| Un viaggio interiore |
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| giovedì 11 marzo 2010 | ||||||||
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Si è conclusa il 6 marzo l'Agorà dei giovani del Mediterraneo, promossa dal Centro Giovanni Paolo II di Loreto, che dal 25 febbraio ha toccato la Tunisia e l'Egitto. La delegazione di 8 persone, tra cui il direttore del Centro, don Francesco Pierpaoli, in questi giorni ha potuto conoscere le realtá di questi Paesi, venendo a contatto con le comunitá cristiane del luogo. "Le finalità di questo viaggio sono state raggiunte - commenta al SIR don Pierpaoli -, per tutti è stata una bella occasione sia per approfondire il dialogo tra Chiese, sia per conoscere realtà diverse, con cui già si era intrapreso un dialogo. Inoltre é stato straordinario scoprire, da pellegrini, il valore di essere cristiani, nella semplicità di alcune azioni".
Continuare a costruire ponti. Creare gemellaggi tra parrocchie e altre comunità cristiane é il primo passo per i giovani italiani al fine di abbattere muri culturali e pregiudizi. "L'esperienza dell'Agorá deve diventare importante, per metterci in discussione e muoverci non nei confronti del singolo, ma dell'intera comunitá parrocchiale", ribadisce il sacerdote. "Ció che colpisce, quando s'incontrano queste Chiese, come quella copta in Egitto, non é solo la straordinaria ospitalitá, ma anche il senso di coesione che vivono tra loro e il riconoscersi come popolo. Nonostante le continue discriminazioni e la povertá del Paese, persiste una grande dignità". Conoscere aiuta ad accogliere. Un viaggio che ha aiutato anche lo stesso Centro a conoscere meglio le usanze dei giovani cristiani di altri Paesi. "Questa esperienza -afferma suor Alfonsina Lepore, che da due anni collabora con il centro marchigiano - ci ha dato un polso della situazione per renderci conto come sta camminando questo progetto". La delegazione infatti ha avuto occasione non solo di sentire testimonianze, ma di rincontrare alcuni giovani che avevano partecipato in precedenza all'Agorá. "É stato bello rivederli, ma anche molto utile sentire il loro parere, per capire come hanno proseguito il cammino, una volta tornati alle loro realtá. Inoltre questi viaggi ci aiutano ad accogliere meglio i giovani che arrivano a Loreto in settembre, capire i loro gusti e le loro usanze, vuole essere un segno di attenzione da parte nostra". Un'esperienza molto profonda. Traspare soddisfazione anche tra i giovani italiani, che hanno partecipato al viaggio."Sono contenta di aver vissuto questa esperienza - racconta Annarita Turi, segretaria nazionale di Missio e rappresentante delle Pontificie Opere Missionarie -. Per chi, come me lavora a livello organizzativo, é stato interessante comprendere meglio la realtá dei nostri interlocutori. Sono convinta che momenti come questi potrebbero essere utili a molti giovani delle nostre parrocchie che spesso vivono una povertá spirituale". Anche Nunzia Grieco, della pastorale giovanile nazionale, é soddisfatta: "Per me, che ho partecipato al viaggio dello scorso anno e ho accolto una delegazione di libici per la precedente Agorá, continuano ad essere momenti toccanti. Ritendo che viaggi come questo siano necessari per far comprendere anche a noi giovani non solo la difficoltá di essere cristiani in altri Paesi, ma anche di vivere la fede in maniera diversa". a cura di Fancesca Baldini In www.agensir.it
Mercoledì 10 Marzo 2010
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