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La Shoah tra storia e filosofia PDF Stampa E-mail
sabato 28 gennaio 2012
Anche l’Istituto Teologico Marchigiano, in collaborazione con l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Ancona, ha voluto dare il suo contributo per la Giornata della Memoria 2012, e lo ha fatto nell’ambito della sua attività istituzionale. Così giovedì 26 gennaio il prof. Giancarlo Galeazzi ha tenuto nella sede dell’ITM a Monte Dago una lezione su “La Shoah tra storia e filosofia”, dove, alla luce di importanti pubblicazioni sulle interpretazioni della Shoah, ha sviluppato una riflessione metastorica. Giancarlo Galeazzi, noto studioso del personalismo contemporaneo, è docente di filosofia morale all’ITM e curatore del volume I cattolici e la lotta all’antisemitismo (Massimo 1992) che ha vinto il Premio Capri per la saggistica. Nella sua lezione, il prof. Galeazzi ha chiarito il valore della Giornata, muovendo dalla necessità di distinguere tra “buon uso e cattivo uso della memoria”, per dirla con il titolo di un saggio del 1995 di Tzvetan Todorov, poi inserito nella “inchiesta su un secolo tragico”: Memoria del bene, tentazione del male. (Garzanti 2001). In questa prospettiva, è positiva l’operazione del “ri-cordare” e del “com-memorare” nel loro significato forte, che è da tradurre non in termini di “ripetitività” bensì di “ripetizione”; con questo spirito la Giornata, oltre alla funzione conoscitiva e partecipativa, ne ha anche una culturale e simbolica, contribuendo così ad una necessaria coscientizzazione. Ecco perché è da valorizzare la memorizzazione, ma occorre guardarsi dalla mistificazione e dalla alterazione della storia. Da qui la necessità di denunciare gli abusi della memoria come li chiamava il citato Todorov nell’omonimo volume del 1996, e l’espressione, leggermente modificata, torna in un libro di Valentina Pisanty, Abusi di memoria, che l’editore Bruno Mondadori manda in libreria proprio in questi giorni: un modo importante per celebrare la Giornata del Ricordo. E gli abusi consistono, come suona il sottotitolo, nel negare, banalizzare, sacralizzare la Shoah, e a ciascuno di questi atteggiamenti è da riservare attenzione; così hanno fatto lo storico Todorov (contro la banalizzazione e la sacralizzazione della Shoah nel 1995) quanto la semiologa Pisanty (contro la banalizzazione della Shoah nel 2010 e contro la negazione, banalizzazione e sacralizzazione del 2012), nonché i numerosi studiosi che si sono occupati del revisionismo (Pier Paolo Poggio nel 1997, Domenico Losurdo nel 2002, Pierre Vidal Naquet nel 2008), e del negazionismo (Valentina Pisanty nel 1998, Francesco Rotondo nel 2005). La conclusione è quella additata da un pensatore come Fabio Minazzi, autore del volume Filosofia della Shoah (Giuntina 2006), dove invita a “pensare Auschwitz. Per una analitica dell’annientamento nazista”, e già una considerazione sui diversi nomi (sterminio, genocidio, olocausto shoah) può aiutare a comprendere la complessità dell’evento, e l’opzione suggerita, quella di Shoha, aiuta a cogliere più adeguatamente il fenomeno e la sua simbolica.

Inviato da Istituto Teologico Marchigiano di Ancona
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