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Agenzia stampa on-line. Registrazione presso il Tribunale di Ancona n. 7/07 del 19 Aprile 2007 - Dir. Don Dino Cecconi
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Cappellani itineranti PDF Stampa E-mail
venerdì 14 ottobre 2011
Dal 6 al 9 ottobre si è tenuto a Palmi, in Calabria, il XXII Convegno Nazionale dell’Apostolato del Mare della Migrantes Cei: un ministero carico di valore e di significato verso la gente di mare. Molte città italiane si affacciano sulla costa, ma poche considerano la vita di mare. All'incontro erano rappresentati 18 porti italiani: presente anche don Dino Cecconi, cappellano del porto di Ancona.
 
Riportiamo la riflessione del coordinatore dei cappellani di bordo, l'attuale cappellano del porto di Civitavecchia.
 
 
capp_bordo_palmi1_1.jpg

Salire su una nave e condividere in tutto e per tutto la vita ed il lavoro di quanti, per scelta o per necessità, traggono la loro fonte di sostentamento da una attività professionale in mezzo al mare. Stiamo parlando dei cappellani di bordo, cioè di quei sacerdoti che prestano il loro servizio pastorale verso i marittimi migranti e i passeggeri di una nave da crociera, come prevede il Motu Proprio Stella Maris del 31 gennaio 1987. Con  quest’incarico   da parte della Chiesa,  il cappellano si imbarca come  missionario, e  va  a  condividere in  tutto e per tutto la  vita  ed  il  lavoro di  quanti, per  scelta  o  per  necessità,  traggono la  loro fonte  di sostentamento da  una attività professionale in mezzo  alle onde, lontano da terra e dagli affetti più cari. Un “popolo invisibile – ci spiega don Giacomo Martino, direttore dell’Ufficio Nazionale per la pastorale dei Marittimi della Fondazione Migrantes -  che ha una residenza a terra solo per comodità ma che vive gran parte dell’anno in mare”.
Sulle navi   passeggeri   il servizio del cappellano di bordo  è  iniziato   nei  primi decenni  del  XX secolo  come accompagnamento dei  migranti  nelle Terre della America.  Un tempo  nel quale  molte  navi  partivano per lunghi viaggi con il loro  carico umano  d’intere famiglie  e di tutto  quello che  esse  potevano portare  via con sé,  per un  viaggio  spesso senza  ritorno. Il ruolo dei cappellani di bordo era quello di  accompagnare  queste  famiglie  e spesso  si fermavano con loro per  alcuni periodi  nelle  nuove  terre  dove  giungevano,  per assisterli  nei loro primi inizi…  poi  ripartivano per l’Italia,  magari portando  con sé  lettere  o notizie delle  famiglie  emigrate ai parenti che  erano rimasti in Italia, raccontando  a questi ultimi  le  storie e i destini di tanti che  erano partiti (all’epoca non c’erano telefoni  e  la  posta  era lenta..  !).
Le  navi passeggeri – ci racconta don Artur Jeziorek, responsabile dei cappellani di bordo dell’Apostolato del Mare italiano -  hanno esercitato  per   decenni  questo  scopo di mezzo di trasporto  a servizio dell’emigrazione. Nei primi  anni  ’90 si  è cominciato  a  pensare  a  una espansione del mercato  crocieristico anche in Europa,  cosa che  in America  era iniziata un decennio prima,  e cosi  si  è iniziato  a ricostruire  una flotta  di    navi da  crociera, non più navi di bandiera (finanziate dallo Stato) ma di Armatori  privati,  che  hanno saputo  raccogliere il  favore  di molti  vacanzieri che  hanno cominciato ad  apprezzare il  nuovo modo di  girare il mondo..
E il cappellano? È diventato non più cappellano dei migranti ma cappellano dei vacanzieri? Facile deduzione questa. Infatti   tutti la pensano piu’ o meno cosi:  che il cappellano di bordo  sia come quel prete  diventato  famoso per la  serie di telefilm  americani  “Love Boat”  che  con aria piacente  gira per i saloni, raccogliendo i pettegolezzi di  passeggeri spensierati, le confessioni  di chi ha segreti da  nascondere.  “Non è  questa  la figura del  cappellano di  bordo…”, ci dice don Centurioni: da quando le navi passeggeri sono  navi  vacanza, con la possibilità di poter trasportare circa 4000 passeggeri e oltre mille persone   di equipaggio, sono  diventate delle “città galleggianti,  lo stile di  vita e  di lavoro è cambiato radicalmente. Se  da una parte le navi  sono  più moderne,  dotate  di qualche  comfort e l’ambiente di  lavoro più pulito e  sicuro,  dall’altra parte  - ci racconta don Artur - i marittimi sono soggetti a ritmi di lavoro molto intensi e faticosi, in un meccanismo di procedure e sistemi operativi che tende a ridurre i lavoratori a un numero, a forza/lavoro”. Di qui  la  lungimiranza e la  sensibilità anche delle  nuove  Società armatrici di pensare a una attività di welfare per  l’equipaggio,  e la disponibilità  dell’Apostolato del Mare  di dedicarsi  al benessere dei  numerosissimi equipaggi delle nuove  navi passeggeri, con “la  sapienza del  Vangelo” e   con la  “pedagogia” della Chiesa, “Maestra di Umanità “. E allora chi è il cappellano di bordo su queste navi? Egli “non è principalmente l’accompagnatore di passeggeri  vacanzieri, ai quali comunque  non fa  mancare la sua assistenza spirituale, ma  soprattutto  il compagno di  lavoro, il confidente prima  e  poi il pastore, la guida  umana  e spirituale  di  un  equipaggio  che a parte  il lavoro e la  cabina  rimarrebbe  altrimenti  privo di  un  punto di riferimento,  di aggregazione,  di  sostegno”.
 
capp_bordo_palmi2_1.jpg

“Ogni tanto faccio – racconta don Jeziorek - qualche domanda ai passeggeri che  vengono alla messa   a bordo  e  dico:   sapete quanti membri di  equipaggio ci sono  su questa  nave ?   La domanda   li  coglie di sorpresa perché non ci hanno mai pensato;  azzardano una  risposta  ed  ecco ..  300 ?  mi dicono…   400 ?   qualcun altro ..   E io rispondo a me stesso e  a loro e dico:  1068…  !!!   WOW !!  Si meravigliano e sono  convintissimi che non sarebbero mai arrivati a  pensare a cosi tante persone.  Infatti  a parte  qualcuno che gli  rifà la  cabina e  gli  porta il  piatto al  tavolo al ristorante, anche per i passeggeri di una  nave  crociera   i membri di  equipaggio sono invisibili.. Che condanna !   A non  essere contati a terra e  a non essere contati nemmeno a bordo”.
A bordo – ci dice ancora don Artur - il prete  è “padre” di  tutti, anche per i  musulmani, hindu, etc.. Don Artur insieme a don Martino della Migrantes si augurano che altri preti siano disponibili a questa esperienza, anche per un tempo della loro vita, un anno, o due, per dare uno slancio missionario al loro ministero, per dare un contributo all’opera evangelizzatrice della Chiesa anche al di là del mero criterio territoriale, per scoprire un mondo così invisibile, nel quale è importante portare la visibilità dell’amore credibile di Dio.

Don Artur Jeziorek
Responsabile Nazionale Cappellani di Bordo
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Fare click qui External link per leggere il messaggio conclusivo del XXII Convegno Nazionale dell'Apostolato del mare, pubblicato nel sito www.stellamaris.tv External link , con un resoconto sugli interventi e sulle prospettive future espresse durante gli incontri del Convegno.
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