Menu Content/Inhalt
Agenzia stampa on-line. Registrazione presso il Tribunale di Ancona n. 7/07 del 19 Aprile 2007 - Dir. Don Dino Cecconi
Home arrow Notizie arrow «Avvento di Fraternità»
Home
Chi siamo
Notizie
Foto
Audio
CEM
Tavolo Regionale
Pastorale Giovanile
Calendario
Collegamenti
Contattaci
Cerca
FAQ

Newsletter

Nome:
Email:
Maggio 2013
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
29 30 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 31 1 2

Area Riservata






Password dimenticata?
Nessun account? Registrati
«Avvento di Fraternità» PDF Stampa E-mail
martedì 06 dicembre 2011
p1160464_mc_1.jpg

Si è svolto nella mattinata di martedì 29 novembre, in via Rampa Zara a Macerata, l’«Avvento di Fraternità», appuntamento sulla Condivisione dei servizi e dei progetti promossi dalla Caritas della Diocesi di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli - Treia e l’Associazione Centro di Ascolto e Prima Accoglienza.
Ad aprire l’incontro, pensato per analizzare l’operato finora realizzato e riflettere sui cambiamenti e sulle nuove urgenze che il contesto socio- economico attualmente esige, è stato S. E. monsignor Claudio Giuliodori, Vescovo di Macerata - Tolentino - Recanati - Cingoli – Treia, in un «luogo significativo, prescelto quale esempio di solidarietà per tutta la città di Macerata, il cui Patrono, San Giuliano, ne interpreta pienamente lo spirito di accoglienza»: l'appuntamento, inoltre, è stato ideato proprio «nel periodo dell'Avvento, che sprona ognuno a vigilare sulla propria spiritualità interiore».
A seguire, l’intervento di Mario Bettucci, Co-Direttore della Caritas diocesana e Delegato regionale Caritas Marche, che ha ripercorso tutte le tappe che hanno portato la Caritas a festeggiare, proprio in questo 2011, i primi 40 anni di attività, nella consapevolezza che, come ricordato dal Santo Padre Benedetto XVI, «rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato».
La Caritas, dunque, come «strumento educativo» che, nel territorio, tenta di intercettare le nuove richieste provenienti dagli stranieri e da coloro che provengono anche dai recenti sbarchi a Lampedusa, senza dimenticare le esigenze delle numerose donne in difficoltà che vivono nel maceratese.
Importanti anche gli interventi a favore dei ragazzi disagiati e delle famiglie, a cui si aggiunge l’attività dell’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse, quale «utile mezzo d'interpretazione al fine di attivare nuovi interventi mirati». Grazie a queste letture preventive del contesto sociale, è stato creato inoltre il «Fondo di Solidarietà a lavoro», attraverso cui accompagnare le persone in difficoltà economiche: al momento le famiglie sostenute sono 30, con un impegno economico di oltre 60mila euro.
Infine, l’intervento di Enrico Marcolini, Presidente del Centro di Ascolto e Prima Accoglienza di Macerata, che ha delineato le prospettive future a partire dall'entità del servizio offerto dall'Associazione: fino ad ottobre, infatti, sono stati serviti 7.037 pranzi (presumendo di arrivare a 10mila entro la fine dell'anno), di cui circa la metà somministrati a italiani residenti nel maceratese, mentre delle 409 richieste di lavoro accolte ne sono state soddisfatte 118. Non mancano, dunque, le sfide per i prossimi anni, sempre più rivolte al sostegno delle donne (non solo italiane) in difficoltà e di coloro che si sono imbattuti nel problema del gioco e, non ultimo, alla sussidiarietà verso quanti non mancano di opportunità lavorative.
Oltre alle diverse realtà parrocchiali diocesane e ai rappresentanti politici locali presenti, sono infine intervenuti il Sindaco di Macerata Romano Carancini, l'Assessore provinciale Leonardo Lippi, il Prefetto Vittorio Piscitelli e il Docente Unimc Francesco Adornato: tutti unanimi nel sottolineare la necessità di lavorare in piena sinergia, al fine di concretizzare efficacemente il dialogo tra i soggetti attivi tramite valori e percorsi più solidi.
 
 
 

Avvento di fraternità – Le azioni, i servizi e i progetti

29/11/2011
 
 
logo_caritas_1.jpgLa Caritas in Italia celebra quest’anno i suoi 40 anni di vita. Di ritorno dall’udienza con il Santo Padre Benedetto XVI  dello scorso 24 novembre non possiamo non riprendere la sua sollecitazione a mantenere vivo l’impegno verso la consegna di realizzare una presenza capillare sul territorio. Il Papa ci ha ricordato che “L’attenzione al territorio e alla sua animazione suscita, poi, la capacità di leggere l’evolversi della vita delle persone che lo abitano, le difficoltà e le preoccupazioni, ma anche le opportunità e le prospettive. La carità richiede apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione, un «cuore che vede» (cfr Enc. Deus caritas est, 25). Rispondere ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si accostavano.”
Il luogo in cui ci troviamo racchiude parte della storia della Caritas diocesana, sicuramente quella degli inizi. Dall’intuizione profetica del Vescovo Carboni e dalle sollecitazioni degli allora direttori Emanuela e Giampiero Cacchiarelli nasce un luogo segno della carità di questa diocesi.
Nel 1989 è stato spostato qui il Centro di Ascolto dalla parrocchia di S.Croce, ampliando i servizi di accoglienza con la mensa al primo piano.
E’ l’opera segno dell’attenzione alle persone in difficoltà della comunità ecclesiale. Opera segno in quanto nel servire i poveri, gli ultimi del momento, è anche strumento educativo della realtà cittadina e diocesana alla carità, alla solidarietà, alla fraternità. E’ questo, peraltro, il compito primario dello strumento pastorale Caritas a disposizione del Vescovo.
Negli anni ’80 e ’90 era forte la presenza dei senza dimora, e si rendeva necessario destinare spazi maggiori all’accoglienza e alla mensa, quello in cui ci troviamo, ma anche definire lo spazio per l’ascolto, più accessibile dall’esterno ma anche riservato, e diviene il punto di riferimento di altre realtà parrocchiali della diocesi e fuori diocesi.


Si riorganizzano gli spazi verso nuovi bisogni. Nel decennio appena trascorso sono emerse ancora nuove difficoltà che le persone hanno incontrato. Non c’è più la figura classica del senza dimora, ma ricordiamo il tempo della crisi dell’Argentina e  con essa il rientro di molti figli di italiani emigrati in quella terra. Non dimentichiamo neanche il fenomeno del passaggio e permanenza delle persone straniere, gli extracomunitari; gli sbarchi dall’Albania e da altri paesi dell’est. Immigrati, profughi, rifugiati politici. Verso tutti questi la Caritas con il Centro di Ascolto ha dato accoglienza, ha fornito i servizi primari alla persona, senza distinzione di fede religiosa, ma anche senza distinzione di regolare e irregolare: la persona viene prima; è il Vangelo di Cristo che ce lo chiede ma anche una forte consapevolezza di essere cittadini, di “sana e robusta Costituzione”.
Nel frattempo la Caritas si dota dello strumento dell’associazione per interloquire con  le istituzioni e gli enti pubblici: nasce l’Associazione Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza; è il 1989, con la successiva modifica ad onlus nel 1993. Si avviano le prime convenzioni con il Comune di Macerata ed altri enti.
All’inizio del terzo millennio, siamo nel 2002, diversi ricongiungimenti di famiglie di immigrati si sfaldano e le nuove emergenze sono le donne oggetto di violenza, anche con presenza di minori. Si rende necessario prevedere accoglienze per donne e con due appartamenti messi a disposizione del Gruppo di Volontariato Vincenziano di Macerata e della parrocchia Sacro Cuore, si da avvio a “Casa Luisa” e “le Casette” per l’accoglienza di donne sole o con minori e  ragazze madri. Sono le premesse del più ampio progetto di Casa Valentina che prenderà avvio nel 2006 in un edificio donato dalla sig.ra Valentina Vitali, ristrutturato e reso atto all’accreditamento regionale.
I locali del centro di ascolto mutano nuovamente per rispondere ad altri bisogni emergenti rispetto ai precedenti. Mantenendo spazi per l’accoglienza maschile, si destina l’appartamento già utilizzato per anni dai giovani obiettori di coscienza nel servizio alternativo alla leva militare, per accogliere minori in affido con l’associazione Mondo Minore. Attraverso la Comunità San Giuliano vengono accolti in affido ragazzi nella fascia di età 14-18 anni, che difficilmente potrebbero essere indirizzati all’affido famigliare.
Nel frattempo già è nata l’associazione La Goccia con la comunità famigliare per l’affido di minori da 0 a 6 anni, e si sviluppa successivamente il Centro servizi per la famiglia  con un notevole impegno nella formazione alla genitorialità delle coppie.
E’ anche il tempo in cui in Caritas nasce in forma strutturata l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse che si fa carico di collegare in maniera organica i centri di ascolto presenti a livello parrocchiale o vicariale e alla formazione degli operatori, nonché alla lettura delle povertà del territorio diocesano coperto dagli stessi C.d.A.. Attraverso tale strumento la Caritas diocesana ha potuto avere la lettura delle povertà presenti sul territorio diocesano, anche con l’aiuto dei parroci attraverso un questionario sulla situazione delle singole parrocchie.
Siamo in pieno tempo di crisi finanziaria ed economica con i risvolti sociali che conosciamo. Si sposta il punto di osservazione dalla singola persona alla famiglia con le diverse ripercussioni che la crisi ha provocato. I bisogni sono molteplici. Le persone che si rivolgono ai centri di ascolto hanno dietro una storia di famiglia dove ognuno deve sentirsi risorsa primaria di ripresa della dignità dei singoli componenti.
Si avvia una riflessione tra vari ambiti pastorali, pastorale sociale e famigliare insieme con il centro di ascolto diocesano e le ACLI di Macerata e parte il progetto la Solidarietà a Lavoro. La nostra Diocesi, nelle persone che qui vivono, ha riconosciuto fondamentale ed urgente agire con questo strumento per contrastare, per le proprie competenze e peculiarità, il fenomeno della povertà causato soprattutto dall’onda della crisi economica. E’ evidente che la perdita di lavoro, la difficoltà di ricollocarsi nel mercato del lavoro, siano tra le cause principali di questa situazione che non smette di avanzare; tale situazione porta con sé difficoltà multiple che le persone, le famiglie, da sole non riescono e non riusciranno a sostenere. La mancanza di fiducia per il futuro, sentirsi impotenti rispetto alle richieste provenienti magari dalla propria famiglia genera uno stato di disperazione che purtroppo, non sempre, le istituzioni pubbliche e private riescono ad accogliere nella sua complessità garantendo risposte appropriate. Il fondo vuole ri-dare valore alla dignità della persona che soprattutto in momenti di difficoltà e inquietudine viene meno.
Più di 30 sono attualmente le famiglie sostenute, con un impegno economico di oltre 60.000,00 euro.

In ambito provinciale l’associazione Centro di Ascolto insieme con il Gruppo di Volontariato Vincenziano e le ACLI di Macerata avviano una costruttiva presenza all’interno del tavolo provinciale sulle povertà lavorando per una sempre maggiore integrazione tra servizi sociali territoriali, Ambiti Territoriali Sociali e terzo settore, ma non sempre il pubblico percepisce la vera valenza di fare rete in un contesto sociale dove non si può settorializzare i bisogni ma occorre avere lo sguardo sulla persona, sulla sua storia, e dove la risorsa primaria è la famiglia stessa.
La funzione prevalentemente pedagogica, il proprium della Caritas, richiede lo sforzo di persone che crescano nel servizio della carità. E oltre al servizio pastorale nella promozione e nell’accompagnamento delle Caritas parrocchiali, ci si propone come punto di incontro con altre realtà associative per la costruzione di percorsi di educazione a stili di vita che devono caratterizzare i nuovi cittadini, come pure i cittadini di questo tempo chiamati a riconsiderare un modo nuovo di stare al mondo, recuperando la responsabilità solidale del creato. Questo prima con la campagna internazionale di sensibilizzazione agli Obiettivi del Millennio – Target 2015, poi nel 2010, nell’anno europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale. L’educazione alla lotta contro la povertà e all’esclusione sociale costituisce il cuore stesso di un  processo formativo che risponde al dovere di solidarietà espresso dagli art. 2 e 3 della Costituzione.
Si è arrivati a ideare un progetto sullo stile del Last Minute Market su cui abbiamo contribuito nel convegno promosso dal Prefetto dott. Piscitelli nel novembre dello scorso anno.
Un progetto che tenesse conto:
- del recupero delle eccedenze alimentari e non, non più vendibili per varie ragioni, destinate al macero, e la immediata distribuzione delle stesse ad Enti e/o comunità che assistono persone in stato di indigenza;
- della raccolta e sistemazione di mobilio, elettrodomestici, accessori per l’infanzia, giocattoli, stoviglie, ecc., mettendoli a disposizione di famiglie bisognose;
- della formazione di un laboratorio socio-occupazionale, di collaborazione e condivisione, valorizzando le competenze e le risorse individuali di volontari che possano mettere a disposizione la loro professionalità;
- di offrire occasioni formative con l’intento di promuovere una cultura pedagogica attenta al riutilizzo delle cose e un’adeguata sensibilità civica per ridurre lo spreco e i rifiuti.
Naturalmente su questo occorre uno sforzo notevole di messa in rete di vari soggetti, le realtà caritative e del terzo settore, ma anche altri soggetti portatori di interessi quali le amministrazioni locali e le agenzie funzionali.

Nel concludere e passare la parola al presidente dell’associazione Centro di Ascolto e di Prima Accoglienza vorrei riprendere ancora le parole del Papa dell’udienza di giovedì scorso, per ricordare noi prima di tutti e sensibilizzare poi quanti qui presenti, ognuno per il proprio ruolo, sul senso delle opere, dei segni che la Chiesa pone al servizio dei poveri.
Benedetto XVI (24/11/2011 – Udienza 40° Caritas): “Quella dei gesti, dei segni è una modalità connaturata alla funzione pedagogica della Caritas. Attraverso i segni concreti, infatti, voi parlate, evangelizzate, educate. Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a porsi domande. Vi auguro di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che avete saputo inventare. Rendetele, per così dire, «parlanti», preoccupandovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qualità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nascono dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i propri obblighi. Ricordiamo quanto insegna il Concilio Vaticano II External link : «Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avvenga che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia» (Apostolicam actuositatem, 8 External link ). L’umile e concreto servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire né, tantomeno, assopire la coscienza collettiva e civile. Le si affianca con spirito di sincera collaborazione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza della sussidiarietà.”
 
Marina Rinaldi e Mario Bettucci
co-direttori Caritas Diocesana - Macerata
Commenti
Nuovo Cerca RSS
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
Stile:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
 
Inserisci nella casella di testo qui sopra, il codice di sicurezza che puoi leggere nell'immagine con una scritta "strana" al suo fianco.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."

 
< Prec.   Pros. >