una rete di relazioni umane e spirituali di respiro universale, ha portato Jesi dentro la grande storia cristiana.
È facile, tenendo conto di tutto ciò, capire che cosa significa celebrarlo. In sintesi potremmo dire che significa sentirsi parte di una storia, vedere l'umanità e l'evolvere della sua cultura da una prospettiva più ampia, che ci fa si sentire piccoli davanti allo scorrere dei secoli, ma che nello stesso tempo allarga i nostri orizzonti. Significa essere grati del dono della fede che abbiamo ricevuto, sentirsi parte della Chiesa. Significa vedere in lui l'immagine di una persona che ha saputo rendere ragione della propria fede fino al martirio.

Nel programma è previsto il ricordo dei Missionari Martiri di quest’anno con la preghiera e anche con la musica e la poesia. Come è nata l’idea della serata?

Il martirio vissuto da Settimio non è un vago ricordo del passato, ma un'esperienza attuale della Chiesa in tante parti del mondo. Oggi ancor più che nel IV secolo dopo Cristo si muore a motivo della propria Fede. Nel 2010 sono morti 23 operatori pastorali (senza contare le centinaia di persone senza ruoli istituzionali che hanno dato la vita per gli stessi motivi). Tra i 23 martiri del 2010 ci sono 1 vescovo, 15 sacerdoti, 1 religioso, 2 seminaristi, 1 religiosa e 3 catechisti laici. Ricordarli vuol dire stabilire un segno di continuità tra quanto vissuto da Settimio sulle rive del Fiume Esino e quanto molti ancora oggi subiscono proprio a causa dell'essere annunciatori del Vangelo. Alla vigilia di S. Settimio si pregherà ricordando brevemente le circostanze della vita e della morte di queste persone intervallate da momenti di meditazione artistico musicale che aiutano a comprendere non solo razionalmente, ma anche emotivamente la portata del dare la vita, pacificamente, per la propria fede. Come dice Papa Benedetto, il martirio è “una forma di amore totale a Dio”, si fonda “sulla morte di Gesù, sul suo sacrificio supremo d’amore, consumato sulla croce affinché noi potessimo avere la vita”, e la forza per affrontarlo viene “dalla profonda e intima unione con Cristo, perché il martirio e la vocazione al martirio non sono il risultato di uno sforzo umano, ma sono la risposta ad un’iniziativa e ad una chiamata di Dio, sono un dono della Sua grazia, che rende capaci di offrire la propria vita per amore a Cristo e alla Chiesa, e così al mondo”.

La Pia Unione di san Settimio: cosa è e in che modo impegna i fedeli?

La Pia Unione di San Settimio è una associazione di fedeli la cui erezione risale al 1869, l'anno del IV centenario del ritrovamento del corpo di S. Settimio avvenuto nel 1469 durante i lavori della cattedrale promossi dal Vescovo Tommaso Ghislieri. I membri della Pia Unione si impegnano a promuovere la devozione a S. Settimio, la gratitudine a lui per aver portato a Jesi la fede cattolica ed averla confermata col suo martirio. I membri visitano in forma personale ogni mese la Chiesa della Cattedrale e pregano sulla Tomba di S. Settimio, si impegnano a pregare reciprocamente gli uni per gli altri ed in particolare per i membri defunti e fanno una piccola sottoscrizione per la celebrazione di S. Messe.
 
 
 
 
Diocesi di Jesi
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Tel. e fax 0731 208145
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