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Diocesi di Fabriano: la riflessione del Vescovo Russo PDF Stampa E-mail
sabato 24 dicembre 2016
"Quando arriva il Natale, può accadere e di fatto accade, che ogni giorno diventa una scoperta nuova dell’amore che Dio ha per te".

C’era una pubblicità, originata molti anni fa, di un dolce natalizio, che lanciò uno slogan così riuscito che nel tempo, è diventato praticamente impossibile toglierselo dalla testa: ”Il Natale, quando arriva, arriva”.

La tesi di fondo di quello slogan, consiste nel far corrispondere, all’assaggio di un particolare dolce, il tempo di Natale, indipendentemente dal giorno del calendario in cui tale circostanza si va a realizzare.

E’ normale, per la maggior parte di noi, abbinare al Natale delle sensazioni piacevoli. Ma se ci si ferma alle sensazioni, una volta consumato il dolce natalizio - qualora sei nella condizione di farlo - quella sensazione passa e ritorna la realtà, spesso cruda, con le sue fatiche, le sue difficoltà, le sue contraddizioni.

Passato l’incantesimo, rimane l’oggi. Mentendo a se stessi, ci si può illudere che è procurandosi una bella scorta di dolci che è possibile rimanere nell’incantesimo. E’ evidente che il rischio di un “obesità esistenziale” è dietro l’angolo.

Ma allora viene da domandarsi: quando arriva il Natale?

La risposta più semplice e meno impegnativa, potremmo affidarla proprio al calendario: Il 25 dicembre. Ma ci rendiamo anche conto che non ci basta trattare il Natale alla stregua di un anniversario, pur importante.

In realtà, la risposta è più vicina di quanto pensiamo.

Se è vero che attraverso il Natale, il Figlio di Dio è venuto ad abitare nel mondo, per portare la vita di Dio in mezzo agli uomini, allora tutto cambia. Anzi dovremmo poter dire che tutto è trasformato. A partire dallo sguardo sulla realtà, dal mio sguardo su me stesso.

Non devo tanto andare a cercare il Natale, sperando di avere la fortuna di trovarlo, perché è lui che è venuto a visitarci. Si, non bisogna negarlo, c’è un “lavoro” da fare, ed è forse più impegnativo di quello che a volte pensiamo. Questo “lavoro” consiste nel fare spazio al Signore che può nascere e rinascere in noi.

Quella “povera” culla, inadeguata e spoglia, che accolse il Bambino più di duemila anni fa, può essere ognuno di noi.

A quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12)

Il primo effetto di questa accoglienza è che “diventiamo ciò che siamo” e cioè ci conformiamo a quell’immagine di Dio che è descritta nel primo libro della Bibbia: … Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò (Gn1,27).

Ecco allora la risposta! Il Natale è OGGI.

Non c’è altro tempo possibile per il Natale se non il tempo che vivi. E “vivi” il tempo, solo se accogli il Figlio di Dio. Se hai incontrato veramente il Cristo, sperimenti che in Lui, tutto acquista un senso nuovo e che se ti allontani da Lui, c’è solo tempo perso.

Se sei pronto a farti “culla” del Signore, ti rendi conto che non c’è altro tempo che l’oggi per il Natale. E non devi aspettare di essere “adeguato” o che si creino in te le “condizioni” migliori per poterlo accogliere. Il Signore ti chiama ad accoglierlo come e dove sei, ti chiama per amore, non perché sei bravo, intelligente, capace.

Di conseguenza, in quella “culla” oggi, può risplendere una luce che non è solo per te ma per tutta l’umanità. Si comprendono allora le parole di Papa Francesco quando parla di una Chiesa in “uscita”:

… La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l’iniziativa, l’ha preceduta nell’amore (cfr 1 Gv 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l’iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell’aver sperimentato l’infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva. (cfr. n. 24 dell’Evangelii Gaudium).

Quando arriva il Natale nella tua vita, ti accorgi che al di là della paura che ti può prendere nelle circostanze della vita, non c’è terremoto o crisi economica che possa far morire quella speranza che vive in te a motivo di Gesù Cristo. Ed è quella speranza che ti permette di non fermarti a leccarti le ferite ma che ti fa andare in “uscita”, che ti fa dispensatore della Sua misericordia.

Quando arriva il Natale, diventi partecipe di un esperienza nella quale le distanze fra gli uomini si accorciano, perché cambia il punto di vista sulle cose e sulle persone. Nell’oggi di Dio, scorgi panorami che non avresti mai visto e alzando lo sguardo verso Cristo, ti accorgi che accanto a te, ci sono prima di tutto dei fratelli a cui puoi donarti.

Quando arriva il Natale, diventa possibile che nonostante che ci si conosca da sempre, ci si può vedere nuovi ogni giorno. Di conseguenza, verifichi che le differenze, più che separarti dall’altro, diventano una ricchezza su cui investire.

Quando arriva il Natale scopri che se le cose non vanno bene, “la colpa”, non è sempre di qualcun altro o di qualcos’altro. La colpa più grande è quella di lasciarlo fuori dalla porta, non avendo il coraggio di accoglierlo e di farlo agire in te e attraverso di te.

Quando arriva il Natale, può accadere e di fatto accade, che ogni giorno diventa una scoperta nuova dell’amore che Dio ha per te.

Quando arriva il Natale … tutto questo e molto più, avviene nella nostra vita ed ognuno di noi può testimoniarlo.

Quando arriva il 25 dicembre, se sei in quell’oggi di Dio, capisci perché il Natale è la festa della tua “famiglia”. Di una famiglia che si allarga e di cui non è possibile definire un confine.

 

L’augurio che ci facciamo allora, a conclusione di un anno certamente non facile, è che ci ricordiamo sempre che può essere Natale ogni giorno, ogni attimo della nostra vita. Che accogliere Gesù che viene significa avere il coraggio di Maria, mettendosi nel suo stesso “SI”, credendo e sperimentando, che il Signore è con noi, oggi, tutti i giorni, fino alla fine del mondo!

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