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Perché ci fidiamo più della tecnologia che della reciprocità? PDF Stampa E-mail
martedì 31 gennaio 2012
Giovedì 19 gennaio nella sala di lettura della biblioteca del seminario diocesano il nostro arcivescovo ha convocato il presbiterio di Camerino – Sanseverino Marche per una giornata di ritiro spirituale. I due neo diaconi Mario Borioni e Giovanni Tarquini hanno guidato la celebrazione dell’ora media in apertura della giornata. Il pranzo ha unito tutti in serena fraternità nel refettorio del seminario attorno al vescovo e all'illustre ospite mons. Pompili.
 
domenico_pompili_camerino_1.jpg

Per la diocesi è stata una giornata memorabile perché ha avuto come ospite per l'intera giornata addirittura mons. Domenico Pompili, direttore dell'Ufficio Nazionale delle Comunicazioni Sociali e sottosegretario della Conferenza Episcopale Italiana. Al mattino ha tenuto la meditazione nel ritiro del clero e al pomeriggio con i corrispondenti de “L'Appennino camerte” e di Radio C1inBlu ha svolto una relazione sul silenzio e la parola nel contesto della festa di s. Francesco di Sales, patrono dei giornalisti. Al mattino la meditazione ha svolto il tema della tecnologia e della reciprocità. Ecco alcuni stralci e note sintetiche.
 

La tecnica e la verità

"L'interrogativo offre la possibilità di una riflessione su un tema che, in realtà, è vecchio come il mondo: il rapporto tra la tecnica e la verità o, in altri termini, come si rapportano la tecnica e la libertà dell'uomo. Già Marshall McLuhan, a partire dagli anni '60, aveva individuato con chiarezza l'idea che i nuovi mezzi sono sempre meno strumenti e sempre più ambiente. La domanda più sensata, dunque, non è come io uso questi linguaggi, ma come questi linguaggi usano me. Allora è veramente fuori luogo sia l'atteggiamento ingenuo di chi pensa che bisogna semplicemente prendere atto di ciò che avviene, sia di coloro che pensano di potersi sottrarre a questo cambiamento.
 

Comunicazione come linguaggio

La comunicazione non è la verità, ma è un linguaggio, che è molto più di un semplice strumento. La lingua, per poterla apprendere, richiede di abitare dentro questo spazio culturale. Ad ogni cambio tecnologico segue sempre un cambiamento di tipo antropologico. Ed è questo il motivo per cui la Chiesa ha sempre dedicato grande attenzione al tema del cambiamento dei linguaggi. La tecnica – così Benedetto XVI nella “Caritas in veritate” – è un segno dell'ingegno umano ed è una forma in cui si dimostra la signoria dello spirito sulla materia. Essa quando diventa comunicazione e linguaggio non può non interessare la Chiesa, che ha a cuore l'annuncio incarnato dentro una certa cultura". Non interessarsi dei cambiamenti tecnologici significherebbe vivere fuori dal mondo.   

Perché ci fidiamo più della tecnologia che della reciprocità?

“Ci aspettiamo molto perché, come sempre avviene nella storia dell'uomo, la tecnologia cambia le nostre abitudini, i nostri atteggiamenti, le nostre forme di conoscenza, la nostra relazione, perfino l'intelligenza della fede. Per questo la tecnologia è così seducente e ad essa si guarda sempre con grande attenzione. La fiducia quasi cieca nella tecnologia sta a significare per le persone, prive ormai di certezze, un qualcosa di certo, di rassicurante.
La tecnologia, che pur ci cambia, non è evidentemente in se stessa la spiegazione del reale; "se essa – continua il papa – diventa un a priori finisce per essere qualcosa di totalizzante". L'epoca moderna, a partire dal novecento, è stata segnata da una sorta di velocizzazione della tecnica. Il nostro territorio, nel giro di pochi decenni, è stato letteralmente trasformato dall'innovazione tecnologica (cfr. Gregorio VXI che lancia un anatema contro il treno avendo intuito che esso avrebbe portato “trasformazioni insidiosissime per la fede”).
 

Le ambiguità della tecnica

La tecnica produce inevitabilmente dei cambiamenti. Sta a noi operare un discernimento che sia capace di cogliere le ambiguità della tecnica, ma nello stesso tempo anche di disvelarne le risorse, le opportunità. Quanto più si conosce una determinata cosa, tanto più si evita o l'entusiasmo acritico o il pregiudizio cieco nei suoi confronti. L'elemento più problematico oggi è quello di ritenere che la tecnica sia la panacea, che con la tecnica del linguaggio e della comunicazione si risolvono i problemi del comunicare. Dobbiamo, invece, constatare che mentre è aumentata la possibilità di comunicare, decresce la capacità di comunicare. Nella nostra condizione di persone sempre "connesse" non è stata debellata la solitudine. La tecnica da sola non basta se dietro non c'è anche la variabile umana che fa la differenza. L'ambiguità sta nel fatto che l'aumentata capacità di comunicare non significa automaticamente maggiore possibilità di vivere rapporti di intimità. E' necessario allora creare momenti di continuità e contiguità tra l'on line e l'off line. Il territorio, anche nei piccoli centri di provincia, si è liquefatto e le relazioni si sono fatte più complicate. I nuovi sistemi di comunicazione permettono di fare una sorta di manutenzione alle relazioni a condizione che non venga censurato completamente l'elemento del faccia a faccia.
Altra ambiguità posta in essere dalla rete il mutato rapporto con il silenzio e la solitudine, necessarie per identificarci. Di fatto viviamo in una condizione in cui non ci sono più le pause, manca la capacità di saper interrompere. La tecnologia invade tutti gli spazi, sottraendoci alla nostra libertà.
 

Opportunità e possibilità

Opportunità e risorse della rete: luogo che crea condizioni per alcune opportunità.
1 – ritessere rapporti e legami.
2 – accorciare le distante spazio-geografiche.
3 – offre un linguaggio non semplicemente informativo, ma che si apre alla relazione (non sono importanti i contenuti, ma la relazione).
4 – opportunità di rigenerare il contatto affinchè giunga il messaggio.
5 – possibilità di avere un ritorno rispetto al messaggio lanciato, comunicazione biunivoca.

Possibilità introdotte dal linguaggio della rete:

1 – ci fa entrare in un mondo che dà la sensazione di essere misterioso
2 – spazio attraverso cui ritessere i rapporti e riconfigurare il territorio
3 – spazio in cui far riemergere le domande importanti intorno alla vita
 
 
Fabio Ubaldi
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