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Agenzia stampa on-line. Registrazione presso il Tribunale di Ancona n. 7/07 del 19 Aprile 2007 - Dir. Don Dino Cecconi
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domenica 10 gennaio 2010
C’è chi li benedice perché sono una nuova forza lavorativa, anche se oggi c’è poco lavoro, e c’è chi li demonizza perché ci vede poco o nulla di buono. Siamo ottimisti nel dire che ormai un 10% della nostra società è composta da gente così detta extra-comunitaria.
 
 
zingari_03_1.jpg
Don Dino Cecconi in una messa di prima comunione con i ragazzi zingari.
 
 
Ma ci sono scuole che hanno la maggioranza, in alcune classi, di bambini “stranieri”, o in alcune aree di Ancona in cui delle classi sono completamente straniere, questo succede anche in alcuni pesi dell’entroterra marchigiano. Non so se una famiglia anconetana vede bene il fatto che un figlio vada in una scuola dove una buona parte è straniera! Non so se una famiglia cristiana è contenta se una propria figlia anconetana si fidanza con un giovane nero. Ci sono parrocchie ad Ancona dove più del 50% non è più italiano. La fotografia della Chiesa, della società va ristampata a colori. E non si può parlare più solo l’italiano. È  fatto scontato che normalmente uno straniero non di lingua neolatina ha bisogno almeno di 5 anni per riuscire a comunicare discretamente in italiano. I figli che vanno a scuola lo fanno in meno di un anno. Non pensiamo che gli altri debbono imparare subito l’italiano o peggio per loro! Quanti preti parlano più di una lingua, quanti medici nel pronto soccorso o di famiglia sono poliglotti, quanti insegnanti capiscono altre lingue, e i poliziotti o pubblici ufficiali di servizi sociali e pubblici uffici? Succederà che questi figli di stranieri, che a casa parlano due o tre lingue un giorno vinceranno concorsi di pubblico impiego perché sono più preparati. Noi non ci stiamo preparando a vivere una civiltà multietnica, anche se ci vestiamo e mangiamo multietnicamente. La società si sta trasformando molto rapidamente, e noi pensiamo di continuare come sempre.
Non so se noi viviamo il presente o ci illudiamo che il passato sia ancora il presente. Il profeta non è uno che inventa e indovina, ma uno che sa leggere il passato, il presente e sa interpretare il futuro. Poveri noi se il futuro ci cade addosso con sorpresa cogliendoci impreparati. Molte cose sono da rivedere, nei contenuti, nei metodi, certe alzate d’ingegno sono indice di immaturità. Ho seguito in questi giorni delle vicende di cronaca  riportate da alcuni giornali, e ho avuto modo di avvicinarmi al fatto: una baracca di un povero cristiano, senza futuro, sotto il ponte di una superstrada viene demolita con orgoglio da parte dell’amministrazione comunale con tanto di vanto del sindaco, che si è fatto paladino e garante di legalità, di civiltà e di decoro. E a tanta vergogna si è aggiunta un’auto pubblicità con un megaposter (in foto sotto), forse come monito o in attesa di applausi.
 
manifesto_1.jpg
 
Ci rammarica il fatto che il problema di quello sfrattato è peggiorato, quindi il problema non è stato risolto, ma solo trasferito. Mi sorprende e mi fa vergognare che quella stessa amministrazione e sindaco compreso pochi mesi fa innalzò un altro manifesto come paladino del crocefisso nei luoghi pubblici. Povero Cristo! Non so se costoro hanno mai sentito il Vangelo: ”qualunque cosa avete fatto a loro l’avete fatto a me!”  Forse sarebbe più onesto per quella amministrazione tirare giù tutti i crocefissi dai luoghi pubblici almeno fino a quando non riescono a risolvere i loro problemi sociali onestamente, umanamente, altrimenti si danno la zappa ai piedi, e senza dubbio questi colpi di scena politici forse fanno guadagnare qualche voto in più, ma c’è il rischio che ti fanno saltare la vita eterna.
È inutile celebrare la giornata dell’immigrato, qui bisogna vivere ogni giorno con lui. Non solo loro si devono integrare con noi, ma anche noi ci dobbiamo integrare con loro. Accogliere non vuol dire solo aprire la porta e fare entrare, ma anche dare spazio, partecipare, prendere parte. Ci sono parrocchie che hanno nel consiglio parrocchiale nuove etnie, perché nessuno deve sentirsi straniero, ci sono circoscrizioni, con rappresentanti di varie etnie: chi ha aperto gli occhi si è accorto che qualche altro è arrivato. L’immigrato fa festa quando ci incontra, e fa festa quando abbiamo il coraggio di farlo sedere a mensa con noi, quando i nostri figli giocano con i suoi figli, quando i figli vanno a ballare insieme e a pregare e a suonare in chiesa insieme. Questo è segno di civiltà e vera ecclesialità. Questa è la festa dell’immigrato, un giorno non serve come calmante di coscienze, è ben altro lo spirito cristiano.
 
Don Dino Cecconi
Pastorale Migrantes Arcidiocesi di Ancona-Osimo
 
 
Commenti
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elisabetta   |87.19.67.xxx |2010-01-11 22:31:59
Che bello quello che dici. Speriamo tu venga ascoltato e posano leggere in tanti
l'articolo. A Dio il compito più difficile: toccare il cuore dei nostri
amministratori.
Cristo dice: "perdona loro perchè non sanno ciò che
fanno".
Roberto  - Vicini scomodi   |62.77.56.xxx |2010-01-20 13:28:12
Falconara non è come coloro che hanno appeso i manifesti e disposto l'intervento
delle ruspe, Falconara ha una grande tradizione nell'accoglienza ricorre in
questi giorni il ventennale della Tenda di Abramo, un volontariato costante,
semplice, laico e cristiano. NOI TUTTI CHE NON ABBIAMO PAURA DEL DIVERSO O DEL
VICINO SCOMODO, dobbiamo prendere per mano la società spegnendo il gelo della
paura...continuiamo a dare l'esempio con più coraggio, non facciamolo solo per
noi stessi, per sentirci meglio o apposto con la nostra coscienza...non dobbiamo
avere paura di mostrarci caritatevoli e non sarà che l'inizio, altri ci
seguiranno.
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