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“Il presbitero, uomo di relazione e di fiducia” PDF Stampa E-mail
lunedì 07 novembre 2011
ritiro_ottobre_camerino_11_1.jpg
 
Giovedì 20 ottobre, nell’aula magna “Giovanni Paolo II”, annessa al seminario diocesano, l’arcivescovo mons. Francesco Giovanni Brugnaro ha convocato il presbiterio di Camerino-San Severino Marche per il mensile ritiro spirituale. I due neo diaconi Mario Borioni e Giovanni Tarquini hanno guidato la recita dell’ora media in apertura della giornata. Tema della meditazione, tenuta dallo stesso arcivescovo, è stato: “Il presbitero, uomo di relazione e di fiducia”. Partendo dalla “Presbyterorum ordinis” del Concilio Vaticano II (n. 6), dove si tratta proprio del sacerdote come uomo di relazione; richiamando il testo del documento della Cei “Educare alla vita buona del vangelo” cap. 3, che parla del cammino di relazione e di fiducia;  tenendo come base il cap. 21 del vangelo di Giovanni, dove Gesù incontra i discepoli, l’arcivescovo  ha  citato  il recente documento di Benedetto XVI che riguarda l’anno della fede, dove si evidenzia al n. 5-6-7 come i presbiteri, vivendo l’esperienza di Dio, siano educatori del popolo. Esercitando la funzione di Cristo, in nome del vescovo, essi riuniscono la famiglia di Dio come fraternità animata nell’unità e la conducono al Padre per mezzo dello Spirito; il potere spirituale ad essi conferito viene concesso infatti ai fini di edificare la Chiesa. Essendo educatori nella fede, istruendo e ammonendo, hanno da condurre i cristiani a sviluppare la propria vocazione secondo il vangelo per una maturità cristiana e, sapendo scorgere nella storia la presenza di Dio, educano  a vivere non egoisticamente ma nella carità. È la diaconia della fede. Il concilio chiede di privilegiare i più deboli, i giovani, i coniugi e i genitori, che, in gruppo, trovano un aiuto vicendevole nella casa del Signore. Spunti di riflessione personale e programmatici sono stati poi indicati dall’arcivescovo nel brano del cap. 21 del vangelo di Giovanni, dove Gesù, dopo la risurrezione, trova ancora insieme i discepoli. Lo scoraggiamento avrebbe suggerito di tornare ognuno ai propri affari e invece la comunità dei discepoli non smobilita, stanno uniti. Pietro svolge un ruolo di raccordo per  superare ogni difficoltà, pur essendo perplessi sul fallimento del Maestro e consapevoli del tradimento di Giuda, del rinnegamento dello stesso Pietro ed esterrefatti dal racconto  della Maddalena, increduli, nonostante l’esperienza della risurrezione. Invece di parlare di ciò che portano nel cuore,  tra paura e novità, sconcerto e verità, quasi dimentichi della dottrina di Cristo e puntando su ciò che sanno fare da soli, dopo che Pietro ha rotto il ghiaccio,  se ne vanno a pescare. Li salva questo essere assieme, che  non solo  li relaziona reciprocamente,  ma li  educa alla  pazienza e alla perseveranza vicendevole.  Il lavoro pesante di una notte lunga e faticosa tuttavia si chiude con il fallimento, senza  aver pescato nulla.  Le cose non vanno, se non c’è Cristo. Spunta l’alba, e appare Gesù stesso, pronto a sfruttare l’insuccesso della pesca notturna, per far sì che i discepoli  comprendano che il legame di tutto è lui. I due di Emmaus, che portavano vagabonda la loro delusione e la propria tristezza,  ebbero da trattenere Cristo, se volevano coordinare e capire, mentre ora è Cristo che  interroga, domanda, facendo leva sull’insuccesso degli apostoli. Egli per primo,  quasi beffardo, chiede ad essi se hanno  da mangiare. Non c’è cosa più indisponente  per chi è di mestiere e conta sulla propria caparbietà, fargli notare  l’incapacità, anzi la nullità. Ma ancor di più. Lo stesso Cristo sfida gli esperti pescatori, perché scelgano la sua via, che sicuramente cozzava contro la loro esperienza. Ma qui è la genialità umile degli apostoli, pronti  all’impossibile. Non vi era indizio di sorta da far credere probabile un mutamento per una pesca abbondante; ma sulla parola del Maestro, accettata gratuitamente con fiducia, facendo tacere ogni giudizio, non badando a nuova fatica, non muovendo ombra di dubbio, trovano il miracolo. Il miracolo, tuttavia, non riguarda le reti gonfie di pesci. Il miracolo è avvenuto prima, nel fatto di gettare le reti, unicamente sulla parola di Cristo. È l’educazione alla fede, è l’incontro tra la libertà di Dio e quella dell’uomo dove - attraverso un fatto - Cristo dà alla nostra vita nuovi orizzonti e premia la costanza del perseverare insieme nelle prove, essendo così  ognuno di noi prescelto, come Pietro, a confermare o meglio ad educare gli altri. È un’educazione, che s’è fatta conviviale fraternità nel pranzo, consumato alla mensa del seminario.   
Eraldo Pittori
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