Presentato a Pesaro il nuovo libro di Benedetto XVI
martedì 19 aprile 2011
In piena sincronia con il periodo pasquale è stato presentato, mercoledì 13 aprile all’Hotel Flaminio di Pesaro, su iniziativa del Centro Culturale “Città ideale”, il volume di Benedetto XVI “Gesù di Nazareth. Dall’Ingresso a Gerusalemme alla Risurrezione”. Come lo stesso Pontefice ha confidato al rabbino Neusner, è il testo che più gli sta a cuore, il culmine di una ricerca durata tutta la vita, l’ultimo dei suoi studi da teologo.
Opera impegnativa, ma non riservata ad una ristretta élite di intellettuali, come si potrebbe frettolosamente pensare. Anzi, è stata scritta per entrare in rapporto con tutti, esperti e non, credenti e non. E lo hanno dimostrato i passi letti dal relatore don Stefano Alberto, docente di Introduzione alla teologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, il quale ha coinvolto, con l’avvincente linguaggio del Papa, il folto pubblico (anche di autorità) a cui l’Arcivescovo Piero Coccia, impossibilitato a partecipare, ha inviato il suo saluto.

Capitolo decisivo il nono, sulla Resurrezione, evento senza il quale “la fede cristiana è morta”. “Se si toglie la Resurrezione, dice il Papa, si può certo ricavare dalla tradizione cristiana una sorta di concezione religiosa del mondo, un grande messaggio morale. Ma ci basta una grande figura religiosa? Ci basta un messaggio di altissimo valore morale e sociale? Può questo provocare un reale cambiamento? Fino a un certo punto. La nostra personale moralità non basta. Solo se Gesù è risorto è avvenuto qualcosa di veramente nuovo. Solo in questo caso ci possiamo fidare di lui, perché allora Dio si è veramente manifestato”.
Se non fosse risorto, Gesù sarebbe un personaggio storico, come Cesare e Napoleone, esclusivamente confinato nel passato, che ci raggiungerebbe solo attraverso il suo messaggio. È questa, dice Benedetto XVI, la tesi che si è tramandata dal 1774, quando fu pubblicata la “Vita di Gesù” di Lessing, a cui seguirono tante altre Vite tra ‘700 e ‘800. Secondo questa esegesi storico-critica, la resurrezione sarebbe frutto dell’immaginazione della prima comunità cristiana, preoccupata di esorcizzare la fine ingloriosa di un maestro dalle grandi promesse.
Ma il Gesù storico che emerge da questi studi è una figura troppo labile e insignificante per aver potuto esercitare una così grande efficacia nella storia. In realtà è avvenuto esattamente il contrario: non è stata la fede dei discepoli ad inventarsi la resurrezione; è stata la resurrezione, fatto inimmaginabile, a generare la fede dei discepoli circa la reale divinità di Cristo e a rendere possibile l’annuncio apostolico nella sua audacia e impetuosità”.
Quella del Papa non vuole essere una critica all’esegesi moderna (utilissima per tanti aspetti), ma alla sua pretesa di concepirsi come unica fonte di certezza: per cogliere la verità di Gesù, infatti, è necessario “congiungere l’ermeneutica (interpretazione) storica con l’ermeneutica della fede”.
E comunque, precisa il Papa, se quella di Gesù fosse soltanto la resurrezione di un cadavere inanimato, essa non sarebbe interessante. Lo diventa invece se viene a coinvolgere anche il presente. Ecco il punto centrale sul quale siamo chiamati a pronunciare un sì o un no.
Se Gesù è risorto vuol dire che è vivo, qui e ora. La sua lotta interiore, sofferta sul Monte degli Olivi, è presente nell’ostinata opposizione a Dio propria di ogni uomo. Il suo grido sulla croce per l’abbandono del Padre è presente nell’angoscia del mondo che soffre per il nascondimento di Dio. La sua richiesta di perdono per chi “non sapeva quello che faceva” è la medesima richiesta per l’ignoranza di questo tempo, in cui gli uomini, con tutta la loro scienza, rivelano un cuore ottuso, che resiste all’appello della verità.
Ma se Gesù è risorto, vuol dire anche che questa ottusità e questa natura recalcitrante sono state perdonate e si sono trasformate in possibilità di conversione, di reale novità.
Ma perché, si chiede il Papa, Gesù doveva patire? Non poteva dimostrare con vigore inconfutabile di essere il Vivente? E perché si è svelato non al mondo, ma solo a un piccolo gruppo di discepoli della cui testimonianza noi ora dobbiamo fidarci? Come mai questo metodo che sembra così lento, inefficace, così terribilmente condizionato dalle circostanze storiche, dai temperamenti degli uomini, dalla loro libertà vacillante e incoerente, dai loro limiti e peccati?”.
E il Papa risponde: “È proprio dello stile di Dio costruire la sua storia nella grande storia dell’umanità senza sopraffare con la potenza esteriore, ma donando libertà e suscitando amore. Ma pensandoci bene, questa cosa che appare così piccola, non è forse l’unica veramente grande?”.
 
 
Paola Campanini
 
Arcidiocesi di Pesaro
Ufficio Comunicazioni Sociali,
Cultura e Stampa
Via Rossini, 62
61100 Pesaro
Tel. 0721 30043
Fax 0721 32422
E-mail: Indirizzo e-mail protetto dal bots spam , deve abilitare Javascript per vederlo
Commenti
Nuovo Cerca RSS
Commenta
Nome:
Email:
 
Website:
Titolo:
Stile:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img] 
 
 
:angry::0:confused::cheer:B):evil::silly::dry::lol::kiss::D:pinch:
:(:shock::X:side::):P:unsure::woohoo::huh::whistle:;):s
:!::?::idea::arrow:
 
Inserisci nella casella di testo qui sopra, il codice di sicurezza che puoi leggere nell'immagine con una scritta "strana" al suo fianco.

3.26 Copyright (C) 2008 Compojoom.com / Copyright (C) 2007 Alain Georgette / Copyright (C) 2006 Frantisek Hliva. All rights reserved."